Interpol. Gli amanti delusi al faro

Interpol our love to admire
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Le recensioni sul terzo disco del quartetto newyorkese sembrano scritte da amanti delusi degli incontri amorosi con il proprio partner. Dopo l’indimenticabile primo bacio (Turn On The Bright Lights) non sono riusciti a far esplodere la passione.
Interpol our love to admireL’unica eccezione è quella di Bussolino che considera superata la prova grazie anche all’accordo con una major, all’uso di uno studio di registrazione per un lavoro continuativo sul disco e ad un produttore (Rich Costney – Muse) che <<ha arricchito la tavolozza sonora e ampliato la gamma di sfumature>>[1].
Tornando alle delusioni Marina Pierri tratteggia un album sostanzialmente di continuità che non va oltre una produzione che amplia certe sonorità e evidenzia la ritmica. La sola eccezione è The Lighthouse <<nebbiosa e quasi a cappella, osa ed illumina un disco che invece non osa>>[2].
Qualche evoluzione la intravede anche Pasini nella <<tastieristica Pioneer To The Falls che apre il lavoro e nella scheletrica e avvolgente The Lighthouse che lo chiude>>, ma si tratta alla fine di sola buona volontà [3].
Ancora più deluso Santoro che, pur convinto di capacità artistiche geniali, finiscono con l’accontentarsi <<di non far cantare, di non far ballare, di non comunicare>> [4].
Dopo aver posto l’accento sulla <<nuda bellezza>> della solita The Lighthouse, Benigni avrebbe voluto maggior coraggio <<da un gruppo cui le capacità non fanno certo difetto>> [5], e noi da lui (o dalla sua rivista) per le “quattro” righe scritte di cui consta la recensione.
Anche per Bertoncelli che non ha amato nemmeno i precedenti l’assenza di novità è il succo di questo disco. Rock <<crepuscolare e melodrammatico, che mescola ipnotismi Rem e Velvet più paraculaggini U2 con guizzi interessanti e il fiato corto>> e due soli pezzi da incorniciare: <<l’iniziale Pioneer To The Falls, dove Paul Banks si crogiola nel mito di Jim Morrison, e la lenta, ossessiva The Lighthouse>> [6]. E sono quattro!
E chiudiamo sempre sulla stessa lunghezza d’onda con Asquini che la descrive come <<un’altra prova sufficiente, dunque, eppure sospesa a mezz’aria, indefinita nel suo voler omaggiare il passato ammiccando a un futuro possibile>>. Nuovi scenari affidati a Wrecking Ball e Lighthouse (ma va? e siamo a cinque citazioni): <<Un celestiale fluire di chitarre, la voce di un Banks disturbata, la chiusura lenta e cadenzata in un finale da camera e il mantra psichedelico dell’ultima traccia sono forse il manifesto di quello che gli Interpol potrebbero iniziare a essere>> [7].
Non vi curate di noi e ascoltate!

Ciro Ardiglione

genere: rock
Interpol
Our Love To Admire
etichetta: Capitol Records
data di uscita: 10 luglio 2007
brani: 11
durata: 47:00
cd: singolo

[1] Elio Bussolino – Rockerilla 15 giugno/15 luglio 2007 – pag.50
[2] Marina Pierri – Blow up luglio-agosto 2007 – pag. 88
[3] Aurelio Pasini – Il Mucchio Selvaggio luglio/agosto 2007 – pag. 31
[4] Gianni Santoro – XL luglio 2007 – pag. 213
[5] Manlio Benigni – The Rolling Stones
[6] Linus – luglio 2007 – pagg. 108-109
[7] Alberto Asquini – ondarock.it

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