Gli incendi un altro grave sintomo di un Pianeta malato

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incendi

Ieri è tornato il Friday For Future e il pensiero è andato alle immagini infernali degli incendi che hanno devastato parte della California, dell’Oregon e dello stato di Washington. E senza dimenticare a quanto accaduto in Australia che a cavallo tra il 2019 e il 2020 vedeva bruciare un territorio vasto come quasi un terzo dell’Italia o a quanto accade in Amazzonia.

Le abbiamo già dimenticate. Qualcuno dirà che ci sono altre priorità, più o meno tutte collegate alla crisi generata dalla pandemia. Ma è un modo di pensare e guardare al nostro futuro del tutto sbagliato. Il nostro Pianeta arranca e se non ce la fa più a soccombere saremo anche noi. Occuparsi di ambiente riconvertendo il nostro modello di produzione e consumo, tra l’altro, è un’enorme opportunità di crescita come è stato scritto da molte parti.


Gli incendi allora: basta dare un’occhiata a quanto pubblicava su Twitter Cal Fire, il Dipartimento della silvicoltura e della protezione antincendio della California, per rendersi conto dell’enormità dei fuochi e della loro frequenza che hanno bruciato portandosi anche le vite delle persone e obbligandole ad abbandonare le loro abitazioni e le loro attività finite in cenere. I fulmini prima, il gran caldo insistente e il vento poi hanno reso possibile tutto questo.

Al 7 ottobre il sito del Cal Fire (che riguarda la sola California) dava questo aggiornamento: “Più di 16.500 vigili del fuoco continuano a lavorare per il contenimento di 22 grandi incendi e di un attacco a macchia d’olio esteso in tutto lo stato. Ieri i vigili del fuoco hanno risposto anche a 25 nuovi incendi, portando il pieno contenimento a tutti.
Dall’inizio dell’anno, ci sono stati oltre 8.300 incendi che hanno bruciato ben oltre 4 milioni di acri [oltre 16.000 kmq ndr] in California. Ad oggi, il numero totale delle vittime in tutto lo Stato è di 31 e oltre 8.891 strutture sono state distrutte”.
Non è solo la California ad essere stata colpita come dicevamo: in totale sono andati in fumo oltre 20.000 kmq, una superficie superiore a quella dell’intera Puglia, con morti, alcune cittadine andate completamente distrutte, aria irrespirabile e cenere in diverse città come Portland. E il 20% delle aree colpite erano state già colpite da incendi negli anni 2000.

La governatrice dell’Oregon, Kate Brown ha sostenuto la legislazione per affrontare l’intera gamma di problemi: «diradamento delle foreste, assunzione di più vigili del fuoco, definizione di nuovi requisiti per costruire case più resistenti al fuoco e – guardando al futuro – un programma cap-and-trade [1] sulle emissioni di gas serra che assicurerebbe che l’Oregon stia facendo la sua parte per combattere il cambiamento climatico» [2]. Occorrerà anche ritornare ad usare le tecniche di molti nativi (americani, australiani,…) che incendiano in maniera controllata piccole parti di foresta per poter evitare i disastri di queste settimane.

Le azioni a livello locale non bastano, è tutto il mondo che deve per esempio piantare alberi e ne servono svariate centinaia di milioni di ettari di foreste per raggiungere semplicemente gli obiettivi di Parigi [2].

Tornando alle foreste dell’Ovest e alla possibilità di ripristinarle «un recente studio pubblicato su Global Ecology and Biogeography, Rodman e colleghi del Servizio Forestale degli Stati Uniti e delle Università in Colorado, Arizona e Carolina del Nord si sono concentrati sulla fattibilità delle piantine post-incendio per due alberi comuni nelle Montagne Rocciose – pino ponderosa e abete Douglas – in diversi scenari climatici. In circostanze normali, gli incendi sono una parte dell’ecologia naturale di queste foreste, che hanno la capacità di rigenerarsi attraverso nuove piantine. Ma le circostanze di oggi non sono affatto normali. Lo studio ha concluso che se le condizioni nella zona diventano più calde e aride, come molti modelli prevedono, la resilienza forestale diminuirà a causa di riduzioni significative della densità delle piantine post-incendio» [4].

Il Pianeta da qualunque parte lo si guardi continua ad arrancare e le foreste sono necessarie per vivere. Invece oltre che ad essere sostituite per cementificare e per monocolture, bruciano.
Ciro Ardiglione

[1] un sistema per il controllo delle emissioni di carbonio e di altre forme di inquinamento atmosferico in base al quale viene fissato un limite massimo alla quantità che una data azienda o altra organizzazione può produrre ma che consente di acquistare ulteriore capacità da altre organizzazioni che non hanno utilizzato interamente la loro quota.
[2] Mike Baker, “After Years of Political Gridlock, Oregon’s Fire Disaster Brings new reality”, https://www.nytimes.com/2020/09/23/us/oregon-fires-politics.html, 23 settembre 2020
[3] Andrea Barolini, “Piantare alberi non basta. Per salvare il clima servono le foreste naturali”, https://valori.it/piantare-alberi-non-basta-per-salvare-il-clima-servono-le-foreste-naturali/
[4]Luna Shyr, “The Climate Isn’t Just Making Wildfires Worse. It Can Damage a Forest’s Ability to Recover at All”, https://www.motherjones.com/environment/2020/10/the-climate-isnt-just-making-wildfires-worse-it-can-damage-a-forests-ability-to-recover-at-all/, 5 ottobre 2020

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