Gli italiani di Londra attendono (fiduciosi) la Brexit

con i suoi 250.000 italiani residenti è la quinta città al mondo per numero di italiani dopo Roma, Milano, Napoli e Torino.

Da sempre meta elettiva per i nostri connazionali che si recano all'estero per motivi di studio e di lavoro.
Londra è città cosmopolita, multiculturale ed accogliente nei confronti degli italiani che qui lavorano, storicamente in molti nella ristorazione, ma tanti anche nella sanità, sono oltre seimila i medici che dopo avere studiato in Italia si sono trasferiti in UK.

Le ragioni di questa migrazione verso la Union Jack sono molteplici e vanno dalla numerosità delle opportunità lavorative offerte, al più alto livello delle retribuzioni, ad una tassazione più favorevole per il lavoratore, aggiungiamo anche i numerosi voli low cost che collegano molte delle nostre città con gli aereoporti londinesi ed una lingua “easy” che è possibile imparare in pochi mesi ed il gioco è fatto.

Abbiamo chiesto ad una nostra connazionale Cristiana Paolillo, 52 anni, che vive e lavora a Londra e che vanta esperienza pluriennale di lavoro all'estero prima in Olanda adesso in UK di parlarci della sua esperienza e di raccontarci di come gli italiani di Londra si preparano alla e quali sono i loro timori, sempre che ne abbiano.

Cristiana Paolillo Foto da Adelaide Cacace

Cristiana raccontaci per grandi linee quella che è stata la tua carriera professionale, mi risulta che tu sia una vera mente in fuga.
Ho terminato l'università in Italia, facoltà di Informatica, ed ho subito avuto l'opportunità di andare a lavorare in Olanda, prima all'ESA – Ente spaziale europeo, dove sono rimasta un anno poi in IBM, con quest'ultima azienda, che all'epoca era all'avanguardia nel mio settore, dopo alcuni anni ho avuto la possibilità di rientrare in Italia .
Mi sono resa subito conto che a parità di azienda la situazione in Italia era diversa perché diversa era la mentalità e l'approccio manageriale. In Italia ho dovuto constatare una mancanza di “Vision” aziendale di lungo periodo.
Nel 2016 a seguito di una ristrutturazione aziendale ho avuto l'opportunità di lasciare il lavoro con una buonuscita molto interessante.

Non avevi un lavoro quindi quando hai lasciato IBM, perché hai scelto di andare a Londra ? quali opportunità intravedevi?
In Italia ero arrivata ad un livello di responsabilità aziendale dove guadagnavo tanto, ma la tassazione sulla mia fascia di reddito mi portava via il 50% della mia retribuzione lorda, a Milano non riuscivo a risparmiare nulla. Ho scelto Londra ispirata dalla mia passione per i Beatles e perché li avevo una amica.
Ho cercato lavoro attraverso siti specializzati e Linkedin che qui è molto usato, sono stata contattata da una importante azienda americana che si occupa di progettazione software ed ho iniziato a lavorare per loro nel reparto ricerca e sviluppo a livello EMEA (Europa, Medio Oriente, Africa) .
Londra è una città cara, ma adesso grazie ad una minore tassazione sulla mia retribuzione riesco a risparmiare qualcosa.

Come hai vissuto il giugno 2016 ed il voto a favore della Brexit?
Non ho mai temuto per il mio lavoro perché conoscevo il tessuto sociale ed economico di Londra, una città dove se non ci fossero gli stranieri rimarrebbero scoperte moltissime posizioni.
Londra è una città senza muri dove il sindaco Sadiq Khan si sta spendendo molto perché la città venga percepita come aperta e rimanga un polo professionale altamente attrattivo.
Esiste in UK, nonostante il voto pro Brexit, una consapevolezza di quanto noi siamo essenziali per il funzionamento di tanti settori e ci si sta muovendo affinchè l'attuazione della brexit non produca una paralisi del Paese, ad esempio da marzo 2019 si può chiedere di diventare residente permanete senza attendere i 5 anni che sarebbero stati necessari con la precedente legge.

Quali sono i vostri timori come italiani, se ne avete? 
Come ti dicevo non abbiamo paura di perdere i nostri posti di lavoro, ma si tratta di timori sulla nostra piccola quotidianità che potrebbe cambiare: se e quanto cambieranno le tariffe telefoniche per il roaming internazionale, oppure sull'aumento dei costi dei nostri spostamenti o sull'aumento dei prezzi dei generi alimentari visto che UK importa quasi tutto. Ci consola però che la Ferrero abbia qui uno dei suoi stabilimenti; la Nutella per fare colazione almeno è garantita.

Cosa consiglieresti ad un giovane italiano alla luce delle tue esperienze professionali?
Studiare, imparare l'inglese e lavorare all'estero almeno due o tre anni per poi tornare in Italia, ma solo una volta raggiunto un buon livello retributivo per avere maggiore capacità negoziale.

ed in particolare che cosa suggeriresti ad un ragazzo o ad una ragazza del tuo paese di origine, Cava dei Tirreni?
Mi spiace, quando torno a Cava a trovare la mia famiglia, di vedere che tanti ragazzi sono spenti e senza entusiasmo a loro in particolare vorrei dire di vivere con un atteggiamento sfidante e con coraggio, ormai il mondo dove viviamo è interconnesso e globale e non bisogna avere paura di partire per fare nuove esperienze perché queste arricchiscono la nostra vita.

Facciamo un esercizio di “vision” come vedi il tuo futuro tra dieci anni? 
Vorrei acquistare una casa a Londra darla in affitto per ricavarci una piccola rendita e tornare a Cava dei Tirreni a vivere ed a godermi la vista del mare e poi finalmente viaggiare per diletto e non più per lavoro.

Londra è un incanto. Esco e pongo il piede su un magico tappeto giallo fulvo e mi trovo rapita via, nella bellezza. (Virginia Woolf)

Adelaide Cacace

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