Alfabeto letture alternative: Lidia Ravera

Gli scaduti Lidia Ravera
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“Il ritiro degli anziani dalle città aveva alleggerito l’atmosfera e ridotto il debito sanitario. Meno crape grigie, curve cifotiche, occhiali spessi, pance flaccide e seni cadenti. Come per un rinnovo degli arredi urbani c’era più bellezza umana in giro e passeggiare era un piacere per gli occhi.
I vecchi di prima, quella parte della popolazione che si situava fra i settanta e i novant’anni, o addirittura oltre, dato che la longevità era stata, nel disordine di prima, incoraggiata senza alcuna prudenza, erano stati allontanati in massa.”

Lidia Ravera, nata a Torino nel 1951, esordisce nella narrativa nel 1976 con il libro Porci con le ali, scritto a quattro mani con lo psichiatra Marco Lombardo Radice, consegnandoci un realistico ritratto dell’adolescenza di due post-sessantottini che diviene sorprendentemente un libro-culto e un successo editoriale senza precedenti.
copertina romanzo gli scaduti di lidia raveraDa allora Lidia Ravera scrive più di 30 romanzi oltre a sceneggiature, racconti, articoli, canzoni, testi per documentari e cabaret, monologhi e perfino un libro per bambini.

Gli scaduti, pubblicato nel 2015, descrive un inquietante futuro prossimo nel quale il Partito Unico al potere ha deciso che a sessant’anni si debba essere “ritirati” per lasciare spazio alle nuove generazioni. Il ritiro consiste nella deportazione in luoghi apparentemente ameni nei quali vivere sereni la restante porzione di vita che si rivelano ben presto una sorta di prigione nemmeno troppo dorata. Un romanzo distopico che, narrandoci le vicende di due protagonisti che trovano la forza di ribellarsi e che riescono a fuggire verso un futuro indefinito e pieno di incognite (in un finale che sembra citare quello del film Blade runner di Ridley Scott), ci instilla un profondo disagio perché riconosciamo, nella nuova realtà descritta, regole, atteggiamenti, pensieri che possono configurarsi come un drammatico quanto credibile sviluppo della situazione socio-politica nella quale viviamo.
E forse la ribellione dei protagonisti vuole essere un invito a noi lettori ad aprire gli occhi per tempo e ad agire perché il nostro mondo non si trasformi in qualcosa di paurosamente simile a quello descritto nel libro.

Torniamo al mondo reale con una valida alternativa.

Giuseppe Rizzo, Piccola guerra lampo per radere al suolo la Sicilia

“Io, il Gattopardo, quando qualcuno tira fuori qualche metafora dal Gattopardo per spiegare la Sicilia di oggi, a me viene subito da sputare per terra. Non lo faccio, non sta bene sputare a casa degli altri, però cerco di cambiare discorso.”

Giuseppe Rizzo, giornalista e scrittore nato ad Agrigento nel 1983, con questo suo secondo romanzo, pubblicato nel 2013, ci rende partecipi della sua personale rivolta contro gli stereotipi e i luoghi comuni con i quali si è soliti dipingere la Sicilia, complici autori come Tomasi di Lampedusa o Camilleri nonché film e fiction televisive. Non a caso il libro si apre con la perentoria affermazione: “La Sicilia non esiste. Io lo so perché ci sono nato”.
Protagonisti del romanzo sono tre trentenni che, come tanti coetanei conterranei, hanno lasciato l’isola per inseguire studi e lavori in continente e si ritrovano in vacanza nel paesino d’origine. Insofferenti alle quotidiane “minchiate”, cioè alle menzogne raccontate da sindaco, carabinieri e politici vari, sempre attenti al mantenimento dello status quo e sempre sottomessi al potere dei mafiosi di turno, decidono di dar vita a una serie di azioni punitive e dimostrative per scuotere le coscienze intorpidite degli abitanti e per ribellarsi finalmente al dominio dei “pidocchi”, come loro sono soliti definire i mafiosi locali.
Nel romanzo Giuseppe Rizzo alterna, con notevole abilità, un linguaggio colloquiale, colorito e sboccato, estremamente attuale e credibile, con il linguaggio locale, ricco di concessioni a termini e modi di dire dialettali. E, nel contempo, alterna il racconto delle vicende presenti al ricordo di eventi passati che motivano e giustificano l’operato dei protagonisti.
Un libro simpatico e divertente (come lo stesso titolo dimostra) che ci invita però a riflettere sulla possibilità, sul dovere forse, di ribellarsi al malaffare e di non arrendersi alle sopraffazioni e mistificazioni del potere.

GianLuigi Bozzi
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La stesura di questo Alfabeto non ha alcuna particolare pretesa.
Vuole solo essere un gioco, un espediente per ricordare e segnalare autori e titoli che ritengo validi.

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