Gli uomini non si sfiorano neanche con un fiore!

teatro
history 5 minuti di lettura

L’uomo dal fiore in bocca è l’atto unico più famoso di Pirandello. L’AISM, associazione italiana sclerosi multipla, sposa il tema pirandelliano e si lega a questo progetto teatrale messo in scena da Corrado Tedeschi che lo ha proposto sul palcoscenico del Palaterme di Fiuggi sabato 12 novembre.
AISM e FISM, Fondazione italiana sclerosi multipla, si impegnano per continuare a promuovere e finanziare la ricerca scientifica sulla malattia e le 25 euro del biglietto di entrata per lo spettacolo, sono davvero spese bene quando offrono cultura e allo stesso tempo grande speranza.
Seduti sulle nostre poltroncine, mentre in sala le luci sono ancora accese, gli spettatori continuano ad accomodarsi e di sottofondo c’è quel chiacchiericcio di attesa, si aggirano due strani personaggi, vestiti un po’ retrò, con un filo di matita nera sotto gli occhi, camminano tra le file della platea e ci osservano da vicino con un’aria tra l’inquietante e l’irrisorio. Quando ad un tratto compare anche Corrado Tedeschi, non sale subito sul palcoscenico, si sofferma lì di fronte la prima fila e comincia a chiacchierare con il pubblico. È un discorso molto rilassato, poco formale. Ci spiega un po’ il senso del suo spettacolo, facendo riferimenti prestigiosi da Gianrico Tedeschi a Pirandello stesso e poi spiega la questione degli eredi pirandelliani che vanno sempre aggiornati su ogni genere di rappresentazione che venga fatta sulle opere del loro prestigioso antenato. E i due personaggi che ci avevano pocanzi inquietati, sono due controllori, pirandellianamente fuggiti dalle rispettive opere per investigare sulla messa in scena di Tedeschi, per poter eleggere anch’egli “personaggio” all’altezza di quel genere. Proprio con questo pretesto che Tedeschi coinvolge il pubblico, a tratti anche direttamente, in una divertentissima lezione “semiseria” sui temi dell’essere e dell’apparire e su come le maschere contengano il seme della follia.

Ci parla di solitudine e di straniero. L’uomo che si nasconde sotto una maschera sociale scopre di essere nessuno e centomila a seconda di chi lo guarda. La presa di coscienza di questa frantumazione dell’io suscita nei personaggi pirandelliani smarrimento, dolore e inconsolabile solitudine. Attraverso le parole di Vitangelo Moscarda, nell’opera più famosa Uno nessuno e centomila, che Pirandello esprime chiaramente i due concetti:  “La solitudine non è mai con voi; è sempre senza di voi, è soltanto possibile con un estraneo attorno: luogo o persona che sia, che del tutto vi ignorino, che del tutto voi ignoriate, cosi che la vostra volontà e il vostro sentimento restino sospesi e smarriti in un’incertezza angosciosa e, cessando ogni affermazione di voi, cessi l’intimità stessa della vostra coscienza. La vera solitudine è in un luogo che vive per sé e che per voi non ha traccia né voce, e dove dunque l’estraneo siete voi. Cosi volevo io esser solo. Senza me. Voglio dire senza quel me ch’io già conoscevo, o che credevo di conoscere. Solo con un certo estraneo, che già sentivo oscuramente di non poter più levarmi di torno e ch’ero io stesso: estraneo inseparabile da me”.
Gli spettatori, bambini compresi, si lasciano coinvolgere attenti e divertiti, abbandonando i preconcetti spesso associati al teatro classico e disponendosi così ad assistere con animo assolutamente sgombro allo spettacolo.
L’uomo dal fiore in bocca” è tratto da una novella scritta anni prima e intitolata La morte addosso. La vicenda inizia in un esterno di caffè, la scenografia è scarna ed essenziale: due tavolinetti in ferro battuto con rispettive sedie, come quelli dei bar; la quinta rivestita da un lungo drappo bianco, illuminato sul fondo da una luce azzurrognola, semplice ed efficace, Pirandello non ha bisogno di troppi fronzoli per creare l’atmosfera giusta.
Di notte, nel locale adiacente alla stazione, un pacifico avventore sorseggia una bibita, aspettando il primo treno del mattino, dopo aver perso l’ultimo serale; un altro cliente comincia a parlare con lui, con un’insistenza crescenza, ironica e disperata, dimostrando la sua straordinaria capacità di cogliere fino in fondo i più piccoli aspetti della vita quotidiana, di “aderire con l’immaginazione alla vita degli altri, alla vita degli estranei intorno alla quale l’immaginazione può lavorare liberamente”, per sentirla “sciocca e vana la vita, cosicchè veramente non debba importare a nessuno di finirla”.

È il tema della morte che domina e incombe, una morte che prima ti lascia un fiore in bocca e poi ti dice che ripasserà fra otto-dieci mesi. Nel frattempo l’uomo in questione l’attende, osservando ogni cosa con sguardo ossessivo, attento al minimo particolare, vorace, ma anche ironico.
È lo sguardo di chi sa di avere poco tempo ancora per vivere, ma tempo sufficiente per riscoprire l’essenziale. Uno sguardo allucinato e chiaroveggente che ormai distingue in modo implacabile ciò che spesso noi tutti, nell’abitudine monotona e irresponsabile che la quotidianità induce, abbiamo sotto gli occhi senza neppure accorgercene: la vita.
Il testo, viene qui trasformato in un monologo allucinato e toccante, durante il quale l’attore e il personaggio attraversano con tesa inquietudine e divorante malinconia il paesaggio dell’esistenza: alla distrazione dei molti che non si accorgono di vivere si contrappongono la lucida acutezza e lo sguardo passionalmente attento ai dettagli di chi ha i giorni contati.
L’estenuante bellezza della vita, in ogni suo prezioso istante, diventa l’ossessivo tormento di un uomo che intraprende il suo ultimo amaro viaggio.
Uno spettacolo agile e compatto e proprio da questa coesistenza di due corde contrastanti, comica e tragica allo stesso tempo, risiede uno dei motivi dello straordinario successo di questo allestimento, che dopo diverse stagioni di ‘esauriti’ continua ad essere ancora riproposto a grande richiesta.

Annalisa Liberatori

newsletter mentinfugaIscriviti alla newsletter

-----------------------------

Se sei giunto fin qui vuol dire che l'articolo potrebbe esserti piaciuto.
Usiamo i social in maniera costruttiva.
Condividi l'articolo.
Condividi la cultura.
Grazie

In this article