Google Pay: un’altra fonte di informazione e reddito per Google

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Il capitalismo delle piattaforme continuano ad espandersi.Un numero di clienti sempre cescente usa le piattaforme digitali e sempre più mercati vengono aggrediti dalle multinazionali del web avendo a disposizione enormi masse di denaro, mai tassate a dovere, anche con la compiacenza di governi.

L’Italia è diventato il venticinquesimo paese in cui sarà possibile usare il metodo di pagamento Google Pay. Il sistema del gigante americano è già utilizzabile in molti punti vendita sia fisici che on line, grazie agli accordi fatti con il Gruppo Nexi (ex CartaSi), Banca Mediolanum, Widiba (la banca online di MPS), Hype l’app per i pagamenti di Banca Sella.

Android, don’t leave home without it (non lasciare mai casa senza …), parafrasando un vecchio sloga di una carta di credito (sarebbe più corretto di pagamento). Sono oltre settecentomila i punti vendita contactless. Sul web è già possibile pagare Booking.com, Ryanair, Vueling, Fexibus, Deliverro, Asos e prossimamente su Tim, Ibs, Mytaxi,..
Tra quelli fisici troviamo anche la società di trasporto ATM di Milano, gli Autogrill, i supermercati Esselunga Lidl e Bennet, le profumerie Douglas, l’abbigliamento di H&M, Leroy Merlin e McDonald’s. Qui basterà attivare lo schermo del cellulare e appoggiarlo al terminale del punto vendita. Le transazioni avvengono tutte usando un numero di carta virtuale per motivi di sicurezza.

Per poter pagare bisogna avere un sistema operativo Android dalla versione 5.0 in su e con WearOS, aver scaricato l’app (gratuita) e aver associato quest’ultima ad una delle carte di credito, di debito o prepagata (Maestro, Mastercard, Visa) emessa da una delle banche previste.

La multinazionale americana ha detto che il suo sistema non punta a sostituire le banche. A parte la difficoltà a credere che questa impostazione resti tale, vista la quantità di risorse disponibili: allargherebbero i confini del business e delle relazioni con i clienti. Comunque già con Google Pay aumentano le informazioni di cui la multinazionale già dispone. Informazioni utili per fornire modelli di comunicazione pubblicitaria sempre più sofisticata ed invadenti alle aziende che acquisteranno i loro servizi, e quindi rilevanti per aumentare gli introiti. Del resto Google Play come business model non prevede il pagamento di commissioni né ai negozianti e né ai rivenditori. Ma quando è stato chiesto come Google Pay si finanzi, le bocche sono rimaste cucite.
Ciro Ardiglione

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