Governo di unità nazionale: coro di no, ma Conte resta debole

Palazzo Chigi sede del Governo
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Non c’è nulla da meravigliarsi se Matteo Renzi e Matteo Salvini provano a disarcionare il governo giallo-rosso anche di questi tempi emergenziali. Quello che però riesce difficile accettare che ci siano commenti come quello espresso su Twitter, il 28 febbraio alle 9 di mattina, da Matteo Renzi: “Per il sesto giorno consecutivo ribadisco lo stesso concetto: la politica stia in quarantena. No gossip, no polemiche, no retroscena. Si lavori solo per aiutare le famiglie e le imprese. E lo si faccia insieme”. Una finzione visto il costante tira e molla, prescrizione e tanto altro come, sempre per rimanere a queste ore, lo scontro, per interposta persona leggi il deputato Luciano Nobili, che avrebbe voluto la guida della task force per l’emergenza il virologo Roberto Burioni che nei giorni passati era ben visto da Salvini a proposito delle critiche relative ai provvedimenti per restringere il contagio. adottate per contenere il contagio.

Ma veniamo a quello che è successo. Sorreggendosi sull’indubbia debolezza del governo, anche per scelte a dir poco contraddittorie, Matteo Salvini ha chiesto a gran voce un governo di unità nazionale. E con il pretesto dell’emergenza coronavirus ha ottenuto l’incontro con il Presidente della Repubblica. La sua idea è che si costituisca un nuovo governo, senza Conte, che poi porti al voto quest’anno. Un governo con tutti quelli che vogliono essere della partita e di quella partita, appunto avrebbe potuto esserci anche Renzi.
In qualche maniera c’erano già stati ammiccamenti sul tema, nel recente passato, quando lo scorso dicembre in occasione del voto sulla manovra economica il leader di Italia Viva si era rivolto al leader della Lega dicendo “Se davvero hanno voglia di essere seri e responsabili verso questo Parlamento, votino il piano shock sui cantieri. […] Quella che ha portato la Lega a immaginare un governo di unità nazionale guidato da Mario Draghi è una simpatica tarantella che merita di essere approfondita».

Innanzitutto con Sergio Mattarella non si è discusso di argomenti attinenti alla nascita di eventuali governi istituzionali, di unità nazionale ma più concretamente dell’urgenza sulla ripartenza economica e sociale del paese.

È inutile dirlo che dalla maggioranza giallo-rossa sono arrivate e arrivano risposte di diniego totale e di sostegno al Presidente del Consiglio. Una su tutte quella del ministro dell’Economia Roberto Gualtieri in maniera puntuale ha detto che «le possibilità che nasca un governo istituzionale sono pari a zero. Quando c’è un’emergenza non cambia il governo, ma le opposizioni semmai assumono un atteggiamento più responsabile».

Fratelli d’Italia attraverso Giorgia Meloni, la più vicina ideologicamente a Salvini ma che da settimane prova a moderare i termini per smarcarsi, ha chiuso le porte all’idea di un governo di unità sostenendo che il suo partito considera «il Governo Conte una esperienza fallita ed è pronto a presentare una mozione di sfiducia al governo per verificare se ci sia ancora una maggioranza che lo sostiene. Ma insistiamo nel dire che la soluzione per il dopo Conte, a nostro avviso, sono libere elezioni».

Non ci sono le condizioni e non è nemmeno pensabile ad un governo del Presidente, come governo di unità nazionale, come accadde con Monti, imposto da Napolitano, nel 2011. Ma il governo resta debole, perché è nato debole, perché Renzi è una spina nel fianco e perché è stata gestita, soprattutto politicamente e mediaticamente, l’emergenza sanitaria.

Andrea Colombo sostiene però che «in una situazione normale, le chance della proposta Salvini sarebbero molto vicine allo zero. Questa però tutto è tranne che una situazione normale e a mezza bocca persino qualche dirigente del Pd ammette che dire subito e con certezza un no definitivo, ove ci si trovasse di fronte a una crisi economica molto seria, non è possibile. Tutto dipenderà da due elementi, solo in parte intrecciati: la situazione economica e la capacità del governo di uscire con un’immagine credibile dall’emergenza sanitaria» [1]. E aggiungerei che alla caduta del governo, come ha scritto Eugenio Scalfari, «non sono escluse alcune altre convergenze individuali ma prestigiose: giornali quotidiani, giornalisti famosi, ricche famiglie che hanno poteri notevoli nello Stato e nella nostra economia» [2].

Salvini intanto è ripassato al suo mai tramontato cavallo di battaglia la lotta ai migranti e ai profughi dopo le notizie che arrivano dalla Turchia dove Erdogan ha aperto le frontiere verso l’Europa che resterà indifferente come resta indifferente il governo di Conte verso le richieste da più parti della cancellazione dei decreti sicurezza.
Pasquale Esposito

[1] Andrea Colombo, “Salvini chiama al governo d’unità e va da Mattarella”, https://ilmanifesto.it/salvini-chiama-al-governo-dunita-e-va-da-mattarella/, 28 febbraio 2020
[2] Eugenio Scalfari, “Orchestra d’arpe e tamburi”, la Repubblica, 28 febbraio 2020, pag. 32

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