Gran Bretagna e Germania in guerra

Gran Bretagna Londra Westminster
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Il fronte di guerra in Siria continua ad allargarsi e le forze in campo diventano sempre più numerose per pensare che morte e distruzione possano essere fermate in tempi brevi.
Purtroppo come ci dimostrano i precedenti interventi armati – Afghanistan, Iraq, Libia – la pace non arriverà. E l’aggravante, come ha detto a The Guardian il generale americano Mike Flynn, ex capo della Defense Intelligence Agency appena andato in pensione, è che non esiste nessun piano strategico, «tutto è incoerente e frammentario».

Il Parlamento tedesco approva la missione militare, fino a dicembre 2016, in Siria con un consenso quasi unanime (445  si su 598 presenti). Hanno votato a favore Cdu-Csu e Spd, contro i Grünen e la Linke, mentre pochi sono stati i dissidenti contro la decisione: 2 nell’Union, 28 nella Spd. La Germania si presenta all’appello con 1.200 militari, una fregata da difesa aerea e sei Tornado per rifornimento e per le ricognizioni senza sganciare bombe direttamente. Ma è un altro decisivo passaggio dalla struttura della Bundeswehr alla quella della Wermacht nel senso  di un esercito sempre più improntato alla guerra.

Chi invece ha già iniziata a bombardare è invece la Gran Bretagna che, un secondo dopo l’approvazione della Camera dei Comuni, ha inviato  quattro Tornado, decollati dalla base di Akrotiri,  a Cipro, con l’obbiettivo (centrato, a dire del ministero della Difesa) di colpire i pozzi il cui petrolio serve a finanziare lo Stato islamico.

Un dibattito duro e lungo dove si è arrivati, come ha fatto David Cameron martedì scorso, a definire coloro che si opponevano ai bombardamenti «simpatizzante dei terroristi».
Secondo la Bbc sono stati forse 67 i deputati laburisti che hanno votato a favore della richiesta del governo Tory guidato da David Cameron e contro la posizione del leader Jeremy Corbyn. Il si è arrivato anche dal Dup, gli unionisti nordirlandesi, e dai Liberaldemocratici. Nessuna defezione tra gli scozzesi dell’Snp. Si sono contati anche un po’ di defezioni tra i Conservatori.
Nonostante la retorica dei militari sulla particolare efficacia dei missili che equipaggiano gli aerei, i Brimstone, centoquarantamila euro cadauno, che individuano il bersaglio e sono in grado di seguirlo, «gli esperti concordano sul fatto che la partecipazione della Gran Bretagna ai raid in Siria non inciderà in maniera decisiva sull’economia generale della campagna aerea» [1].

Quella della votazione è stata la prima grande sconfitta di Jeremy Corbyn dopo la fenomenale conquista della leadership nel partito Laburista. Da allora è aumentata la passione politica e sono stati rimessi all’ordine del giorno temi che erano stati accantonati: disarmo nucleare, redistribuzione della ricchezza, nazionalizzazioni, servizi sociali. Temi che erano presenti in molti movimenti nel paese che in questi anni di stupida austerità e che le istituzioni avevano emarginato.

Corbyn in questa occasione ha dovuto concedere il voto secondo coscienza ai parlamentari per evitare problemi seri all’unità del partito e così Hilary Benn, ministro ombra degli Esteri e figlio del quasi-mentore di Corbyn,  Maria Eagle  ministro ombra della Difesa e il vice leader Tom Watson hanno votato con il Governo.

Intanto il clima favorevole alla guerra non sembra così sereno: secondo il sondaggio di Yougov, pubblicato dal Times, i cittadini britannici se prima erano per il 59% favorevoli alla guerra in Siria e per il 20% contrari adesso sono il 48% e il 31%.
Sabato prossimo, 12 dicembre, la coalizione Stop War ha convocato lamanifestazione nazionale Stop bombing Syria, nel frattempo cortei, presidi, “speaker corner” si diffondono e sostengono l’evento nazionale di Londra.
Pasquale Esposito

[1] Antonella Scott, “Londra vota sì all’intervento in Siria. E i Tornado Raf decollano nella notte”, www.ilsole24ore.com, 3 dicembre 2015

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