Gran Bretagna. Elezioni amministrative e caos politico

Regno Unito Londra
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Che in Gran Bretagna ci fosse un diffuso senso di frustrazione verso l’andamento della Brexit e sul modo in cui è stata gestita dai politici era chiaro da tempo. L’ennesima conferma arriva dalle elezioni amministrative di giovedì 2 maggio. I risultati segnano la sconfitta dei due maggiori partiti. Ma se per il Partito laburista si è trattato di perdere 63 seggi nei Consigli, i Conservatori della premier May registrano un’ecatombe perdendo 1.269 seggi. Le perdite sembrano essere direttamente proporzionali alle responsabilità sull’andamento della Brexit. Risultati attesi soprattutto per i Tories, ma Corbyn dovrà muoversi con decisione e chiudere la partita. Non solo, i laburisti hanno registrato arretramenti in alcune aree dove c’è una significativa presenza operaia come Hartlepool, Darlington e Burnley.

L’ipotesi elezioni anticipate con questi dati sfuma definitivamente, i due partiti maggiori uscirebbero sconfitti. Chi ha approfittato del malcontento sono stati innanzitutto i Liberali democratici che risorgono da un declino che sembrava irreversibile con un saldo positivo di 676 seggi, quasi il doppio della precedente tornata. Gli elettori sembrano voler trovare l’alternativa ai due maggiori partiti in un sistema dove il bipartitismo è tramontato da qualche anno.
Altro partito ad avere un ottimo risultato sono i Verdi che si ritrovano con 11% di consensi e un saldo positivo di 185 seggi, più che raddoppiando la loro presenza nei Consigli. Un’affermazione abbastanza diffusa su tutto il territorio, quindi facendo progressi sia in aree urbane che in quelle più periferiche e che forse è anche figlia dei movimenti a favore di una decisa svolta ambientalista come dimostra la diffusione della dichiarazione di “emergenza climatica”.
Il malessere nei confronti delle forze tradizionali incapaci di risolvere il problema più importante nel paese è leggibile anche dal fatto che 285 seggi in più sono finiti in tutti quei partiti locali e con candidati indipendenti.

Gli attacchi a Theresa May si moltiplicano, come pure le richieste di dimissioni come ha fatto in Galles un consigliere uscente. All’interno del partito si sta facendo strada anche la richiesta di cambiare le regole per poter dimissionare in tempi brevi la premier.

Martin Fletcher, sulla rivista politica New Stateman, qualche settimana fa scriveva, in un feroce atto di accusa contro chi a voluto senza regole il referendum: «Un governo che non è più capace di governare. Un paese sinonimo di caos. Diviso. Centinaia di migliaia di britannici che chiedono la cittadinanza di altri stati dell’Unione europea. Industriali che urlano di rabbia e frustrazione. Parlamentari che hanno bisogno della protezione della polizia. Gente che fa scorta di viveri e medicine. Un dibattito pubblico avvelenato. Famiglie spaccate. Amicizie rovinate. L’esercito pronto a intervenire in caso di disordini. […]. È una situazione grottesca e disastrosa, un epico atto di autolesionismo provocato non da una guerra o da una catastrofe naturale ma dalla stupidità» [1]
Una situazione politica che queste elezioni amministrative fotografano e confermano che non sembra avere vie d’uscita.
Pasquale Esposito

[1] Martin Fletcher, “Tutti i colpevoli della Brexit“, New Stateman, Intenazionale, 5 aprile 2019, pag. 18

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