Grazia Verasani: Senza ragione apparente

Verasani Senza ragione apparente
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Ancora un’inchiesta di Giorgia Cantini in una Bologna distratta: grandi dolori, grandi paure e grandi incomprensioni Il suicidio di due adolescenti apre la strada a mille ipotesi.

Premessa (non conclusiva)
Se fossi costretto, seguendo una moda che non posso e non voglio amare, a racchiudere l’ultimo romanzo di Grazia VerasaniSenza ragione apparente – in un unico aggettivo, credo che lo definirei, certamente, un romanzo “coraggioso”.
Non so se a quel punto, avendo scelto un gioco avaro di parole, mi sarebbe consentito di spiegare la mia scelta, o se essa si porrebbe lì – secca – in mezzo a tante altre.
In questo luogo, ancora per adesso, sembra esserci l’adeguato spazio per rendere conto dell’aggettivazione.
Il romanzo è, prima di tutto, ma non solo, coraggioso, perché Grazia Verasani, attraverso l’ennesima indagine di Giorgia Cantini, si spinge a esplorare il complesso mondo degli adolescenti, narrando due suicidi e mostrando il volto oscuro di famiglie malate e stanche.
La trama dell’inchiesta, in una Bologna rarefatta e distratta, s’interseca con l’esistenza di alcuni dei protagonisti, miscelando sapientemente le scene di “gruppo di famiglia in un interno” con quelle pubbliche dei luoghi di lavoro, di studio e di svago.
Giorgia Cantini è il collante fra questi diversi spazi e fra le situazioni in cui si trova coinvolta, anche emotivamente.

Citazione 1
“Sì, certo,” e mi fronteggia con uno sguardo velato dalle lacrime. “Crede che stia farneticando? E’ facile impazzire quando ti muore un figlio…Da otto mesi dormo solo se prendo dei sonniferi e appena mi sveglio mi domando perché sono ancora qui.” Intreccia le mani in grembo e guarda a terra. “Perdere un figlio è…è…è semplicemente perdere tutto. Ma se qualcuno gli ha fatto del male, io devo saperlo.”
Annuisco lentamente. “Farò quello che posso.”

Misterioso appare il mondo dei giovani adolescenti anche a chi li scruta da presso ogni giorno: genitori, docenti, educatori non sembrano capaci di entrare in comunicazione con i ragazzi di oggi o di percepirne i reali bisogni e le reali fragilità.
Giorgia Cantini s’immerge in questa inchiesta, vissuta quasi come una sfida personale al tempo che passa, al solco che si scava con le nuove generazioni, al figlio mai avuto, alla musica che diventa sempre più lontana dalla sua.
Giorgia Cantini ha, però, su tutti gli altri personaggi che appaiono sulla scena, un grande vantaggio: è una donna disillusa dalla vita che non ha perso il rispetto per le illusioni. Non appaia contraddittoria questa frase, questa notazione.
Quello che emerge dalla sua inchiesta sui suicidi di due ragazzi, che frequentavano la stessa scuola, è un mondo degli adulti depresso e deprimente che elabora strategie di semplificazione per regolare il difficile rapporto con i propri figli e gli adolescenti in generale.
Gli adulti tentano di riportare i figli a sé, travolgendoli con i propri modelli o con i propri desideri, senza mostrarsi mai davvero capaci di ascoltare quelli dei ragazzi, senza entrare mai davvero in comunicazione con le loro ansie più vere e con le loro paure più paralizzanti. L’impressione è che non abbiano voglia di capirli davvero, e che mascherino questa mancanza di volontà, con la difficoltà, la distanza e la chiusura.
I genitori di questa trama sono troppo presi da se stessi, troppo narcisi per amare davvero, troppo giovani per abdicare e troppo vecchi per regnare.
Questi genitori sono, in altre parole, inconsistenti e lo sono con due drammatiche e opposte strategie: troppo presenti, troppo amici, troppo presi dal desiderio di vedere i figli come un prolungamento della loro giovinezza; troppo lontani, troppo convinti del loro ruolo, troppo convinti di essere nel giusto.
Il risultato finale sembra purtroppo non cambiare: sono i ragazzi a essere soli.
Le colpe dei padri ricadono ancora una volta sui figli, con un esemplare senso di tragicità dell’esistenza che non consente fino in fondo di separare i colpevoli e gli innocenti, i cattivi maestri e i profeti di sventura, i mandanti e gli assassini.
In fondo, mentre la storia volge alla fine, una luce sfreccia veloce, una dolcezza inattesa si mostra per pochi istanti coinvolgendo Giorgia Cantini in un pianto che è insieme liberatorio e piacevole: l’amore, quello semplice, quello immediato, quello inatteso che un giovane ragazzo sa vivere, riporta la luce nel mondo e indica che il futuro è sempre lì a portata di mano.
Altro non possiamo e non vogliamo svelare. Segua, il lettore, la storia per avere maggiori elementi.

Citazione 2
Resto seduta, immobile, col cellulare in mani. Ci sono momenti in cui vorresti urlare ma hai le corde vocali bloccate, e ti senti come un pianoforte su cui uno strimpellatore pigia i tasti a casaccio, pestando sul pedale della sordina.
Dentro hai questa accozzaglia di suoni compressi, dissonanti, che non trovano via d’uscita. Rabbia, confusione, l’istinto di tapparti le orecchie anche se, fuori, il silenzio è assoluto.

Se la nostra è davvero, secondo la fortunata e abusata formula di Zygmunt Bauman, una società liquida in cui prevale la paura, possiamo dire che lo scrittore è una sorta di subacqueo o di palombaro che si tuffa nelle acque per indagare il mondo e comprendere le paure che si celano.
Le acque sono chiuse o aperte, mosse o apparentemente calme, di superficie o di profondità: lo scrittore, fatta la debita riserva di ossigeno, s’immerge in esse alla ricerca di ragioni, cause, storie e situazioni che ci aiutino a capire dove siamo, a che punto siamo, quanto male portiamo.
Così, alternando intuito e riservatezza, Giorgia Cantini ci conduce a scoprire che anche ciò che accade senza ragione apparente può e deve essere indagato, per rispettare il dolore di una madre e per dare sostegno alla sua ansia di risposte.

Citazione 3
Da tre giorni tutto è passato dalle mie mani a quelle della polizia. So che Scanna ha iscritto Pietro e Alex nel registro degli indagati e che sono entrambi a piede libero, in attesa del processo. Non ho dubbi sul fatto che l’onorevole Minoli convocherà un principe del foro per la difesa del figlio, lusso che Speranza non credo potrà permettersi. Le differenze tra quei due ragazzi diventeranno lampanti, la loro amicizia subirà un duro colpo. Penso a loro come a due letti gemelli separati da un comodino. Due ragazzi sbandati dentro a una guerra in cui saranno gli adulti a decidere anche il destino dei sentimenti che provano l’uno per l’altro.

Antonio Fresa

Grazia Verasani
Senza ragione apparente
Feltrinelli, 2015
Pagine 208, € 13,00

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