Grecia: legalizzato il matrimonio tra persone dello stesso sesso

matrimonio omosessualità omofobia

La “torna all'antico” per progredire nei diritti soggettivi, di rango universale, inalienabili e fondamentali della persona [1]. S'apprende che la Grecia è il primo Paese ortodosso a legalizzare il matrimonio tra persone dello stesso sesso: la Grecia si sta muovendo con determinazione lungo la strada dell'accettazione di idee e pratiche, non tradizionali, di relazione tra cittadini europei – nonostante parte dell'opinione pubblica sia contraria all'azione sui diritti civili dell'UE sostanzialmente favorevole. In questo contesto, il Parlamento greco ha approvato una Legge che legalizza il matrimonio tra persone dello stesso sesso. «Si tratta di una pietra miliare importante nel campo dei diritti umani, che riflette la Grecia di oggi: un paese progressista e democratico, impegnato con passione nei valori europei», ha affermato il Primo Ministro greco Kyriakos Mitsotakis. Ora entrambi i genitori dello stesso sesso possono essere riconosciuti come genitori legali.

Le relazioni omosessuali, nell'Ellade ancora tribale, prepolitica, sono state mezzi pedagogico-sentimentali, esclusivamente maschili, utili per fuoriuscire dall'età adolescenziale essendo la società organizzata in classi di età e l'accesso a quella successiva avveniva tramite riti di passaggio quali la “segregazione” dei giovani, dapprima in compagnia di un adulto che svolgeva il duplice ruolo di educatore e di amante, successivamente, quello della “rinascita”, nel quale i giovani ricevevano l'equipaggiamento militare e accedevano definitivamente all'età adulta. L' aveva un valore iniziatico e di crescita e permetteva d'acquisire un doppio status: i neoadulti divenivano, a loro volta, formatori ed amanti degli individui maschi delle nuove generazioni, non disdegnando d'essere contemporaneamente mariti e padri.

Dunque, nell'antichità, i popoli della Tessaglia meridionale, e poi anche dei popoli abitanti più a sud, prima ancora del 6° secolo a. C. – le poleis greche lentamente si sviluppano particolarmente tra l'8°secolo a. C. e l'arrivo dei Romani e la Filosofia nasce subito dopo, nel 6°-5° secolo a. C. – in tutta la Grecia le relazione di genere erano, di norma, prevalentemente bisessuali non rientrando affatto nelle interdizioni repressive sacrali. Nessun motivo di equivoco o di disagio generava, al tempo, la promiscuità sessuale; con significato specifico, nell'Antropologia evoluzionista del secolo 19°, fu considerata la presunta condizione basilare per lo sviluppo del matriarcato, in cui i rapporti sessuali non sarebbero stati ancora regolati da norme di scambio matrimoniale [2].

La Grecia contemporanea va ben oltre quella relativa “tolleranza” – frutto indigesto dell'ipocrisia moralistica – con cui oggi si guarda all'omosessualità; un atteggiamento molto recente che funge da spia rivelatrice di una robusta ed esagitata resistenza subculturale. Se sul piano storiografico si afferma che l'omosessualità sia sempre esistita, in qualsiasi società e indipendentemente dalla diversità di comportamenti e giudizi che a essa si opponevano, tuttavia, l'Occidente “tollerante”, nella maggior parte dei casi, ha giudicato con riprovazione e di frequente ha condannato severamente questa tendenza sessuale. La morale ebraica la vietava: secondo il Levitico (20, 3), un uomo che tiene con un altro uomo lo stesso comportamento che si usa tenere con le donne commette un peccato che merita di essere punito con la morte di entrambi. La morale romana non era più tollerante in proposito e l'omosessualità era oggetto di riprovazione e di punizione. Inoltre, il modello della Grecia antica, invocato dai difensori della ‘libertà' omosessuale, che attrae l'interesse (Michel Foucault 1976 [3], in particolare, sulle identità sessuali costruite culturalmente), anche a causa della sua complessità.

Durante il periodo compreso tra il 5° e il 2°secolo a. C., l'idealizzazione della bellezza maschile e lo status di inferiorità della donna, in modo particolare per quanto concerneva le attività intellettuali, consentì il riconoscimento della liceità dei comportamenti omosessuali maschili, nella misura in cui essi non costituivano un impedimento né al matrimonio né alla procreazione. Siamo quindi molto lontani dall'idea semplicistica secondo la quale nella Grecia classica vigeva una totale liberalizzazione dell'omosessualità.

Le controversie sul “genere”, con il portato di violenza e discriminazione, in fondo, hanno senz'altro origine dal fatto oggettivo che gli atti sessuali hanno diversi significati in differenti culture ed è performando questi atti che gli individui, alfine, conseguono un'identità che liberamente dovrebbe socialmente esplicarsi. Dunque, l'identità sessuale che viene assegnata ad una persona deriva dal significato che in una cultura viene dato agli atti sessuali che quella persona compie.

In Grecia, oggi, si arriva a chiudere un cerchio, ed è bene, ma proprio il “costruzionismo” di matrice foucaultiana, impiegabile come un utile framework teorico per analizzare le rappresentazioni della sessualità e delle pratiche sessuali, consente di comprendere l'arretratezza del mondo contemporaneo. Ad esempio, il film Brokeback Mountain (2005), diretto da Ang Lee con Heath Ledger e Jake Gyllenhaal, aiuta a comprendere il dilemma dei due personaggi protagonisti circa l'attuale persistente inconciliabilità tra il desiderio sessuale e la costruzione identitaria sessuale modellata dalla società, visto che la cultura occidentale considera ancora, nel complesso, tutti gli atti sessuali tra maschi come stigmatizzabili – in modo del tutto negativo – in quanto afferenti all'identità omosessuale [[4]]; questo è un prevalente costrutto culturale in auge, per quanto la legislazione possa arginare e rendere potenzialmente inoffensivo.

Certo è che con il provvedimento legislativo greco, il tema del matrimonio omosessuale, coinvolgendo il piano, definibile “sensibile, dei diritti fondamentali della persona nelle sue plurime declinazioni,  ha una valenza socio-culturale importante per la vecchia Europa, ostaggio di Viktor Mihály Orbán ed i suoi amici fraterni.

Si auspica che la legalizzazione greca del matrimonio tra persone dello stesso sesso possa alimentare un dibattito non circoscritto al livello giuridico, ma esteso a molteplici settori della società civile – da quello formativo-culturale a quello -economico-sociale e, infine, a quello politico – così da impegnare non soltanto le intelligenze, ma, in modo particolare, le coscienze di molti, sia nella dimensione collettiva, che individuale.

In Italia, l'esigenza, nata da una realtà sociale non conchiusa nei confini territoriali nazionali, di dare alle unioni omosessuali una formale regolamentazione giuridica ha interrogato la giurisdizione approdando al vaglio della Corte costituzionale. Con la sentenza 15.4.2010, n. 138 (confermata da due successive ordinanze, l'ultima delle quali nel gennaio 2011), il Giudice delle leggi ha riconosciuto il diritto fondamentale delle persone dello stesso sesso di vivere liberamente una condizione di coppia, ma ha negato che la disciplina generale di siffatto diritto debba coincidere con l'istituto matrimoniale di cui all'art. 29 della Costituzione, nel significato ad esso attribuito dall'Assemblea costituente, sussistendo al riguardo ampia discrezionalità del legislatore. Decisione della Corte costituzionale che ha, poi, trovato sostanziale conferma nella sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo del 24 Giugno 2010.
Giovanni Dursi

[1] Accanto alla Dichiarazione universale dei diritti umani, tra gli strumenti giuridicamente vincolanti, occorre menzionare le convenzioni internazionali a livello universale: la Convenzioni sul genocidio del 1948; la Convenzione europea sui diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali del 1950; i due Patti delle Nazioni Unite del 1966, ossia il Patto sui diritti civili e politici e il Patto sui diritti economici, sociali e culturali.
[2] Studi approfonditi, divenuti dei “classici”, che informano utilmente su queste problematiche sono: Ch. Letourneau, L'évolution du mariage, Parigi 1888; J. Lubbock, I tempi preistorici e l'origine dell'incivilimento, Torino 1875; E. Westermarck, History of human marriage, Londra 1926; E. Crawley, The mystic rose, Londra 1902; J. J. Frazer, Totemism and exogamy, Londra 1910.
[3] Storia della sessualità (1976), -Vol 1. La volontà di sapere – Vol. 2 L'uso dei piaceri -Vol. 3 La cura di sé.
[4] Alcune indicazioni bibliografiche: A.R. Allgeier, E.R. Allgeier, Sexual interactions, Boston, Mifflin, 1985.
Asscheman, L. Gooren, Les hormones participent-elles au déterminisme de l'homosexualité et du transsexualisme?, Marseille, AIHUS, 1996.
Bayos et al., Comportements sexuels et SIDA en France, Paris, Inserm, 1998.
Boswell, Christianity, social tolerance and homosexuality. Gay people in Western Europe from the beginning of the Christian era to the fourteenth century, Chicago, The University of Chicago Press, 1980.
Ph. Brenot, Le génie et la folie en peinture, musique et littérature, Paris, Plon, 1997 (trad. it. Roma, Piemme, 1999).
Corraze, L'homosexualité, Paris, PUF, 1982.
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Deutsch, On female homosexuality, in R. Fliess, The psychoanalytic reader, New York, International Universities Press, 1949.
Michel Foucault, Histoire de la sexualité, Paris, Gallimard, 1976 (trad. it. Milano, Feltrinelli, 1984).
Sigmund Freud, Drei Abhandlungen zur Sexualtheorie, Leipzig-Wien, Deuticke, 1905 (trad. it. in Id., Opere, 4° vol., Torino, Boringhieri, 1970, pp. 443-546).
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Id., Massenpsychologie und Ich-Analyse, Leipzig-Wien-Zürich, Internationaler Psychoanalytischer Verlag, 1921 (trad. it. in Id., Opere, 9° vol. Torino, Boringhieri, 1977, pp. 261-331).
Kammerer, Homosexualité, Paris, EMC Psychiatrie, 1969.
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