Greta Van Fleet, quando cala il sipario.

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Ironia della sorte o forse gioco voluto è con il brano “When the courtain fallche la giovane band del Michigan si è presentata al pubblico italiano al Sonic festival di Bologna il 10 luglio scorso.
Quando cala il sipario” la scelta per testare i circa 15 mila spettatori nella “buca” di Parco nord, e direi un grande successo, tutti a cantare a squarciagola.
Che guasconi i Greta Van Fleet, dai loro vent’anni scelgono una track che parla della fine di una star hollywoodiana, geniale arroganza.

L-R: Jake Kiszka, Josh Kiszka, Danny Wagner, Sam Kiszka

Ma al di là della cronaca spicciola del concerto, devo dire che erano anni che la mia generazione, quella degli appassionati rockettari non aveva una curiosità così forte nell’andare a toccare con orecchie quanto sentito nell’album d’esordio dei Greta. Ed infatti appena saputo della data bolognese abbiamo organizzato una bella spedizione di amici over 50 reduci dai concerti della stagione hard rock/metal: AC/DC, Scorpions, Iron Maiden, Deep Purple, Motörhead, Kiss, solo per citare i più noti…
Però avevamo all’epoca, ma possiamo dire fino ad oggi, la sensazione di essere degli sfigati arrivati sempre tardi ai grandi appuntamenti della storia del rock ed essere insomma fuori dalla storia.

Ci siamo dovuti accontentare dei racconti del cugino che ha visto Jimi Hendrix, o del fratello del nostro compagno di scuola che era a Milano quando venne lanciata sul palco una molotov mentre Carlos Santana suonava (1977).
Insomma sempre tardi per noi, anche quando andammo a vedere gli AC/DC a Nettuno a metà degli anni ’80 in fondo era il secondo album dopo la morte di Bon Scott che per era un assoluto mito. Oppure sentire i Deep Purple con Ian Gillan ormai quasi afono rispetto alle sue acrobazie vocali giovanili.

Beh, ci siamo detti, stavolta non ci ciulano, a 50 anni abbiamo l’occasione di vedere e sentire dal vivo una band di ventenni con tutta l’energia di una rock band nel fiore della sua età e per nulla al mondo ci perdiamo il concertone.

Diciamo subito che mi sono piaciuti molto, senza dubbio alcuno, una conferma da tanti punti di vista.
Autentici, neanche per un attimo ho dubitato sulla loro goduria nello stare immersi nella loro musica. Josh in estasi canora mi ha ricordato Roger Daltrey degli Who in Tommy, occhi chiusi e tutto lo sforzo su una voce veramente prodigiosa. In epoca di Trap e auto-tune, un tesoro da mettere sotto tutela dell’UNESCO.

Inizio del concerto senza fronzoli, niente intro faraoniche o effetti speciali da kozzaloni del metal, ingresso sul palco a luci statiche e basse, camminando lentamente sul palco, lancio di fiori alle prime file. Love, Love, Love.

Cavi e solo cavi a collegare voce e strumenti, sarà anche un tocco di sano marketing ma ci sta tutto.

I tre fratelli Kiszka e Danny Wagner sembrano non avere nessun tatuaggio visibile, capelloni per tutti, tranne per il lead vocal Josh con un riccio ribelle ma sul corto. Abiti di scena in stile ’70 (rivisitati) ed un vedo non vedo dei corpi asciutti da ventenni sempre in tour per il mondo. Che invidia.

I super criticoni hanno subito accostato il nome della nostra boy band del rock ai Led Zeppelin, ma questi millennials in verità rivisitano con il loro stile e doti musicali discrete un genere classico di cui hanno solo sentito parlare dai genitori e visto su Youtube.
Attendo con ansia il loro secondo album dopo Anthem of the Peaceful Army, per confermare quanto di bello visto e sentito a Bologna.

Il rock è vivo, lunga vita ai Greta, cheers!

Zobie la Touch

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