Greta Xella, Anita je t’aime

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È un fumetto, è vero! Stiamo per raccontare di un fumetto, nient’altro. Ma non possiamo non premettere che la storia, almeno quella, non è propriamente leggibile sempre in modo diverso, come invece sta scritto in quarta di copertina. I fatti restano fatti e, come diceva qualcuno di più autorevole rispetto a noi, i fatti hanno la testa dura. Inoltre ieri, 27 gennaio, è stato il Giorno della Memoria a ricordarci di non accettare che fatti terribili siano con tanta facilità accaduti o possano accadere di nuovo.

La quarta di copertina di Anita je t’aime

In questa recensione, però, perdoniamo Greta Xella per aver inventato un po’ di storia con Anita je t’aime, l’eterno rincorrersi di due rivoluzionari. Possiamo farlo oggi? Sì, perché, al di là di quanto assurdo possa sembrare, il romanzo grafico gioca del tutto a favore di quanto premesso: ci aiuta a rintracciare nella tenacia di un’ideologia qualsiasi, nell’ossessività di un pensiero, la nascita di ciascuna violenza, fisica o psicologica e pure di ciascuna manipolazione. Ci dice che la costrizione e l’ottundimento sono gravi alla stregua di un rapimento e minano la libertà dell’individuo, nascendo dalla paura e trasformandosi in violenza.
Apprezziamo dunque la rinascita di un’Anita Garibaldi qualsiasi, dopo la sua morte, per diventare un’icona utile ai nostri giorni, che osservi le battaglie e si chieda quali semmai siano necessarie ancora oggi. Come a smantellare l’immutabilità di certe statue equestri al posto di una vittoria che sia piuttosto quella del ragionamento e della libertà, senza immolarsi né immolare, senza nulla sacrificare. Come a dirci che certe ideologie sono pesanti e ci condizionano tanto quanto potrebbero farlo dei manipolatori mascherati da amanti, da amorevoli familiari, da detentori di un sapere e quindi di un potere.
È così che ci disorienta la stretta amicizia tra Bakunin e Marx, il fatto che Bakunin e Anita siano fratello e sorella, che Anita e Garibaldi abbiano una figlia di nome, non a caso, Penelope.
Anita, segretamente incinta, lascia Garibaldi. Cavalca fino in Germania e si lascia ospitare da una famiglia di sconosciuti, accolta con corrisposta fiducia, partorisce nella loro casa e accetta di essere aiutata per proseguire nel suo percorso di liberazione non privo di continui ostacoli. Raggiungerà Bakunin che scopriamo essere suo fratello, uno che professa come lei idee libertarie ma, a quanto pare, molto meno forti e meno oneste di Anita: lei, con occhi fieri e fiducia parla chiaramente dei suoi obiettivi e agisce nella stessa direzione, mentre Bakunin?
Poi incontriamo Marx con la sua barba bianca, amico caro di Bakunin, che si innamora di Anita mostrandosi possessivo e cercando da lei sempre più attenzioni nonostante il suo dissenso.
Altre avventure e nuovi personaggi accompagnano la protagonista del romanzo grafico fino alla conclusione in cui scopriamo quale forma di amore sia la più bella secondo Anita, quale la più sincera secondo il nostro punto di vista, quale la più onesta stando alle premesse e, infine, chi sembrerebbe incarnarla.

In quale città e in che data? Sarebbero le domande doverose di uno storico in gamba, ma da lettori di fumetti quali abbiamo scelto di essere in questa situazione, possiamo forse lasciarcelo sfuggire, poiché restiamo colpiti piuttosto dalla grandezza florida e provvidenziale degli splendidi girasoli che incorniciano le scene finali. Emozionanti.
È possibile dire tutte queste cose attraverso un graphic novel così irriverente, che si ruba il diritto di stravolgere fatti tanto importanti per la nostra memoria nazionale e europea? Sì, se con l’attenzione, la delicatezza e la pulizia del tratto e del carattere della giovane Greta Xella la quale, inoltre, iscrive la sua storia dentro un progetto più ampio di cui fa parte Il grande sgarbo, l’Italia non è mai stata unita (Effequ, collana Illustri, gennaio 2017) di Stefano Cardoselli. Questi disegnatori si sono messi in testa di stravolgere la storia, è grave, ma merita leggerne e comprenderne la finalità, divertendosi, giocando e, ça va sans dire, non scordando i fatti reali.
Adelaide Roscini

Greta Xella
Anita je t’aime, l’eterno rincorrersi di due rivoluzionari
Effequ
Collana Illustri
Novembre 2017
Pagine 128

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