Guatemala. Povertà e violenze sono le emergenze per il nuovo presidente

Guatemala bandiera
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Il 14 gennaio scorso in Guatemala si è insediato il nuovo presidente, Alvaro Colom Caballeros che aveva vinto al ballottaggio le elezioni con circa il 53% dei voti a scapito del conservatore ex capo dell’intelligence dell’esercito Otto Perez Molina. Colom è un imprenditore tessile sostenuto dal partito di Unidad nacional de la esperanza (Une) espressione della sinistra moderata del Paese. Al primo turno molti erano i candidati e tra gli altri anche l’ex premio Nobel per la Pace Rigoberta Menchù che però ottenne solo il 3% circa dei voti [1].

Tutta la campagna elettorale si è svolta in un clima di violenza quello stesso clima che, complice la povertà, attanaglia ferocemente tutte i luoghi e le giornate dei guatemaltechi. Ancora,  il 24 agosto il capo della commissione europea per il monitoraggio delle elezioni affermava che gli omicidi erano superiori a quelli delle precedenti elezioni del 2003 e che la violenza avrebbe potuto inficiare i risultati finali [2].

La violenza diffusa in Guatemala è storia fatta di atroci dittature che hanno strangolato la popolazione civile e gli indigeni in particolare. Dal 1960 al 1996, data nella quale fu siglata la pace tra i movimenti della guerriglia e il governo,  sono morte o scomparse 250.000 persone. Una commissione di inchiesta ha accertato che il 90% dei crimini sono stati commessi dalle forze di sicurezza [3].
La violenza così invadente è connessa all’estrema indigenza e alla penetrazione del narcotraffico. Nel 2006, secondo il Ministero degli Interni, <<5.885 persone sono morte ammazzate. Di queste, 569 erano donne. Allarmanti anche le cifre del 2007: 4.620 morti, di cui 462 donne>> [4]. La situazione è allarmante per l’impunità sostanziale dei reati: solo due casi su cento sono investigati e quasi mai si arriva ad un processo[5].

Le organizzazioni criminali controllano il traffico di droga [6] che negli ultimi tempi è particolarmente cresciuto forse perché gli aiuti dell’amministrazione USA sono stati concentrati a favore del Messico tralasciando gli altri paesi centro americani (in tre anni 1,4 miliardi di euro contro 35 milioni di euro) favorendo così lo spostamento delle rotte in questi paesi [7].

Le organizzazioni criminali controllano l’emigrazione clandestina soprattutto verso gli Stati Uniti da dove sono stati espulsi nel 2007 oltre 18.000 guatemaltechi. E, oltre ad essere un grave problema umanitario,  quella dell’emigrazione è una questione economica perché se la Casa Bianca continuerà a inasprire la sua politica migratoria è messo a rischio il 12,5% del pil del Guatemala dovuto alle rimesse degli emigrati [8].

Le organizzazioni criminali controllano anche il traffico della adozioni che in Guatemala è di proporzioni inaudite e si fonda sull’estrema povertà dei genitori. <<Documentate da Casa Alianza, Ong statunitense che da anni combatte la violenza contro l’ infanzia in quello che risulta il primo Paese al mondo per adozioni pro-capite (nel 2006 ne risultano 4.496 su 15 milioni di abitanti) e secondo in assoluto dopo la Cina per quelle destinate agli americani>> [9].

Combattere la violenza e le organizzazioni criminali è stato uno dei temi della campagna elettorale e su questo fronte si sono impegnati il vincitore e la sua compagine politica. Ma non è certo dando in pasto all’opinione pubblica, sicuramente stanca e abituata ad una giustizia fai-da-te, il ritorno alla pena di morte che si potrà allentare la morsa di sangue che attanaglia il Paese[10].

La violenza è quasi sempre il risultato di una situazione socio-economica di estrema emarginazione. Un Paese di grandi sperequazioni dove il <<quattro per cento della popolazione concentra più del 50% dei consumi>> e dove <<il 58% della popolazione è povero, e il 23% estremamente povero>> senza dimenticare che <<il 2% della popolazione possiede quasi il 70% dei terreni agricoli>> [11].
L’occupazione riguarda il 28% della popolazione attiva e il 39,8% della popolazione ha un reddito inferiore a 1 dollaro al giorno e 16,2% dei bambini tra i 10 e i 14 anni lavora illegalmente. Il Guatemala è al 120° posto nell’Indice di di Sviluppo Umano. Drammatica anche la situazione dell’educazione: <<l’analfabetismo nella popolazione di oltre i 15 anni di età è del 41%, ma tra le donne è del 56% e nelle aree rurali del 77%>> [12].

La nuova dirigenza politica dovrà affrontare questi temi perché l’ingiustizia si respira e si subisce nell’aria della capitale e nei villaggi abitati dalle popolazioni indigene e perché i guatemaltechi saranno sempre soggetti al ricatto della strada breve della violenza per sopravvivere. E qualche dubbio sovviene sulla effettiva adozione di interventi che intaccano il modello delle relazioni economiche. Troppa continuità con il precedente governo e ministri che non sembrano adatti a tale svolta [13] senza contare che l’Une e gli altri principali partiti sono stati finanziati <<da almeno una delle grandi famiglie dell’oligarchia>>[14].

Il Guatemala, come tanti altri Paesi poveri,  necessita comunque del sostegno internazionale concreto per potersi risollevare. Un sostegno che non sia l’apertura dei mercati, dalle materie prime ai servizi finanziari, perché non risolve nè problemi ne ingiustizie.
Il ruolo dell’Italia è di un certo dinamismo e, nonostante qualche perplessità per il mancato coinvolgimento delle organizzazioni locali alla Conferenza sullo sviluppo locale e l’economia solidale, la vice ministra degli esteri Sentinelli<<ha insistito sulla volontà italiana di sostenere nella regione l’economia rurale delle zone indigene e l’economia tessile, oltre a ribadire che l’accesso al credito, a tassi bassi, è essenziale per le microimprese>> [15]. Magari non sarebbe male un coinvolgimento di aziende come l’Enel [16] che, rispettando ambiente e popolazioni, potrebbero incidere con maggiore determinazione nello sviluppo del Paese e accrescere le relazioni e gli interscambi tra i nostri mondi.
di Pasquale Esposito

[1] Wendy Ruano, Colom y Pérez, con 4.71 puntos de diferencia, prensalibre.com 11 settembre 2007; alle elezioni del 9 settembre hanno ottenuto voti 14 formazioni politiche e l’Une le vinse con oltre il 28% dei voti e circa un milione di preferenze per Colom. Per un’analisi dei motivi della disfatta, dopo l’entusiasmo iniziale, della Menchù cfr. Adalberto Belfiore, Domani al voto in Guatemala, lettera22.it, 8 settembre 2007. Belfiore citando un’analisi dell’antropologo Ricardo Falla fa riferimento all’assenza di un’organizzazione politica forte sul territorio, alla perdita di credibilità nei confronti delle popolazioni indigene che non vedono di buon occhio la sua fondazione, alla scelta in campagna elettorale di appoggiarsi ad un partito non suo (EG, Encuentro por Guatemala) che ha come leader un parente del candidato vicepresidente, viceversa aver rinunciato ad un accordo con l’Unità rivoluzionaria guatemalteca (l’ex partito della guerriglia), ma anche a non sostenere più l’accusa contro l’ex dittatore Efrain Rios Montt.
[2] Emilio San Pedro, EU alarm at Guatemala violence, bbc.co.uk 24 agosto 2007. Anche se non tutti direttamente riconducibili alle elezioni si parla di oltre cinquanta omicidi compresa la figlia quattordicenne di un candidato al Congresso. Fernan Gonzales riferisce che il partito più colpito è stato quello di Colom, cfr. Fernan Gonzales, Una campana violent, BBC Mundo, 7 settembre 2007.
[3] Martin Murphy, Bullets overshadow Guatemala ballot, bbc.co.uk 8 settembre 2007. Sono quasi due milioni le vittime “indirette” del conflitto armato e di queste il 75% indigene, cfr. fondazionegpiccini.org, gennaio 2008
[4] Stella Spinelli, Guatemala, svolta a sinistra, peacereporter.net 15 gennaio 2008
[5] Stella Spinelli, idem
[6] Si calcola che circa il 90% della coca colombiana passa per il Guatemala
[7]Alessandro Grandi, Più aiuti alla droga, peacereporter.net 22 novembre 2007
[8] Stella Spinelli, idem
[9] Alessandra Muglia, Guatemala, l’ asilo-prigione che vendeva bambini rapiti, Corriere della Sera 14 agosto 2007, pag. 19. La rete che consente questa tratta di neonati e bambini in tenera età è molto articolata e va da chi rapisce i neonati o fa “pressione” sulle madri povere per invogliarle a vendere, passando per le famiglie dove vengono mantenuti in attesa dei documenti, alla mafia di avvocati e notai guatemaltechi che produce la documentazione “pulita”, fino alle famiglie senza scrupoli che ottengono l’adozione. Il giro d’affari è stimato intorno ai 150-200 milioni di dollari. In verità dal 1° gennaio di quest’anno è entrata in vigore una nuove legge, più restrittiva, sulle adozioni e più vicina agli standard internazionali.
[10]Gabriele Carchella, Pena Capitale alle porte, la marcia indietro del Guatemala, lettera22.it 19 dicembre 2007. Colom ha promesso di reintrodurre la pena di morte decretando la fine della moratoria introdotta dal governo Portillo (2000-2004). Carchella nel suo articolo scritto di rientro da Città del Guatemala scrive di una <<minaccia onnipresente>>.
[11]Renaud Lambert, Non tutti in Guatemala sono ricchi capitalisti, Le Monde Diplomatique – Il Manifesto, settembre 2007, pag.5
[12]fondazionegpiccini.org, gennaio 2008
[13]Stella Spinelli, idem
[14]Renaud Lambert, idem, pag.4
[15]Sarah Di Nella, Italia e Guatemala, una conferenza per la cooperazione, carta.org 5 dicembre 2007
[16]In Guatemala Enel Latin America gestisce quattro impianti idroelettrici per 75 MW, enel.it. L’Enel ha recentemente investito nell’acquisto di tre centrali idroelettriche in Messico che <<porta i suoi asset di impianti a energia rinnovabile in America Latina abbondantemente oltre i 600 megawatt di potenza, ampliando le operazioni già avviate in Guatemala, El Salvador, Nicaragua, Costa Rica, Panama, Cile e Brasile>>, cfr. Federico Rendina e Laura Serafini, Bond Enel sfiora quota 2,4 mld. Rendimenti superiori al 5%, gli autori riferiscono anche di una buona redditività finanziaria delle centrali.

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