Guatemala. Segnali di crisi in un contesto sociale immutato

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Il Guatemala come molti altri paesi del Centro e Sud America sembra reggere meglio l’impatto della crisi finanziaria ed economica nel mondo industrializzato. Sebbene le percentuali di crescita restino positive sia per l’anno in corso sia per il prossimo, i dati sull’andamento mensile denotano un deciso rallentamento della crescita.
Un’elaborazione del Banco de Guatemala mostra una costante flessione a partire dal picco del settembre 2007 quando l’Indice Mensual de Actividad Economica (IMAE) segnava una crescita di circa il 7% mentre a settembre scorso era poco oltre il 3%.

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Guatemala. Per le strade di Città del Guatemala. Foto Claudio Testa
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Secondo un rapporto di luglio 2008 de l’Economist Intelligence Unit, nel 2009 il PIL guatemalteco dovrebbe crescere del 3,4%, una percentuale inferiore agli ultimi tre anni. La Banca Mondiale prevede per il 2009 un tasso di crescita di qualche decimo di punto superiore [1].

Ma di questi tempi bisogna fare molta attenzione alle previsioni a causa dei continui cambiamenti di rotta delle varie istituzioni e enti governativi. Alla plancia di comando si trovano gli stessi manager e leader che erano presenti prima della crisi e che non hanno saputo o voluto vedere lo scempio in corso.

Del resto, secondo il rapporto della Banca Centrale i dati reali relativi a settori produttivi come agricoltura ed allevamento, sfruttamento minerario, distribuzione idrica e di energia elettrica, commercio, industria manifatturiera, trasporto e comunicazioni subiscono frenate, mentre per l’edilizia si usa il termine recessione pari a -1,1% a fronte di un +12% . In tutto il primo semestre del 2008 si sono aggiunti altri 700.000 nuovi poveri [2].

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Guatemala. Pescatore del lago Atitlan. Foto Claudio Testasepara_didascalia.gif

Un altro segnale di decelerazione è dato dal valore delle rimesse degli emigrati che sono una parte significativa dell’economia del Guatemala (circa il 10% del valore del PIL) come in genere di tutte nazioni povere. A novembre 2008, il cumulato è pari a circa 4 miliardi di dollari una cifra maggiore di circa il 4% rispetto allo stesso periodo del 2007, ma se si confronta novembre 2008 con novembre 2007 abbiamo un calo dell’8,5% [3].

Il rallentamento è connesso strettamente alla crisi economica nei paesi industrializzati e negli USA in particolare dove, tra l’altro, molti guatemaltechi lavorano nell’edilizia uno dei settori più colpiti. Nel corso dei prossimi mesi è probabile che gli immigrati in tutto il mondo subiscano più degli altri, per la loro condizione marginale e per l’assenza di legislazioni a tutela, le espulsioni dal mercato del lavoro.

Comunque la valuta proveniente dalle rimesse potrebbe continuare a sostenere andamenti positivi che nelle analisi economiche fanno spesso dimenticare che il Guatemala resta un paese molto povero e dove l’indigenza è più vasta di quella che raccontano le cifre per l’enorme sperequazione tra la popolazione e ancor di più nei confronti degli indigeni che rappresentano il 70% circa degli abitanti.

Qualche dato invece che potrebbe far sperare in una migliore risposta del Guatemala alla crisi sono la solidità del sistema bancario e il livello del debito pubblico.
Analizzando il primo come per quasi tutta l’America Latina il livello patrimoniale rispetto alle attività è discretamente buono: 9,4% [4].

Situazione abbastanza tranquilla anche per il deficit di bilancio che si attesta oltre il 20% del PIL e posiziona il paese tra quelli meno indebitati. Tanto per fare un raffronto l’Italia da anni ha superato il 100%. Questa condizione secondo Humberto Lopez, Direttore economico per l’America Centrale della Banca Mondiale deve spingere il governo di Colom ad una politica espansiva con maggiori investimenti pubblici [5].

L’accordo per l’estensione del Sistema Generalizzato delle Preferenze dell’Unione Europea potrebbe essere un altro fattore di stimolo perché il Guatemala ottiene una corsia preferenziale per le sue esportazioni. Inoltre nel 2009 dovrebbero concludersi i negoziati per l’Acuerdo de Asociación tra i dell’Ue e le repubbliche centro-americane (Guatemala, El Salvador, Nicaragua, Honduras, Costa Rica).
Ma come spesso accade questi accordi possono portare a risultati contrari alle attese delle popolazioni come ha sostenuto, a margine di un incontro a Bruxelles nell’ottobre scorso, Luis Guillermo Pérez, segretario di Cifca (Copenhagen Initiative for Central America – rete di organizzazioni europee che sostiene condizioni migliori per l’America Centrale <<l’integrazione che si promuovere è quelle che interessa alle imprese europee e non ai popoli centro americani. [Con l’Ada] si possono compromettere in modo significativo diritti essenziali, come il diritto all’alimentazione, il diritto alla vita -attraverso il diritto alla salute-, quello al lavoro, se non si stabiliscono reali garanzia per i lavoratori e si può danneggiare ulteriormente l’ambiente…>> [6].

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Guatemala. San Antonio Aguas Caliente. Foto Claudio Testa
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Il 2008 comunque non ha visto una svolta effettiva della situazione interna dopo l’arrivo a gennaio di Colom. Infatti nonostante le promesse elettorali, nel primo semestre del 2008 i fatti di violenza sono addirittura cresciuti. E resta molto alto l’intollerabile fenomeno dei rapimenti e della tratta di bambini per le adozioni illegali come dimostra la felice conclusione del rapimento della piccola Esther Escobar[7]. Il paese ha inoltre perso posizioni nella graduatoria mondiale per l’indice di qualità delle istituzioni e continua a non riuscire a dare risposte concrete sui servizi fondamentali (scuola, sanità…).
Pasquale Esposito

[1] Humberto Lopez, Chief Economist for Central America of the World Bank parla di 3,7%-3,9% citato in Barbara Schieber, “World Bank recommends increased public spending in Guatemala”, www.guatemala-times.com , 13 Novembre 2008
[2] ICE, Rapporti Paese congiunti Ambasciate/Uffici Ice estero I semestre 2008
[3] Si tratta di elaborazioni del Banco de Guatemala
[4] Roberto Da Rin, “Le banche latinoamericane reggono l’impatto della crisi”, www.ilsole24ore.com, 9 novembre 2008
[5] Barbara Schieber, “World Bank recommends increased public spending in Guatemala”, www.guatemala-times.com , 13 Novembre 2008; la percentuale del debito pubblico cambia leggermente a seconda dell’Istituto a cui si fa riferimento;
[6] citato in “L’Unione europea cerca l’Eldorado in Centro America”, www.gennarocarotenuto.it, 10 Ottobre 2008
[7] Gennaro Carotenuto, “La storia di Esther e Ana scoperchia in Guatemala il traffico di adozioni illegali”, Gennaro Carotenuto, 25 luglio 2008

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