Guerra (commerciale) della Germania contro l’Europa?

Germania
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Barbara Spinelli dice tra l’altro che  “la crisi è una sorta di guerra, e in crisi è oggi il rapporto tra le nazioni europee, fondato com’è su reciproci sospetti, su risentimenti, sulla dialettica letale fra delitto e castigo, fra colpevolizzazione e espiazione. In tedesco Schuld significa colpa, e anche debito” [1].
I fatti sono semplici: il bilancio macroeconomico tedesco nell’ultimo triennio ha regolarmente registrato avanzi oltre il limite massimo dopo il quale si possono creare squilibri macroeconomici. Questa soglia pari al 6% del Pil a fronte del 6,5% registrato nell’ultimo triennio in Germania. Questo ha comportato l’apertura di un procedimento per infrazione davanti alla Commissione europea.
In questi anni la Germania ha accumulato avanzi di bilancia dei pagamenti correnti, dovuti a eccessi dell’export sull’import, derivanti dal fatto che essa è stata efficiente nell’esportare a fronte di  una domanda interna bassa. Il fenomeno è ancora molto attivo e di dimensioni preoccupanti: infatti come riporta l’ANSA l’indice delle esportazioni depurato dagli  effetti di stagionalità  e normalizzato sui giorni lavorativi  è salito a settembre su base mensile dell’1,7% dopo il +1% di agosto. In cifre assolute  un nuovo record con 20,4 miliardi di euro (il precedente di 19,8 miliardi era del 2008). Cifra pazzesca se si pensa alle polemiche Italiane per il reperimento dei 4 miliardi di  €  dell’IMU sulla prima casa o per l’aumento del punto di iva.


Germania. Berlino , Porta di Brandeburgo. Agosto 2011. Foto Cristiano Roccheggianisepara_didascalia.gif

Ma a partire dai fatti si sviluppano le congetture, influenzate dagli schieramenti politici ed economici. Per gli esponenti nudi e puri di area berlusconiana non c’è dubbio: la Merkel e la Germania stanno rovinando l’economia dei paesi della Ue. Berlusconi è stato spazzato via perché rappresentava un ostacolo. E  il surplus delle esortazioni sarebbe la prova dell’egoismo tedesco che “ignora la crescita zero dei suoi partner, impegnati in una partita mortale per tenere i conti pubblici sotto controllo e che non fa recuperare un posto di lavoro in una congiuntura in cui la disoccupazione è galoppante” [2]. La Germania ha creato un danno agli altri Stati dell’Unione perché esportando molto in essi, ha inciso sulla domanda interna, mentre importando poco da loro, non l’ha aiutata; e frena in tutti modi anche l’unione bancaria europea. Intanto le banche tedesche rastrellano liquidità sui mercati , spesso senza avere i fondamentali richiesti e le imprese tedesche continuano a pagano il denaro molto meno delle altre (anche quelle italiane).
Queste osservazioni sono moderatamente condivisibili. E se si deve convenire con il Nobel Paul Krugman, che le scelte di Berlino hanno aggravato la spirale recessiva e difficilmente porteranno l’Unione fuori dal fango della crisi, è indubbio che la Germania ha intrapreso con dieci anni di anticipo una via di riequilibrio e di riforme che ha migliorato i fondamentali l’ha reso competitiva. Per cui,  è vero che la crescita delle esportazioni tedesche rende accettabili le performance dell’Europa presa nel suo insieme, ma è altrettanto vero che questo significa riduzione della competitività per le aziende degli altri partner e maggior afflusso di capitali nei territori tedeschi. Anche perché la Germania agitando la bandiera  dell’austerity ha impedito una svalutazione dell’euro che avrebbe parzialmente contrastato, attraverso le esportazioni, il calo preoccupante del mercato interno.

Chi ricorda i fatti avvenuti dopo il ’45 con il piano Marshall, Bretton Woods e la remissione del debito di guerra degli accordi di Londra (1953) dovrebbe  auspicare, scelte future della Germania, simili a quelle fatte dagli Stati Uniti dopo il ’45. Questo significherebbe, per i governanti tedeschi, ricordando i benefici ricevuti, distogliere l’attenzione ossessiva dall’inflazione e mettere in atto misure a supporto dell’importazione, favorendo così l’export dei partner europei  per permettere, a Italia, Grecia ed altri, di ridurre il valore del proprio debito e – attivando un circolo virtuoso – incentivare ulteriormente  le esportazioni.
José Manuel Barroso  consapevole che il surplus tedesco riguarda il rapporto commerciale della Germania con il mondo,  ribadisce che  la Commissione Europea vuole capire se il surplus  ha un impatto negativo sul funzionamento dell’economia europea.
E mentre Olli Rehn commissario agli Affari monetari definisce il dibattito sull’attivo delle partite correnti tedesco “animato e semplicistico” ed “eccessivamente politicizzato“. Barroso si dice convinto che una maggiore concorrenza nei servizi aprirebbe il mercato tedesco ad attori stranieri e darebbe nuova linfa alla domanda interna, aiutando l’economia dei partner europei della Germania. Ci si auspica come minimo che i tedeschi, spendano e consumino di più. Ma basterà?
La Germania consuma poco per vari motivi; il paese sta attraversando una grave crisi demografica e soffre dell’incertezza politica ed economica. Il surplus viene limitato solo dalle partite correnti tedesche nei confronti degli altri paesi della zona euro per il fatto che molti partner europei, tra cui l’Italia, sono fornitori della Germania e hanno registrato un aumento delle loro esportazioni verso la Repubblica Federale negli ultimi anni.
È palese che le posizioni della Merkel eccessivamente protezionistiche  hanno frenato e continuano a frenare il rafforzamento dell’integrazione europea che le presenti difficoltà avrebbero potuto favorire. Certo è che alcuni settori dell’economia tedesca sono troppo protetti. Il Tesoro degli Stati Uniti ha apertamente accusato la Germania di essere un peso che impedisce la ripresa in Europa e nel mondo intero. Intanto i cambi flessibili fanno sì che il valore di cambio dell’euro aumenti.  Ai paesi in crisi non resta che una politica deflazionistica e l’unica compensazione è l’abbassamento dei salari, vista l’impossibilità di una politica di espansione. Mentre la contrazione dei consumi provoca chiusura di aziende e perdita di posti di lavoro, l’attenzione dei burocrati europei è concentrata sul rigore e il rispetto dei parametri, non sfugge  nulla; è notizia di ieri che  la prudentissima legge di stabilità italiana è stata bocciata dalla Commissione Europea.


Germania. Berlino , statua di Karl Marx e Friedrich Engels. Agosto 2011. Foto Cristiano Roccheggianisepara_didascalia.gif

Karl Marx aveva avvertito circa la tendenza dei produttori di ricercare nuovi sbocchi commerciali fino alla saturazione dei mercati da sfruttare. Ma non siamo alla saturazione e alla crisi definitiva del sistema capitalistico, anche se gli squilibri sono diventati insopportabili  e si rende necessario una svolta. I PIGS devono riconquistare credibilità  e reagire nell’area euro nel contesto del rafforzamento dell’idea di “EUROPA”. “Ridivenire veramente Stati sovrani, nel nostro continente, è possibile solo se l’Europa la si fa sul serio” per dirla con la Spinelli.

Francesco de Majo

[1] Barbara Spinelli, “Processo alla Germania rimasta senza memoria”, la Repubblica, 15 novembre 2013
[2] “Ue: Germania sotto indagine per eccesso di export”, www.liberoquotidiano.it, 13 novembre 2013

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