Guerra commerciale e incertezze sulla Brexit rallentano l’economia

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La prospettiva dell’economia mondiale non è sicuramente rosea. Non ci sono linee di crescitanuove, soluzioni alternative che rimetterebbero carburante allo sviluppo. Una concreta possibilità potrebbe essere la totale inversione di marcia in direzione di un’economia circolare. Ma per ora se ne vedono solo tracce sbiadite che non possono far pensare al sostegno.

Le nubi che continuano ad addensarsi dipendono da quello che potrebbe accadere con la Brexit soprattutto ora con Boris Johnson premier britannico e dalla guerra commerciale tra Usa e Cina debordata in guerra valutaria. È di poche ore fa la decisione di Pechino di ripagare gli Usa con la stessa moneta: nuovi dazi dal 5% al 10% per 75 miliardi di importazioni americane che verranno adottati con la stessa tempistica voluta da Trump per i suoi dazi e cioè una prima scadenza al primo settembre e la seconda al 15 dicembre. Trump, non più di qualche giorno fa, non si è mostrato preoccupato dichiarando che «stiamo procedendo meglio di qualsiasi Paese o area del mondo, i nostri consumatori sono molto forti». Anche se poi continua ad attaccare, senza nessuna considerazione dei ruoli istituzionale, Jerome Powell capo della Federal Reserve perché non abbassa i tassi di interesse per sostenere l’economia.

L’Europa sarà pesantemente colpita da questi due fattori anche perché la principale economia del Continente, quella tedesca, votata alle esportazioni in particolare verso gli Stati Uniti, sta già avvertendo i segni di questo rallentamento.
Infatti nel secondo trimestre il Pil della Germania è sceso dello 0,1% e a parere della Bundesbank ,l’economia potrebbe entrare in recessione  tecnica nel terzo trimestre dell’anno. Nel rapporto della Banca centrale si legge che “la congiuntura tedesca rimane debole anche nell’estate del 2019” e i due fattori di cui sopra sono parte integrante della spiegazione del calo insieme ad una contrazione nel settore edilizio.

Ma non ci sono preoccupazioni significative al momento tra gli esperti economici di Angela Merkel, come scritto da Der Spiegel, pur confermando la lieve decrescita. E conseguentemente non vengono previsti interventi per il rilancio. È anche vero però che su qualcosa si sta ragionando cisto che Bloomberg, riprendendo le parole del ministro delle FInanze Olaf Scholz, ha parlato di un possibile piano da 55 miliardi di euro per stimolare l’economia.

Considerato il pensiero di Trump non dovremmo attenderci niente di particolare dal blindatissimo G7 di Biarritz rispetto allo stato dell’economia mondiale, pur essendoci in agenda sia la Brexit che il commercio mondiale.

Intanto potremmo pensare che forse un rallentamento di un sistema economico votato alla sfruttamento di risorse potrebbe avere qualche risvolto positivo: meno danni all’ambiente e stimolo a trovare strade diverse da quelle intraprese finora come dicevo all’inizio dell’articolo. Ma su questo il pessimismo della ragione regna incontrastato.
Pasquale Esposito

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