Guinea. In attesa di democrazie a sostegno dello sviluppo

guinea bandiera
history 7 minuti di lettura

Le pagine di cronaca dei media occidenta hanno ripreso, per qualche giorno, ad osservare quello che succede in Guinea da quando, nelle scorse settimane, l’esercito ha iniziato a protestare violentementeper il mancato pagamento di arretrati datati 1996. Sono arrivati a sequestrare nel campo Alfa Yaya Diallo della capitale Conakry il generale Mamadou Sampil arrivato per negoziare [1].
I primi rapporti parlano di due morti e più di cento feriti nei giorni degli scontri. Molti osservatori sono preoccupati per questi eventi all’interno di un’instabilità politica e militare che dura da tempo in Guinea. E non sembra chiaro nemmeno a qualche diplomatico quale direzione potrà prendere.
Di certo le organizzazioni umanitarie hanno ridotto le attività e gli spostamenti nella capitale come confermato da Frank Bossant responsabile di Medici senza Frontiere nella capitale [2].
E non è la prima volta che i militari protestano per i loro salari come nel 1996 quando il presidente fu preso in ostaggio per alcune ore [3].
La protesta dei militari potrebbe non essere scollegata al licenziamento, avvenuto la settimana prima, del premier Lansana Kouyaté e sostituito con Ahmed Tidiane Souaré, ex-ministro delle Miniere e uomo vicino al presidente [4].
Kouyaté era stato nominato lo scorso anno alla fine di un lungo periodo, tra gennaio e febbraio, di proteste e scontri tra manifestanti dell’opposizione e forze dell’ordine e militari che provocò più di centottanta morti e migliaia di feriti in tutto il paese. Era l’uomo che avrebbe dovuto assicurare la legislazione necessaria allo svolgimento di libere elezioni dopo la conquista del potere, con un golpe, dell’attuale presidente Lansana Conté nel lontano aprile 1984 [5].
In effetti già dal 1993 ci furono delle elezioni dopo che fu ammesso il multipartitismo, ma Conté e il partito che aveva fondato per l’occasione (Party for Unity and Progress – PUP) hanno sempre mantenuto il potere grazie al controllo dell’esercito, dei media, dell’apparato statale il tutto sostenuto da un livello di corruzione elevatissimo.
All’inizio del 2007 ad avviare le proteste fu uno sciopero generale contro le aggravate condizioni di vita in cui si venne a trovare la popolazione dopo i rincari delle derrate alimentari e del prezzo del petrolio. Contro le manifestazioni in tutto il Paese, saccheggi e fenomeni di banditismo compresi, [6] non ci furono che risposte violente e pallottole lasciando il paese nel caos più totale e a rischio di una vera e propria guerra civile.
Le richieste erano per le dimissioni del Presidente e in generale del suo entourage incapace di risollevare le sorti economiche della nazione nonostante ingenti risorse naturali.
Le tensioni si allentarono alla nomina di Kouyaté con la promessa di giungere ad elezioni democratiche con regole condivise nel 2009.
Ma se da una parte le proteste militari sono rientrate dopo la promessa per il pagamento degli arretrati [7] e l’annullamento di un nuovo sciopero generale dopo l’impegno a collaborare con le parti sociali [8] il Paese resta in fibrillazione non solo per il licenziamento del premier ma soprattutto perché le condizioni di vita restano disastrose.
Con una popolazione di circa dieci milioni di abitanti in buona parte vivente in zone rurali la Guinea si trova al 160° posto su 177 nella classifica dell’Indice di Sviluppo Umano (un indice riepilogativo del PIL pro capite, del livello di alfabetizzazione e delle aspettative di vita, ndr) pubblicato dall’ONU e relativo al 2005,, ma che è cambiato granché visto la situazione di totale instabilità e impossibilità di crescita da allora.
In dettaglio significa che il PIL pro capite era di 2.136 dollari collocando il Paese alla 129a posizione, l’aspettativa di vita era di circa 55 anni con la 148a posizione e che solo il 29,5% dei maggiori di 15 anni hanno un minimo di istruzione [9].
Pur considerando il fatto che sono dati ufficiali fermi al 2004, quando si legge di altri indici che “segnano” la povertà si può comprendere quanto sia disperata la vita in questo lembo dell’Africa.
La probabilità di morire superati i quaranta anni è del 28,6%, il 26% dei bambini tra 0 e 5 anni è sottopeso, le persone che non accedono ad acqua potabile sono il 50% [10].
Per i due milioni di abitanti della capitale occorrerebbero mezzo milione di metri cubi di acqua, ma ne sono disponibili solo centotrenta mila per cui si ricorre ad ogni mezzo dal “rubare” acqua dai tubi, alle sorgenti o al mercato nero [11].
La Guinea, per completare il quadro, è anche ad uno degli ultimi posti della graduatoria dei paesi a più alto tasso di corruzione secondo Trasparency International.Tutto questo, come accade in tanti altri luoghi del mondo dimenticato, in un territorio fertile per l’agricoltura e ricco di ferro, diamanti, oro e in particolare di bauxite, il minerale necessario per la produzione di alluminio. Infatti si calcola che più di un terzo delle riserve del mondo siano qui e che potrebbero essere un motore per lo sviluppo del Paese e dei suoi abitanti.
Innanzitutto sembra esserci una tendenza di fondo nei Paesi africani, Guinea compresa, a rinegoziare gli accordi con tutte le compagnie, con attività estrattive e di produzione di materie prime, per tener conto delle mutate situazioni di mercato e grazie alla ripresa della consapevolezza da parte dei governi dei propri diritti [12]. Nuova linfa finanziaria utile a rimpinguare le casse strozzate da montagne di debiti.
Secondo il Fondo Monetario Internazionale nel 2008 gli investimenti nel settore minerario in Guinea dovrebbe spingere la crescita del PIL ad un +4,5% contro il modesto 1,8% del 2007. E gli investimenti dovrebbe avere gli stessi ritmi negli anni futuri tanto che al 2015 sui parla di un totale di 27 miliardi di dollari [13]. E le prospettive del mercato dell’alluminio per i prossimi dieci anni sono positive e nel dettaglio la domanda dovrebbe crescere al 6% annuo fino al 2011 trainata dalla domanda cinese, come aveva dichiarato Tom Albanese, il boss della Rio Tinto una della multinazionali del settore [14].

Ma la storia africana e della Guinea stessa non lascia intravedere che il fiume di profitti, per lo sfruttamento dei giacimenti, attraversi le terre delle comunità locali. Nei trentasei anni trascorsi le popolazioni vicine ai siti minerari non hanno potuto essere della partita, anzi l’inquinamento di terre per le coltivazioni e delle acque ha aggravato le loro condizioni.
Se è vero che il governo sta rinegoziando contratti e riscrivendo regole coinvolgenti una quindicina di compagnie del settore bisogna anche analizzare i flussi finanziari e il sistema impositivo per evitare che i soldi si “perdano” nel sistema come, per esempio, è accaduto nell’area di Mambia dove i 25.000 abitanti continuano ad approvvigionarsi da acque direttamente dal suolo vivendo in casa di fango e senza elettricità.
Qualche iniziative è stata intrapresa come la creazione di una commissione di monitoraggio da parte dell’EITI (Extractive Industries Transparency Initiative) per costringere le compagnie a pubblicare quanto e cosa pagano, ma quando si è trattato di rispondere alle richieste dei lavoratori delle miniere di Frigia la direzione ha offerto 30 dollari a fronte di 85 dollari richiesti. Comunque ad oggi non si riesce ancora a capire dove siano finiti i soldi destinati all’area di Mambia [15].
Pasquale Esposito

[1] “In Guinea i soldati sparano in aria per chiedere gli arretrati”, www.corriere.it 27 maggio 2008;
<<Abbiamo ricoverato oltre 20 persone ferite da colpi d’arma da fuoco questa mattina”, ha detto un medico dell’ospedale Donka, il principale della capitale. Testimoni parlano di decine di feriti nei quartieri di Enco 5, Matoto e Yimbaya>>, in “Conakry, decine di feriti a causa di ‘soldati fuori controllo‘”,www.peacereporter.net, 28.5.2008
[2] “GUINEA: Mutinous soldiers stand down after pay-off”, www.irinnews.org, 30 maggio 2008
[3] Alhassan Sillah, “Guinea’s strongman feels the heat” www.bbc.co.uk, 22 gennaio 2007
[4] “Guinea army to ‘receive back pay‘”, www.bbc.co.uk, 27 maggio 2008
[5] Matteo Fagotto, “Guinea, un film già visto”, www.peacereporter.net, 29 maggio 2008
[6] Will Ross, “Eyewitness: Fleeing Guinea violence”, www.bbc.co.uk, 12 febbraio 2007
[7] “Protesta soldati: torna la fiducia dopo l’incontro con il presidente”, www.misna.org 3 giugno 2008
[8] “Annullato sciopero generale ad alto rischio”, www.peacereporter.net, 11 maggio 2008
[9], [10] 2007/2008 Human Development Index rankings, hdr.undp.org/en/statistics/
[11] “GUINEA: Corruption creates leaks in water system” www.irinnews.org, 27 maggio 2008
[12] Domenico Quirico, “La rivolta dell’Africa”, www.stampa.it 28 luglio 2007; l’articolo contiene una rassegna delle posizioni che vanno assumendo i governi africani, compresa una nuova attenzione ai temi ecologici
[13] Alistair Thomson, “Mining investments to push Guinea 2008 growth-IMF”, www.reuters.com 3 aprile 2008
[14]Roberto Capezzuoli, “Rio Tinto vuole comprare Alcan per 38 miliardi di dollari” www.ilsole24ore.com 13 luglio 2007
[15] “GUINEA: Winners and losers in Guinea’s bauxite industry”, www.irinnews.org, 9 giugno 2008

newsletter mentinfugaIscriviti alla newsletter

-----------------------------

Se sei giunto fin qui vuol dire che l'articolo potrebbe esserti piaciuto.
Usiamo i social in maniera costruttiva.
Condivi l'articolo.
Condivi la cultura.
Grazie

Temi relativi all’articolo: