Habemus Papam. La perdita di un senso consolatorio

habemus papam Moretti
history 4 minuti di lettura

Ho dovuto vedere due volte Habemus Papam per farmi un’idea più consistente sull’ultimo lavoro di Nanni Moretti. La prima visione mi ha spiazzato. Il film non mi sembrava equilibrato, trovavo ad esempio Moretti debordante (come nei suoi vecchi film che però erano costruiti su di lui). Esteticamente si presentava piatto, ai limiti del televisivo. Inoltre non ne coglievo il senso generale, il che mi dava l’idea di una pellicola frammentata e poco compatta. Mi rimaneva il dubbio però che queste mie sensazioni derivassero più da un mio difetto di visione che dal film. Quindi ho sentito l’esigenza di rivederlo.

Dopo la seconda visione ho trovato il film compiuto e, soprattutto, grande.
Ho realizzato che durante la prima visione, la pellicola mi era apparsa frammentaria perché cercavo una tensione esistenziale che soggiacesse alla crisi interiore e d’identità del protagonista, del neo-eletto Papa. Inoltre il mio sguardo vagava nel film alla ricerca di un registro stilistico ben definito, non capivo cioè se mi trovassi di fronte ad un film drammatico o ad una commedia, non capivo se i toni fossero surreali, grotteschi o esistenziali. Non capivo quale fosse il dramma interiore del protagonista. Non capivo se fossero necessarie per l’economia del film le scene marcatamente morettiane (quella dei farmaci, della partita a scopa, del torneo di pallavolo).

La seconda visione invece mi ha permesso di uscire dai parametri prestabiliti con cui il mio sguardo cercava di orientarsi, per cogliere gli elementi essenziali che il film voleva comunicarmi. Tutto mi è risultato semplice. Habemus Papam non è un film drammatico, non è una commedia, non è un film psicologico o esistenziale, né grottesco o surreale. Habemus Papam è un film profondamente filosofico. Il Papa rappresenta il senso consolatorio che ognuno di noi cerca fuori di sé. Il compito più importante di ogni persona è quello di dare un senso alla propria vita ma questo senso lo cerchiamo sempre all’esterno, appunto, in modo consolatorio. Il nuovo Papa si sente inadeguato a ricoprire un ruolo così importante perché non ha certezze per sé e non se la sente di rappresentare un punto di riferimento, di dare certezze, di porsi come portatore di un senso consolatorio per gli altri. In quest’ottica le scene del vagare del Papa per la città sono bellissime. Il Papa, in quanto portatore di senso, si cala nella realtà perché il senso, se c’è, è lì, perché il senso le persone devono ricercarlo nelle loro vite e non fuori di esse. L’applauso rivolto al Papa spettatore in teatro non è l’applauso consolatorio verso il ritrovato senso ma è un applauso verso il senso che si è calato nella realtà.

Lo dice lo psicanalista Moretti ad un cardinale mentre arbitrano una partita: “nessun senso consolatorio”. Quel senso consolatorio che cercano i fedeli che aspettano in Piazza San Pietro (stupenda la scena in cui il Papa è lì con loro, ovviamente loro non lo sanno perché non conoscono ancora il volto del nuovo Papa), che cercano i cardinali che guardano sereni verso le finestre degli appartamenti del Papa (la metafora è spietata, noi spettatori sappiamo che il Papa non c’è ma per i fedeli, per i cardinali non è importante che ci sia veramente, è consolatorio per loro sapere che c’è). Ma non solo il Papa non può, non deve rappresentare un senso consolatorio, fuori dalle nostre vite, anche la psicanalisi non può diventare la portatrice laica di questo senso. Lo psicanalista Moretti è uomo che vive di umane soddisfazioni proprio come i cardinali. I cardinali hanno le loro paure, come quella di essere eletti Papa, prendono medicine per dormire e per stare bene in salute, si divertono a giocare a carte come tante persone anziane che sono in pensione. Lo psicanalista Moretti è umanamente eccitato per il fatto che ha per le mani un caso davvero interessante: il Papa. La psicanalista Buy è invece fissata con il “deficit di accudimento”. Insomma, anche la psicanalisi non può darci certezze, non può essere portatrice di quel senso di cui abbiamo bisogno. Ma si pensi anche alla scena in cui in televisione c’è un esperto vaticanista che spiega cosa sta succedendo al nuovo Papa, perché ancora non si presenta ai fedeli. Ecco, anche la televisione è consolatrice, ci rimettiamo alla televisione perché lì ci sono gli esperti che sanno come funzionano le cose. Ad un certo punto, però, l’esperto vaticanista dice che sta improvvisando, che anche lui non sa. E’ una scena bellissima, in pochi secondi viene smascherato quello che la televisione rappresenta: l’assenza di qualunque vera possibilità critica e la presenza di un senso consolatorio dell’esistente.

Ma allora se il Papa ci volta le spalle, se il Papa abbandona il mondo, e se nessuno può darci il senso dall’esterno, non la psicanalisi, non la televisione, nemmeno un’estetica solenne (esteticamente il film non può che essere semplice), a chi possiamo fare domande? Chi può darci risposte? Nel suo piccolo il film abbozza delle ipotesi. Gli uomini amano l’arte (il teatro ad esempio), amano la musica, amano giocare, divertirsi, e, ecco il messaggio più bello e commovente del film, pensate alla scena bellissima in cui tutti esultano per il punto conseguito dalla più scarsa Oceania, amano stare con i più deboli: bisogna riscoprire questo amore.
Rocco Silano

newsletter mentinfugaIscriviti alla newsletter

-----------------------------

Se sei giunto fin qui vuol dire che l'articolo potrebbe esserti piaciuto.
Usiamo i social in maniera costruttiva.
Condivi l'articolo.
Condivi la cultura.
Grazie

Temi relativi all’articolo: