Habemus Papam. Lo smarrimento di un uomo schiacciato dal peso del proprio ruolo

habemus papam Moretti
history 4 minuti di lettura

E così, dopo una lunga attesa, resa frenetica dal consueto alone di mistero che viene costruito attorno ad ogni nuova uscita di Moretti nelle sale, finalmente ci siamo: habemus film! E… che dire? L’attesa non sembra sia trascorsa invano!
Moretti, dopo la saga de “Il Caimano” e il doloroso “La stanza del figlio”, mette in scena questa volta la storia di un Papa umano, fragile, schiacciato dal peso delle responsabilità che il suo ruolo comporta, solo davanti al potere. Un uomo che di fronte ad un compito così arduo, al pensiero di dover fare da guida spirituale ad un miliardo di fedeli in tutto il mondo, semplicemente (ed umanamente) non ce la fa e crolla: prima ha una crisi isterica, poi (letteralmente) scappa! Il Papa di cui parliamo, è bene premetterlo, è interpretato da un Michel Piccoli in forma strepitosa, il cui sorriso bonario ed il cui sguardo semplice e disorientato sembrano quanto di più azzeccato potesse esserci per un ruolo del genere.

Ma veniamo più da vicino al film. Moretti porta dapprima la macchina da presa all’interno del conclave, filma la tensione sul volto dei candidati al seggio pontificio nel momento della votazione (tensione dovuta alla paura di essere eletti e non all’esatto contrario come di solito accade), costruisce le premesse per quella che è la riflessione preponderante della storia: il senso di inadeguatezza a fronte di un compito reputato superiore alle proprie forze, l’insostenibile carico d’ansia che ne deriva, la solitudine vissuta in una situazione del genere.

Da questo primo nucleo tematico però, con la grazia e la leggerezza del registro ironico-farsesco, particolarmente caro alla cinematografia morettiana, la riflessione (sull’inadeguatezza, appunto) si estende dal singolo (il Papa) all’intero tessuto sociale. Il docente/psicanalista Moretti è il più bravo, glielo dicono tutti, è la sua condanna; eppure è stato lasciato dalla moglie. Questa, a sua volta, interpretata dalla sempre affascinante e brava Margherita Buy, è una psicanalista molto valida (la migliore, dopo l’ex marito), ma non è ancora riuscita a trovare il coraggio di dire ai figli che ha un altro uomo. L’impeccabile funzionario vaticano, Jerzy Stuhr, non è in grado di far fronte all’anomala situazione che gli si presenta davanti; così come il gotha della Chiesa è del tutto incapace di trovare una via d’uscita al problema, salvo arrovellarsi in un’improbabile sfida pallavolistica all’ultimo bagher orchestrata dal solito nevrotico ed idiosincratico Moretti.
Michel Piccoli, intanto, vaga per la città. Il suo smarrimento è palpabile. Ma lontano dal peso della sua nuova carica, a fronte di una ritrovata, inattesa ma vitale libertà, ritrova anche (lentamente) un po’ se stesso. Continua naturalmente ad essere angosciato dall’atroce dilemma: accettare il seggio pontificio o rinunciarvi. Ma nel frattempo riesce anche a ritagliarsi qualche attimo di serenità ed a riflettere sulla propria vita: torna allora col pensiero a ciò che più d’ogni altra cosa avrebbe voluto fare e che invece le circostanze (una bocciatura ad un provino) e/o il senso del dovere gli hanno impedito di fare: l’attore. E non è casuale, ovviamente, che le sequenze della sua fuga ruotino attorno all’allestimento di un’opera di Cechov, il cui protagonista dichiara amareggiato che avrebbe voluto essere un letterato ma che non ha mai studiato, che avrebbe voluto fare l’oratore ma che invece parla malissimo.
Il film, insomma, allarga quasi subito il suo spettro visuale e sembra voler invitare ad un ripensamento di sé e del proprio ruolo, al ritrovamento di una dimensione umana, ad un ridimensionamento delle proprie ambizioni per vivere meglio (o forse anche solo per vivere veramente).

La regia è impeccabile! Le scene morettiane da antologia non si contano: da quella in cui un falso pontefice che occupa gli appartamenti papali mette il cd di “Todo cambia” di Mercedes Sosa ed i cardinali, dal piano di sotto, battono le mani a tempo di musica (in una danza conciliatoria che ricorda la chiusa finale de “La messa è finita”), alla partita di pallavolo tra squadre di cardinali di vari continenti (evocatrice della più nota partita in vasca di Palombella Rossa), alla chicca dell’ottimo Dario Cantarelli (presenza storica dei set di Moretti) che declama Cechov nel corridoio e per le scale di un albergo, terminando il suo monologo dietro un fittizio sipario che cala, rappresentato dalle portiere laterali di un’ambulanza che si chiudono.

Gianfranco Raffaeli

Titolo originale: Habemus Papam  Genere: Commedia, Drammatico
Origine/Anno: Italia, Francia – 2011  Regia: Nanni Moretti    �
Interpreti: Michel Piccoli, Nanni Moretti, Jerzy Stuhr, Renato Scarpa, Margherita Buy, Franco Graziosi, Camillo Milli, Roberto Nobile, Ulrich von Dobschütz, Gianluca Gobbi.
Sceneggiatura: Nanni Moretti, Francesco Piccolo, Federica Pontremoli
Montaggio: Esmeralda Calabria Fotografia: Alessandro Pesci   Musiche: Franco Piersanti
Costumi: Lina Nerli Taviani    Scenografia: Paola Bizzarri   Giudizio: 8 ½

newsletter mentinfugaIscriviti alla newsletter

-----------------------------

Se sei giunto fin qui vuol dire che l'articolo potrebbe esserti piaciuto.
Usiamo i social in maniera costruttiva.
Condivi l'articolo.
Condivi la cultura.
Grazie

Temi relativi all’articolo: