Haiti: metà popolazione alla fame

Haiti

Tutte le persone e le istituzioni direttamente o indirettamente impegnate ad continuano a segnalare senza mezzi termini la gravità della situazione nel Paese che è sull'orlo di una catastrofe umanitaria in un contesto di violenza inusitata. E come detto in un videomessaggio dall'Alto Commissario per i Diritti umani dell', Volker Turk «”È scioccante che, nonostante la terribile situazione sul campo, le armi continuino ad entrare ad Haiti”, esigendo al riguardo “un'attuazione più efficace dell'embargo su tali armamenti”» [1].
Anche se la violenza è in diminuzione rispetto all'anno precedente, secondo i dati diffusi dall'ONU, nel corso del 2024 e fino al 22 marzo scorso sono 1.554 le persone ammazzate e quelle 826 dalle bande criminali che imperversano ad Haiti, in particolare nella capitale Port-au-Prince, determinandone la vita politica fino a costringere il primo ministro ad interim Ariel Henry a presentare le dimissioni il 12 marzo.

Secondo i risultati della Integrated Food Security Phase Classification (IPC) 4,97 milioni di persone, poco meno della metà della popolazione del paese, che affrontano una «grave insicurezza alimentare» e di questi 1,64 sono in piena emergenza. «Dall'inizio del 2024, sono più di 360.000 gli sfollati in tutto il paese, colpiti dalle violenze e che ora faticano ad accedere a cibo sufficiente. La perdita di posti di lavoro e di reddito ha colpito due terzi delle famiglie ad Haiti durante l'ultima ondata di violenze a marzo, […]. Tra agosto 2023 e febbraio 2024, il costo del paniere alimentare è aumentato del 22 per cento, rendendo il cibo inaccessibile per milioni di haitiani che ora sono costretti a ricorrere a strategie disperate per far fronte alla situazione, come acquistare a credito e indebitarsi, o vendere animali, semi e altri beni solo per sopravvivere. […]. Tra le aree più gravemente colpite c'è la valle dell'Artibonite – il granaio del paese – dove gruppi armati hanno preso il controllo dei terreni agricoli e rubato i raccolti» [2].

L'ex premier Ariel Henry aveva preso il potere con un colpo di mano dopo l'uccisione nella note tra il 21 e il 22 luglio del 2021 del contestato Jovenel Moïse assassinato nella sua residenza ad opera – secondo le autorità dell'isola – di mercenari venuti da fuori e che non trovarono resistenza. Al momento sono 51 le persone incriminate, tra cui l'ex moglie, l'ex capo nazionale della polizia di Haiti, Léon Charles e l'ex primo ministro Claude Joseph.

Dopo mesi di ulteriore caos si arrivò, nel luglio 2023, alla disponibilità del a guidare la missione di Sostegno alla Sicurezza Multinazionale (Mss) con 2.500 ufficiali di polizia per provare a mettere ordine nell'isola. Trascorse del tempo prima da andare avanti e quando qualche settimana fa  Ariel Henry volò in Kenya per confermare il progetto, non poté fare ritorno perché la capitale, incluso l'aeroporto, furono prese dalle bande criminali capeggiate da Jimmy “Barbecue” Chérizier, 46 anni, ex braccio armato del presidente Juvenel Moïse. Henry fu costretto alle dimissioni il 12 marzo scorso e la Comunità caraibica (Caricom) organizzò una riunione a cui presero parte i rappresentanti delle Nazioni Unite e di altri paesi, tra cui gli Stati Uniti, per trasferire il potere a un Consiglio di transizione. Quest'ultimo composto da sette membri e due osservatorii esterni dovrebbe nominare un primo ministro ad interim che presiederà un nuovo governo e che oltre a organizzare e l'arrivo della missione internazionale di polizia dovrà organizzare nuove elezioni. Il 27 marzo c'è stata il primo comunicato del Consiglio firmato da otto dei nove membri.

La situazione resta molto difficile perché le bande criminali sono sempre sul piede di guerra. Chérizier, in un'intervista pubblicata da Sky, ha dichiarato: «vogliamo mettere in guardia la comunità internazionale che ha imposto un sistema corrotto: Haiti non è una loro proprietà. Quello che ho detto in passato è che se la comunità internazionale non capirà che gli haitiani dovranno decidere del loro futuro, si potrà arrivare a una guerra civile e, dunque, a un genocidio. Noi combattiamo per cambiare il sistema» [3].

Il progetto di intervento della missione di polizia internazionale che vede gli in primo piano presenta comunque enormi difficoltà che hanno suscitato significative perplessità negli ambienti legislativi di Washington. Politico le ha raccolte e un assistente repubblicano della Camera ha detto che «nonostante tutti i briefing che dicono di averci fornito, non sono riusciti a rispondere alle domande più importanti che abbiamo posto», domande che riguarderebbero il funzionamento del fondo delle Nazioni Unite che rimborserebbe il Kenya e «come le forze potrebbero aiutare la polizia locale a reprimere le bande. Vogliono anche una stima del tempo massimo di permanenza delle forze ad Haiti» [4].
Per ora 1.000 poliziotti sarebbero garantiti dal Kenya e 2.000 soldati sarebbero inviai dal Benin. Ad Haiti ci sarebbero in totale meno di 9mila agenti di polizia vale a dire – secondo l'ONU, meno della metà di quanti consigliati.

Pasquale Esposito

[1] L'Onu avverte, ‘la situazione ad Haiti è catastrofica', 28 marzo 2024
[2] Nuovi dati IPC confermano livelli record di fame ad Haiti, 22 marzo 2024
[3] Michele Cagiano de Azevedo, Caos Haiti, la versione di Jimmy “Barbecue” Cherizier: sì al dialogo ma via gli stranieri, 29 marzo 2024
[4] Matt Berg, US-backed plan for Haiti provides guidance but few details, 20 marzo 2024

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