Hereafter. Un viaggio al confine della vita

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Hereafter si apre con una sequenza perfetta: la giornalista francese Marie Lelay, travolta dalle onde dello tsunami del dicembre 2004, cerca disperatamente di tenersi a galla e di trarre in salvo una bambina incontrata alcuni minuti prima. Mirabile equilibrio tra la drammaticità concitata degli eventi e la poesia dei corpi immersi nelle acque torbide della tragedia, sospesi tra la vita e la morte in una sorta di limbo pervaso dalla calma piatta di una non-esistenza; esasperazione di trepidante suspense e di assoluto realismo (guardando le inquadrature iniziali, si ha la sensazione di essere all’interno della scena e viene voglia di aggrapparsi a qualunque appiglio per non lasciarsi trascinar via), l’incipit è senz’altro molto convincente ed ha il pregio di dare subito il senso di quelli che saranno i motivi di fondo del film: la precarietà della vita, l’angoscia per l’aldilà, il dolore di chi resta. E in più, occorre aggiungere a margine, il bisogno di sapere che un aldilà esiste e l’incapacità dell’uomo di affrontare la finitudine della vita.

Hereafter

E sì, perché l’impressione non è quella per cui il film trae spunto dal dolore del distacco (tema sempre “in agguato” nelle varie storie che si intrecciano nel racconto, in montaggio alternato) per raccontarne l’intenso lirismo, dipingerne l’indicibile dramma e descriverne in qualche modo la consolatoria visione di fondo di un aldilà in cui tutti un giorno ci ritroveremo ancora uniti nelle medesime vestigia dell’esistenza terrena che una certa dottrina della fede (anche di matrice cattolica) propaganda incessantemente (qualcuno non aveva parlato di religione come oppio dei popoli?); ma che, al contrario, il film stesso sia vittima di quella consolatoria visione e si proponga in qualche modo di darle una sorta di sostegno, di avvalorarne quasi scientificamente il fondamento. Ciò che convince meno, insomma, è l’approccio seguito da Eastwood, la scelta di campo che questi fa, l’ossessione di fondo che guida la macchina da presa.
Senza entrare nel merito delle scelte tematiche di un grande regista (peraltro sempre orientate su argomenti molto delicati), ci sia dunque concesso di segnalare che ci sembrava più sobrio il Clint Eastwood del crepuscolo di Gran Torino, piuttosto che quello che fa un passo oltre e porta la sua indagine fin nel dopo morte.
Il film rimane comunque forte e suggestivo e di grande impatto emotivo. Ha indubbi pregi dal punto di vista tecnico. Oltre alla citata sequenza iniziale, non si può non far cenno all’eleganza delle dolly, come quella finale, o alle varie scelte stilistiche di grande pregio che si avvicendano in tutto il film: difficile non notare l’impeccabile fotografia, e che dire della scelta dell’adagio sostenuto del secondo concerto per piano e orchestra di Rachmaninov che, con la sua lirica ariosità, diventa la colonna sonora ideale per il film!
Resta però il rimpianto per l’ottima occasione perduta di realizzare un grande film.

Gianfranco Raffaeli

Scheda del film

Titolo originale: Hereafter   Genere: Drammatico    Origine/Anno: USA – 2010
Regia: Clint Eastwood    Sceneggiatura: Peter Morgan   Interpreti: Matt Damon, Bryce Dallas Howard, Frankie McLaren, George McLaren, Cécile De France   Montaggio: Joel Cox, Gary Roach
Fotografia: Tom Stern   Musiche: Clint Eastwood    Giudizio: 6 ½

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