Honduras ancora un colpo di stato mascherato da elezioni

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Nei cinque continenti è già accaduto molte volte che il potere aggiri le leggi o le ignori pur di continuare a detenere il controllo. In Honduras, la Costituzione del 1982 vieta espressamente un secondo mandato per il presidente in carica, ma il 49enne avvocato conservatore Juan Orlando Hernández, dopo elezioni farsa e utilizzando una sentenza della Corte Suprema del 2015 lo scorso 27 gennaio ha prestato giuramento.
In molte città del paese ci sono stati disordini con cariche della polizia in risposta a lanci di molotov, oggetti contundenti e barricate. L’Honduras era un paese spaccato già dalla campagna elettorale che ha portato al voto delle presidenziali del novembre scorso e ora si trova ad affrontare una delle crisi più dure da decenni. L’Alleanza d’Opposizione contro la dittatura ha già più volte proclamato giornate di mobilitazione e di blocco totale a cui hanno ampiamente partecipato diversi Dipartimenti del paese. La risposta della polizia militare è sempre stata feroce e da più parti si è parlato di violazione dei diritti umani nelle pratiche delle forze dell’ordine. Il bilancio è grave: più di 30 morti qualche centinaio di feriti e più di mille dimostranti arrestati.

Le elezioni sono state una smaccata farsa e l’Organizzazione degli stati americani (Osa) lo ha certificato chiaramente. Gustavo Irias, direttore esecutivo del Centro studi per la democrazia, intervistato da Luca Martinelli, spiega che «l’Ue è rapidamente uscita di scena, lasciando spazio alla potenza egemonica regionale, gli Usa che considerano il centro America il proprio il patio trasero. L’Osa ha mantenuto inizialmente ferma la propria posizione, […] Il 22 gennaio, però, un comunicato annuncia la volontà di cooperare con il governo eletto in Honduras, mostrando così di mantenere un ruolo subordinato alla politica estera Usa. […] Ciò che sarebbe avvenuto è apparso chiaro a tutti, quando il 5 dicembre gli osservatori dell’Osa e della Ue hanno abbandonato il ruolo di garanti del processo elettorale […]» [1].
Alla domanda di Giorgio Trucchi di come sia accaduta questa colossale frode, Rodolfo Pastor, portavoce dell’Alleanza d’opposizione contro la dittatura, ha sostenuto che è avvenuto «con una campagna mediatica disuguale utilizzando i fondi pubblici, la compravendita di voti, il traffico di credenziali, la manipolazione dei verbali, l’introduzione di verbali falsi, il blocco per quasi un intero giorno del sistema di trasmissione dei dati e la caduta del server, la violazione della password crittografata che proteggeva il conteggio dei dati e anche con l’uso di un algoritmo nella trasmissione dei risultati che inverte la tendenza dei voti dei due candidati principali» [2].

In Honduras era già accaduto che le élite vicine a Washington ribaltassero i risultati di elezioni democratiche, basti pensare al colpo di stato del 2009 contro Manuel Zelaya e alle elezioni elezioni del novembre 2013 con la vittoria di Xiomara Castro, la moglie del presidente Zelaya. Adesso è toccato a Salvador Nasralla leader dell’Alleanza. E in Italia l’Honduras è sinonimo di Isola dei famosi.
Pasquale Esposito

[1] Luca Martinelli, “Honduras, «elezione fraudolenta e proteste represse dalla polizia militare»”, il Manifesto, 27 gennaio 2018
[2] Giorgio Trucchi, “Honduras: Come rubarsi le elezioni”, https://www.peacelink.it/latina/a/44912.html, 14 dicembre 2017

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