I borghi del Subappennino dauno. una risorsa di territorio

Accadia Rione Fossi
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I borghi del Subappennino dauno – Monti Dauni -, sono uno scrigno segreto dell’antica terra di Capitanata, bellissima, geo-morfologicamente variegata e fragile. Anche troppo grande e polarizzata a maglie larghe, tanto da non riuscire ancora a stabilire una propria sinergia unitaria, capace di esprimersi a voce unica.
Ed è una fortuna, forse, essere ancora ad uno stato di “origine” vergine, perché restano praticamente intatti i depositi di oro territoriale antico.
È tempo, invece, di riscoprire i valori, passando per il passato, e correndo subito verso il futuro, saltando l’attuale fase emergenziale (?), per superare l’affogamento dentro il degrado selvaggio, che dura da tempo, ormai, per i Monti Dauni, e per la Capitanata intera, ultima nelle Graduatorie nazionali specializzate. No. Anche il presente insegna.

Un riscatto proprio ora, per inventare un nuovo sviluppo, magari partendo dal basso o “dall’interno”.
Ciascuno aiuta l’altro, per superare l’emergenza in scioltezza. Proprio ora, nel mezzo di incastrate crisi epocali, prima economiche, quindi pandemiche mondiali, quindi belliche “in casa Europa”. Fino all’inverosimile di un progetto impossibile: che siano le Aree interne a donare nuove soluzioni globali. Riscoprendo valori veri, contro un mondo moderno sempre più artefatto.
Territori orograficamente dinamici, colline, ambiti montani medi, ricchi di verde boschivo e scorci paesaggistici inimitabili, soprattutto “borghi” bellissimi, praticamente ancora intatti.
Riportare alla luce la bellezza pura, l’Arte della Natura, ovvero la poesia segreta del cuore di un territorio ancora nascosto. Qualcuno dice che è la “poesia” che ci “transiterà”. Poesia di anima e non di sola passionalità.

Come la fantasia volante di alcuni grandi Architetti, Stefano Boeri, Aldo Bonomi, Mario Cucinella, per esempio, che in tempi di pandemia avevano avanzato alcune ipotesi. Boeri quella di diffusione di popolazione nelle aree interne, per diradare la eccessiva concentrazione urbana. Un nuovo patto città-campagna (Patto Aree interne). Boeri, un teorico del verde – anche se in termini di edifici-grattacieli (Bosco verticale), con un eccesso di utopia, ma con un fondo di verità, ricongiungendo cemento a verde e viceversa. O di verde urbano tradizionale a “biblioteche di verde” sotto i grattacieli, con contestuali ipotesi di “Servizi territoriali”, soprattutto di “mobilità larga”. Magari pensando a lontani modelli di “città-giardino”, o di “new urbanism”, de-motivazzando la polarizzazione urbana ossessiva. Coinvolgendo il territorio, da noi ancora un “vuoto urbano”. Con crescente organicità, stabilendo reciprocità tra città tradizionale/densa e città diffusa/rada, non solo caotica.
E così l’analoga ipotesi di Bonomi con il concetto di “Smart land”, nel contempo affrontando la questione dei “territori marginali”.
Oppure un più esplicito riferimento alla rivalutazione di “borghi” di Cucinella, teorico della Architettura-Urbanistica eco-ambientale.

Se andassimo a ricercare la storia della corona antica dei borghi del Subappennino dauno o del Gargano, avremmo la sorpresa di trovare una serie di paesi montani arroccati, con castelli, mura, cattedrali. Una grande storia di piccoli-evoluti insediamenti medioevali, che guardavano giù, nel cratere, (non vulcanico ovviamente), del grande Tavoliere impantanato e che oggi assorbe più acqua che può per alimentare la sua fiorente agricoltura, e che, a sua volta, non riesce a dare linfa vitale alle radici degli antichi Borghi subappenninici.

Tra i principali borghi definiti tali nell’ambito del Subappennino dauno ne sintetizziamo alcuni, tra i principali, con alcune specificità territoriali: Bovino, Alberona, Monteleone di Puglia, Sant’Agata di Puglia, Anzano, Accadia, Pietramontecorvino, Roseto Valfortore, Faeto, eccetera, e tanti altri, non certo meno belli o meno importanti. Un numero e varietà di borghi davvero eccezionale.
L’Associazione dei “Borghi più belli d’Italia” (ANCI) ha inserito, con l’obiettivo di portarli fuori dalla emarginazione, come patrimonio di storia, arte, cultura, ambiente e tradizioni i borghi di Alberona, Bovino, Pietramontecorvino, Roseto Valfortore.

L’accezione urbanistica generalmente riconosciuta dei “borghi” è quella di “tessuti insediativi” in generale storici (borgo storici o antichi, a seconda del prima o il dopo dell’era moderna), ad alta presenza antrópica, con destinazione mista residenziale-funzionale-artigianale originaria, tipica della tradizione pregressa dei “luoghi”. Sviluppatisi in prossimità di mura antiche (o fuori le mura), di castelli, ovvero di preesistenze storiche artistico-architettoniche di pregio.
Ovvero come insediamenti chiaramente, più o meno recenti, riconosciuti rispetto a determinate caratteristiche di eccellenza o eccezionalità.
Tra i borghi caratteristici per eventi eccezionali spiccano i “Borghi abbandonati” (Borghi-fantasma) – recuperabili e non -, con eventuale mantenimento dei “ruderi”, più o meno complessi, come “involucro del passato”. Assunti come parziale valore turistico residuale accessibile. Recuperati – come nel caso del borgo Rione Terra di Pozzuoli – dopo il bradisismo.

Nei Monti Dauni meridionali spicca il borgo abbandonato di Accadia – Sisma del 1930 -, denominato Rione Fossi. Rilevante anche per una serie di “Ipogei”, caverne addirittura di epoca del Bronzo – “Fosse degli Orfici”, eremiti che scavavano cavità nella roccia, poi in seguito adoperate per altri usi, e più recentemente (prima del Sisma/1930), integrate negli edifici dell’ insediamento borghivo, di epoca fondamentalmente medievale.
Il toponimo di Accadia deriva dal nome della “Dea Eca”, l’Acca Dea, che sarebbe poi divenuta Acca Dia.
Il mistero della Eca Dea, prima che essere compreso del tutto, offre un senso/modello “aggiunto” per l’alea magica, misteriosa, che può arricchire di indecifrabile attrazione per un intero territorio e del suo borgo/abitato moderno. Nel senso che di poter “unire” il tutto anche con un forte valore aggiunto. Astratto, impalpabile. Con un progetto anche “emozionale”. Superiore al solito progetto tecnico-tecnicistico.

Ogni borgo dei Monti Dauni dovrebbe ricercare il proprio Dio, la propria Dea, la propria leggenda, santi e santuari di epoca più recente, non solo per fare miracoli. Soprattutto un “Mito” (i miti hanno costruito le Città greche), per farne scaturire anche una “favola di progetto”.
Alla fine per ritrovare più facilmente il “senso etico superiore” delle popolazioni e dei loro “luoghi”. Come l’Ethos antico. Il significato più “etereo” possibile, a scala allargata-aggiunta.
Sono anche queste cose che fanno e faranno i futuri e nuovi “progetti di territorio”. Come facevano gli Antichi, che delineavano e fondavano le nuove città secondo auspici astrali o divini. Come gli Etruschi che disegnavano le nuove città come specchi del cielo. Abbiamo perso la poesia del cielo, e, quindi, la poesia del progetto di Città, che media terra e cielo.

Accadia rione Fossi borgo fantasma foto Eustacchio Franco Antonucci
Accadia. Rione Fossi, borgo fantasma. Foto Eustacchio Franco Antonucci

Il Borgo Fossi di Accadia, aveva una forma concentrica ad ovale, non solo determinata dalla morfologia del sito, ma forse anche dall’Ethos e dalle pratiche religiose degli antichi Dardani.
Superando la nostra solita razionalità fredda dell’era urbanistica moderna, in vista di un nuovo Millennio, potremmo proporre questo modello concettuale come esportabile ovunque. Non più divaricante tra ragione e sentimento e bloccati sull’eterno “presente”.

Il Borgo Fossi di Accadia, era, in tempi lontani, un “crocevia” di tre Regioni (Puglia, Campania, Lucania), conteso fino a tempi relativamente recenti, quindi con una notevole rilevanza strategica territoriale, come ancora potrebbe tornare ad essere. Parametro anche questo che tuttora, in tempi di ri-progettazione urbana-territoriale diversa, onnicomprensiva e a partire dalle emergenze multiple, può proporre nuovi effetti di coinvolgimento. Prima o in successione agli altri progetti in particolare, di recupero di Aree in difficoltà.
Quindi a vantaggio esteso delle stesse Aree interne, abbandonando i vecchi sistemi dei “Piani socio-economici” freddi, solo statistici e matematicamente tendenziali dei tempi delle Comunità montante, poi soppresse con LR n°36/2008/Puglia e con nuovo provvedimento regionale/2010 (“Monti Dauni settentrionali” e “Monti Dauni meridionali”).
Abbandonando anche le “visioni astratte” dei Piani strategici (2010/2020), ufficializzati quasi come nuovi “Strumenti operativi” per i quali i Monti Dauni avevano partecipato in modo autonomo rispetto alla Capitanata, quasi sottolineando il proprio isolamento, o rifiutando un rapporto generale prevaricante.

Emerge così l’inevitabile riferimento alla pianificazione generale territoriale allo stato già presente nella quale necessariamente le Aree interne e i loro borghi dovranno inserirsi.
I richiami principali sono al Piano territoriale di coordinamento provinciale (PTCP); quindi al Piano paesaggistico territoriale regionale (PPTR) -, e il suo derivato Studio di fattibilità del “Corridoio ecologico del Cervaro”, che attraversa trasversalmente l’intera Capitanata, a partire proprio dall’arco dei Monti Dauni, con punto di origine tra Orsara di Puglia e Bovino (anche curvando, più all’interno, verso Monteleone di Puglia, quindi, verso Accadia e Sant’Agata), poi scorrendo dolcemente giù verso mare, attraversando l’intero Tavoliere Centrale, e confluendo al centro del Golfo di Manfredonia.

Il progetto Cervaro potrebbe rappresentare una delle più attuali opportunità/necessità di integrazione territoriale/trasversale delle Aree interne verso l’intera Capitanata, verso l’Area peri-urbana di Foggia ed anello dei Borghi rurali attorno a Foggia, quindi come riqualificazione aggiunta delle Aree umide del Golfo di Manfredonia. Attivando, nel contempo, la interprogettualità attraverso il Piano paesaggistico territoriale regionale.
Nel caso specifico articolandosi in una serie di sub-ipotesi:
Pendolo di Accadia Sant’Agata di Puglia, quest’ultima come sentinella di guardia verso la valle dell’autostrada A16 Napoli-Bari (prossimo corridoio dell’alta velocità Napoli Bari);
Pendolo Bovino, Orsara di Puglia, Troia, verso la direttrice-Foggia;
Triangolo Troia, Lucera, Foggia, con aggancio interno al Molise.
Il tutto in funzione della realizzazione della Strada regionale n.1 pedesubappenninica, essenziale interconnessione generale delle Aree interne.
Tali Piani sono di indirizzo generale e non danno, per la verità, riscontri operativi immediati, mentre le Aree interne hanno necessità di rimettersi in moto ora!

L’unico Piano, di raggio territoriale, ad operatività immediata è il “Piano ASI di Area” – Piano/Sistema di sviluppo industriale dell’intera Area di Capitanata, promossi e gestiti da appositi Consorzi pubblici-privati, presenti nell’intero contesto nazionale, che, nel caso dell’Arco dei Monti Dauni, ha messo a disposizione alcuni “Agglomerati produttivi-industriali” di “bacino” intercomunale secondo opportunità/necessità polifunzionali, a vasto raggio sub-territoriale, non solo produttivi-industriale, coinvolgimento e moltiplicando la capacità dei singoli Comuni, in eterna competizione.
Nel caso delle Aree interne e dei loro borghi, pertanto, la tematicità industriale ASI viene meno, piegandosi a specifiche esigenze di sviluppo interno.
Solo che tale opportunità non è stata ancora messa in atto.
L’ipotesi dei “Bacini” polifunzionali interni, si innestavano su un fantomatico Arco viario – “Asse attrezzato pedemontano” (strada regionale n.1) -, solo avviato tanti anni fa e poi dimenticato (con un cenno recente, ma poi nuovamente scomparso all’orizzonte).
Sarebbe interessante, al tempo stesso, una progetto specifico di “direttrice di sviluppo” tra i “Bacini ASI di Bovino e Troia” e il baricentrico Agglomerato industriale ASI di Incoronata, in via di definizione come Polo logistico urbano-territoriale generale. Quindi l’Area dell’ex-Aeroporto Mezzanone, tempo fa immaginata come nuova Area produttiva “agroalimentare-agroindustriale”, contestuale risoluzione del cruciale Centro di accoglienza dei migranti (presentata dal Consorzio ASI/ FG in una Conferenza di Urbanpromo nell’autunno del 2019. E l’inglobamento del Porto “Alti Fondali” di Manfredonia – Monte Sant’Angelo, in uno stato di lunga attesa.

Sarebbe, comunque, ancora utile e necessario una grande sintesi territoriale, attraverso la individuazione di una “figura unitaria” di territorio, Ovvero attraverso figure sub-territoriali di interconnessione progressiva, come potrebbe prefigurarsi nel caso specifico delle Aree interne, in questo quasi invertendo ogni logica di priorità, E considerando le stesse aree come innesco straordinario per un modello di sviluppo, che, proprio per la difficoltà dei problemi delle macro-aree territoriali principali, stentano a delinearsi.
La situazione attuale della pianificazione territoriale generale si dibatte dentro una “razionalità” delle mille “razionalità”. Una Babele di tesi/ipotesi, ciascuna nel proprio “linguaggio” localistico e specialistico. Taluni sostengono che la distinzione dei linguaggi sottintende trucchi. Dire per non fare. O non dire verità crude.
Il Piano territoriale di Coordinamento della Provincia di Foggia che doveva “coordinare”, in effetti, ha solo svolto la funzione di generare tanti figli. Forse, oltre che indicare “indirizzi a monte” (come oggi fa, con presupposti giusti) dovrebbe, poi, secondo reali evoluzioni complessive, fungere da innesco e poi, con metodi-processo continui, ripetersi a valle in una forma di massimo “Piano di sintesi-coordinamento” della pianificazione comunale e sub-territoriale a cascata. Due fasi, a monte e a valle, non lasciando là situazioni in uno stato “sospeso”, che poi viene contraddetto dalla realtà veloce.
I Piani operativi integrati di derivazione provinciale, che dovevano “prefigurare” assetti figurati, sono restati, ovviamente al palo, perché è tutto il processo a valle che non si è mosso. E in tutto questo sono proprio le Aree più fragili a soffrirne.

La Regione, da parte sua, in sintonia con quanto sopra, non ha attenuato la sua funzione autorizzativa definitiva eccessivamente centralizzata. Forse determinata anche dalla debacle generale delle Province a livello centrale, che, qualche anno fa, hanno subito una loro revisione di assetto amministrativo nazionale. In primo luogo sostituite, nelle grandi città, dalle loro Aree metropolitane; quindi con sostituzione di alcune Province siciliane con i loro Consorzi comunali; quindi con nuove aggregazioni provinciali in Sardegna; quindi con sostituzione delle Province di Trieste, Gorizia, Pordenone ed Udine con funzioni integrate tra Regione e Unioni territoriali intercomunali (UTI).
La Provincia di Foggia rimane, nonostante tutto, nella sua posizione suprema, quindi senza adeguamento ed integrazione di funzioni al livello locale.

Nonostante tutto emerge il recente successo ottenuto dal Comune di Accadia, con una sovvenzione regionale pugliese per 20 milioni di euro, per un progetto-pilota di rigenerazione culturale, sociale ed economica – intervento “Turismo e Cultura del PNRR “ – Attrattività dei Borghi ”progetti turistici, culturali e sociali”, in particolare incentrato sul “Borgo abbandonato del Rione Fossi.
Si spera in un recupero urbanistico più coraggioso, rispetto a quanto pensino gli Uffici regionali, intervenendo con una operazione urbanistica (oltre che edilizia) sull’intero borgo abbandonato, quindi anche utilizzando i ruderi del Borgo fantasma come “oggetti urbanistici”. Come un sistema organico sui generis, con un nuovo patto tra edilizia residua (ruderi) e nuova Architettura, pur con rispettosa relazione reciproca. Così come da copiosi esempi in campo internazionale.
Le Aree interne, da troppo tempo abbandonate nel loro generico degrado anche ruderizzato, non possono procedere ancora nella sottovalutazione dei loro patrimoni Ruderi, che potrebbero diventare sempre più “ruderi”. Soprattutto quando l’insediamento ruderizzato è storico e “unico”, il recupero diventa quasi obbligato, in termini storici, artistici, turistici. Tale assunto vale per Accadia e per il Rione Fossi, ma diventa (come in generale è diventato) un modello applicabile in generale, ovviamente con i dovuti criteri.
Esempio classico è ed è stata la performance di Arte contemporanea dell’artista, ormai internazionale, Edoardo Tresoldi, presso la Basilica paleocristiana di S. Maria di Siponto (Manfredonia), all’interno del Parco archeologico della stessa Siponto, con la supervisione della Sovrintendenza. La Basilica di Edoardo Tresoldi a Siponto è stata premiata, nel 2018, con premio speciale alla committenza e Medaglia d’Oro all’Architettura italiana, alla Triennale di Milano, in collaborazione con il Mibact.
Analogo successo artistico potrebbe riproporsi anche per un attento “progetto innovativo” del Sistema urbanistico dei Ruderi del Rione Fossi di Accadia, ripetuto come Linea-Guida per l’intero contesto delle Aree interne, considerate come Sistema artistico più grande.

Si sta facendo strada il concetto che la nuova urbanistica non si fa più sulla base di limiti amministrativi. Ora sono le specificità progettuali a dettare nuovi procedimenti, anche spaziali, secondo “necessità”, sulla base di territori “veri”. Concetto ancora più sensibile nel caso di “territori fragili” come le Aree interne, facendo emergere tutti i difetti e pregi, soprattutto le potenzialità latenti, di cui nessuno si è ancora accorto. Cercare, scavare, mettere a nudo (anche con il sentimento), per scoprire quello che la razionalità ci ha impedito di vedere. Potenzialità archeologiche ignote, storiche-artistiche, naturali-paesaggistiche, ambientali, ed alla fine, anche “emozionali”, come detto.
In un certo senso il superamento delle Comunità montante pugliesi, ha consentito di guardare oltre il confine, oltre l’orlo delle proprie montagne. Ha consentito in alcune realtà più avanzate la ricerca di nuove vie sperimentali, individuando nuovi temi, quindi la circuitazione di più significativi Ambiti e Contesti pluri-signifjcativi, al di fuori di regole preconcette. Soprattutto guardare al “territorio vasto”, affacciandosi dall’orlo delle colline e delle creste montane.
Anche impedire ulteriori peggioramenti. Ovvero impedire agli ultimi eventi di crisi economica, pandemica (non terminata) e di un evento bellico dentro la stessa Europa (con tempi che sembrano doversi prolungare), di aggravare ogni situazione, in genere sempre più pesante e palese nei territori fragili.

Il PPTR/Paesaggio/Puglia, in particolare, oltre alla necessaria specificazione delle Zone paesaggistiche rilevanti e delle relative indicazioni, suggerimenti, linee guida e prescrizioni, è quanto mai indicativo ed innovativo nello “scoprire” i nuovi ambiti di una pianificazione urbanistica più circostanziata. Anche e soprattutto riguardo alle Aree interne.
Il PPTR/P, quindi, rende più chiare le suddivisioni operative reali, anche per una pianificazione-pilota, fornendo quadri di adeguate e multisignificanti sub-Aree interscalari di progetto, con particolare riguardo ai relativi Borghi.
Al tempo stesso individuando le interconnessioni essenziali, tecniche e concettuali, per evitare il ritorno irreversibili ad ulteriori isole disconnesse.
Le articolazioni pluritematiche delle varie tavole PPTR/Paesaggio/Puglia, tra loro intersecate, facilitano la primaria conoscenza intuitiva, oltre che razionale, per una successiva progettazione di nuovo impulso, resa quasi consequenziale per i discorsi continui, che non devono finire mai.
Un modo-modello nuovo per leggere intelligentemente i dati e suggerimenti di alcuni Piani eccellenti, i quali, a loro volta, possono (debbono) diventare specie di “Interpiani”, non definitivi, per successivi aggiornamenti ed idee (è errato considerare, come si è fatto nel passato, che l’urbanistica sia lo strumento definitivo della “previsione”. Semmai è lo strumento per “andare” verso la previsione).

Le Aree interne sono state e sono gli ambiti territoriali ideali per i Borghi più belli.
“Interne” non tanto perché sono “dentro” qualcosa di chiuso, di lontano ed irraggiungibile.
I borghi sono “porte eccellenti, eccezionali”, per entrare nei Paesaggi magici e viceversa. Diversamente i confini murati diventano concentrici.
Un meccanismo opposto, che, produce le piccole polarizzazioni urbane (Borghi che restano isolati), che è peggio delle macro-polarizzazioni. Isolamento contro caos.
Oggi le “Aree interne” sono ancora ambiti ambigui, equidistanti dai Centri urbani e dai Servizi territoriali (istruzione, salute e mobilità). Viceversa, a loro volta, sono “fornitori di risorse ambientali e culturali”, che nelle Città principali scarseggiano o sono soltanto artificiali. Uno scambio?
Tale divaricazione non potrà mantenersi ad oltranza, visto che ci stiamo sempre più interessando a Natura ed Ambiente in generale (solo come ricorsi emergenziali di pianeta in crisi). Dobbiamo scendere anche nei particolari e resteremo sorpresi.

L’APE – Appennino Parco d’Europa, avviato da Legambiente/Abruzzo, ha coinvolto le 14 Regioni appenniniche nazionali in un grande assembramento culturale. Non è, quindi, un Piano, ma un riconoscimento di “appartenenza”.
È compreso il Subappennino dauno, quindi un’ulteriore occasione propizia di inclusione/ e confronto a grande scala.
Legambiente ha prodotto a suo tempo un generale progetto APE, incentrato sulla individuazione, tutela e valorizzazione di una serie continua di Parchi appenninici : una spina verde centrale; quindi sul tema dei “Servizi territoriali”, di mediazione alla polarizzazione territoriale; quindi inversione potenziale dei fenomeni di impoverimento/invecchiamento socio-demografico; quindi di ricostruzione di un’Agricoltura della bio-diversità; di tracciamento di serie continue di percorsi, itinerari paesaggistici-ambientali; in particolare di “Corridoi eco-ambientali” (tipo Cervaro), che caratterizzano particolari ed induttive fasce trasversali di “segnatura” ed interconnessione del territorio dall’interno verso esterno. Lungo la pianura, le colline i monti, il mare come nella Capitanata. “Avvicinando” il territorio di Capitanata alle sue tante città e viceversa.
Sono ipotesi tutte rimaste appese nella vaghezza delle buone intenzioni. Come le grandi enunciazioni di “progetto globale di territorio” della Capitanata, Monti dauni compresi.
Nessuna proposta ancora di “trasversalità rotante” in tutte le direzioni di territorio vasto.

Allora una nuova inversione di territorio potremmo aspettarcela, a sorpresa, provenire proprio dalle Aree interne dei Monti Dauni e dai loro “Borghi”, “trainanti” e non trainati come peso morto. Stessa cosa per il Comprensorio del Gargano interno e del versante interno.
Ricucitura globale non solo su “linee” o direttrici come si faceva una volta, ma anche su una nuova “relazioni di Aree”, legate/sovrapposte. I collegamenti-linee solo consequenziali.
Anche rintracciando e valorizzando gli antichi tracciati storico-culturali-religiosi – della Via Francigena, della Via Sacra Langobardorum che entrano dagli stessi Monti Dauni verso la sottostante Capitanata. Stringendo sempre più stretta la slabbrata “Provincia della Capitanata, dall’interno (Monti Dauni) e dall’esterno (Gargano), e puntando molto di più sul prioritario accesso al mare, via Manfredonia.
Antiche vie ricomposte e ricongiunte sull’assetto radiale delle vie della Transumanza e degli Anelli concentrici della Bonifica di Capitanata del ‘900.
Ricomposizione che sta lì a portata di mano. Compresa una inedita interconnessione turistica diretta tra i Monti dauni e il Gargano, da sempre rimasti indipendenti l’uno dall’altro.
Risultato? Il tanto sospirato e nuovo-antico “Schema unitario di territorio” che stringe tutto.

Un progetto globale, che può essere realizzato anche per sub-nuclei, o per “Borghi”, stabilendo, anche ex-novo, un nuovo e graduale “Patto territoriale complessivo”, con specifici Contrati singoli pubblici-privato, senza scomodare grandi e lente Istituzioni e i Macro- progetti territoriali.
Diversamente l’isolamento resterà ed ancora per molto, sia pure migliorato per punti, come confezione in un certo senso artistica del tutto, ma isolata nel chiuso di movimenti ermetici.

Le considerazioni logiche di quanto espresso, suggeriscono, allora ed in conclusione, un necessario cambiamento dei paradigmi globali della pianificazione territoriale e connessa pianificazione urbana di Borghi e Città (reciprocità nuova), anche quando queste coinvolgono significativamente il territorio.
Non più solo irrealizzabili maxi-pianificazioni territoriali (costose, in tempo di esiguità di risorse economiche), e visto che queste hanno una così difficile è lunga attuazione da ritenerle utopie.
Non più enunciazioni teorica esaustiva, ma processi progettuali a step.
Questa una voce tra le altre mille, più autorevoli, che potranno determinare svolte vere e proprie.
Eustacchio Franco Antonucci

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