I Cani. Glamour. Liriche contemporanee e note evolute

i cani glamour
history 3 minuti di lettura

Nel 2011 Il sorprendente album d’esordio de I Cani aveva colto di sorpresa e attirato plausi e discussioni. E come accade per gli esordi di questo genere si aspetta al varco l’artista per il confronto. Non è il caso di girarci troppo intorno e chiudiamo velocemente la pratica. Niccolò Contessa creatore del progetto I Cani ha superato bene la prova. Decisamente bene.
Glamour appartiene, per buona parte, ad altra musica e lo si capisce immediatamente dal brano da cui è nato tutto l’album: Introduzione. Ha precisato recentemente che «ho voluto fare una cosa molto rétro: spiegare quello che voglio fare prima che inizi il disco. Avevo degli abbozzi di tutti gli altri brani ma mi mancava la spinta a mettermici a lavorare» [1].
Suoni e testi che attengono alla contemporaneità e alla complessità che si porta dietro come nel passaggio doppio del settimo e ottavo brano, dall’istantaneo/a strumentale Theme from Koh Samui dall’atmosfera da ristorante in chiusura al ritmo incalzante di un pop baustelliano di Storia Di Un Artista… “e morire dal vomito dopo carriere splendide”.

Villa individua qualche momento di continuità con l’album di debutto come certi spunti elettronici ma la trama è diversa per l’estensione delle soluzioni sonore e per una maggiore nettezza dei suoni complice la produzione di Enrico Fontanelli degli Offlaga Disco Pax. «Non siamo qui a dirvi che ogni canzone è un capolavoro, dal punto di vista musicale non c’è niente di particolarmente innovativo e qualche passaggio meno incisivo non manca: nel complesso, però, i brani funzionano egregiamente nella loro accezione pop, ovvero come veicolo per assicurarsi che le liriche, il reale punto di forza, restino ben impresse in testa» [2].
Madeddu incentra la sua recensione sul concetto di contemporaneità con un occhio sospetto ai Baustelle in una loro ipotetica versione 2.0. Non si capisce se va “sprezzarlo” o “adorarlo” ma è sempre avanti, contemporaneo «per linguaggio, taglio, destinatari, bersagli». Il suo giudizio alla fine più che positivo [3].
Il tema del confronto con  l’esordio lo riprende Jeannin senza però ricamarci troppo. Se è rimasta intatta la capacità di appiccare addosso le parole e i ritornelli, il sound si è evoluto facendosi «più stratificato e funzionale ai pezzi». Il brano che rappresenta al meglio il disco, per lo stare in mezzo tra qualche ripresa del precedente e le mutazioni sonore di certi passaggi, è Storia di un impiegato. «Cita, si autocita, ironizza, critica, incalza; in pratica l’essenza dei Cani […]. Songwriting pulito, ritornello che ti rimane addosso, impasto voce e sound perfettamente amalgamato, il tutto condito da una sana dose di disillusione» [4].
Glamour è un LP vero che non si porta dietro le scelte comunicative e se vogliamo di markenting dell’esordio. Per Cavaliere non tradisce le attese perché se riprende alcuni temi del passato riesce ad innestare nuovi colori su «un quadro che fa della lentissima composizione, la migliore caratteristica» [5].
Non vi curate di noi e ascoltate!
Ciro Ardiglione

genere: elettro-pop
I Cani
Glamour
etichetta: 42 Records
data di pubblicazione: 22 ottobre 2013
brani: 11
durata:  39:12
cd: singolo

[1] Antonio Sansonetti, “I cani: l’intervista poco glamour”, xl.repubblica.it, 27 dicembre 2013
[2] Mattia Villa, www.ondarock.it, 26 ottobre 2013
[3] Paolo Madeddu, Rolling Stone, dicembre 2013, pag. 122
[4] Marco Jeannin, www.rockol.it, 29 ottobre 2013
[5] Giulia Cavaliere, www.sentireascoltare.com

newsletter mentinfugaIscriviti alla newsletter

-----------------------------

Se sei giunto fin qui vuol dire che l'articolo potrebbe esserti piaciuto.
Usiamo i social in maniera costruttiva.
Condividi l'articolo.
Condividi la cultura.
Grazie

In this article