I costi della crisi e della speculazione in Irlanda

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sabato, 2 aprile 2011

Che culo! Dai risultati degli stress test delle quattro grandi banche irlandesi occorreranno “solo” ‘l’irrisoria cifra di 24 miliardi di  euro e non i 30 previsti dagli analisti. Il totale degli interventi statali potrebbe sfiorare la cifra di 70 miliardi. I primi 35 miliardi per il settore del credito provenivano dal pacchetto di aiuti “condiviso” l’anno scorso tra Ue e Fmi e Dublino.
Queste simulazioni da shock servono a valutare i fondi di proprietà di cui le banche avrebbero bisogno per gestire eventuali perdite supplementari, in caso di crisi azionaria, di default di bond sovrani o di aumento del prezzo del petrolio. Intanto è molto probabile l’ennesima nazionalizzazione dell’istituto di credito Irish Life & Permanent (IL&P).
Ad essere più precisi all’appello mancano le stime per Anglo Irish che dal precedente test sembrava necessitasse di 5 miliardi di euro e quelle per Irish Nationwide [1].
La ricapitalizzazione per le banche dell’isola servirà a ristrutturare i conti, ad iniziare dal rapporto depositi\prestiti che supera il 170% e, secondo le indicazioni della Banca centrale, dovrà scendere al 122%.

Il quadro finale vedrà, secondo il governo irlandese, un sistema bancario semplificato e sorretto da due banche universali Bank of Ireland la cui politica di credito sarà fondamentalmente rivolta al mercato nazionale e Allied Irish che si fonderà con Ebs.
Non è chiaro cosa accadrà alla Anglo Irish anche se la sua liquidazione è vicina viste le sofferenze e perdite oltre i 17 miliardi e nonostante 30 miliardi di ricapitalizzazione già attuata.

Come verranno sostenute le ristrutturazioni patrimoniali?
Il governatore della Banca centrale Noonan ha dichiarato che il suo istituto e la BCE renderanno sempre disponibile un <<livello estremamente elevato di impegno>> per il finanziamento del sistema ed inoltre si chiederà un <<contributo significativo>> agli obbligazionisti junior delle sue banche per pagarne il costo, come pure <<verranno richiesti ulteriori contributi significativi da altre fonti, compresi i titolari di debito subordinato, vendendo asset per generare capitale e, se possibile, cercando investitori nel settore privato>> [2].
In realtà la BCE sembra non troppo propensa a scaricare sui detentori delle obbligazioni i costi sia pur parziali delle operazioni con la giustificazione dell’effetto domino in Europa. E quindi si dovrà ricorrere ai soldi pubblici, a tassi di interesse elevati spinti in alto da una speculazione finanziaria che nessuno vuole arrestare, con l’ulteriore aggravio del debito pubblico. Nel 2010 il deficit ha raggiunto già il 32% del Pil e il debito pubblico è dell’ordine del 100%  e un ulteriore ricorso agli aiuti da parte dell’Unione europea e del Fondo monetario internazionale non farebbe che peggiorare le cose.
Come ha spiegato in un interessante articolo il professor Paul De Grauwe se l’istituzione del Meccanismo europeo per la stabilità (Esm) è una buona notizia perché può aiutare i paesi che necessitano di liquidità, il modello con il quale si gestisce è deleterio, <<si ispira all’idea che i Paesi che richiederanno fondi all’Esm dovranno essere puniti, […]. Il primo motivo che l’Esm applicherà un tasso di interesse alto, […], il secondo è che per ottenere i finanziamenti, i Paesi richiedenti dovranno impegnarsi a rigidi programmi di austerità. […] vale a dire, a ridurre la spesa ed aumentare il prelievo fiscale, o in altre parole, ad imboccare la strada più sicura per acuire la recessione>> [3]. �
A quel punto saranno le solite politiche restrittive e di tagli selvaggi agli stipendi al welfare all’istruzione e alla produzione a scaricare sulla popolazione gli effetti di una crisi innescata dalla bolla immobiliare oramai tre anni fa. <<”Il cielo di Irlanda era un oceano di nuvole e luce”, oggi è un oceano di bond inevasi e debiti. Nel 2000 le banche islandesi furono privatizzate e deregolamentate e allegramente si indebitarono per 12 volte il Pil del paese. Tutti sanno come è andata a finire l’avventura islandese del Mare del Nord. Le banche d’investimento sono state chiuse e tutti sono tornati a pescare il merluzzo>> [4].           di Pasquale Esposito

[1] Sono informazioni riportate da esperti della Morgan Stanley in “Banche Ue: pressione su quelle irlandesi dopo stress test, gli analisti approvano”, www.finanzaonline.com, 1 aprile 2011
[2] “PUNTO1-Irlanda, da stress test necessità banche per 24 mld”, www.borsaitaliana.it.reuters.com,
giovedì 31 marzo 2011
[3] Paul De Grauwe, “Bello il fondo europeo ma aiuta la recessione”, La Repubblica, 31 marzo 2011, pag. 28, traduzione di Guiomar Parada
[4] Vittorio Da Rold, “Irlanda schiacciata dai debiti, lo Stato costretto a salvare Irish Life”, www.ilsole24ore.com, 29 marzo 2011

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