I decreti ideologici del Governo Meloni

Palazzo Chigi sede del Governo
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“Avevamo promesso di essere veloci e lo siamo stati”, questo quanto dichiarato dalla presidente del Consiglio Meloni al termine del Consiglio dei Ministri svoltosi il 31 ottobre scorso [1]. Ma per cosa? E con quale necessità d’urgenza?

La partenza è stata a rullo compressore e – seguendo un’impostazione ideologica – ha messo subito mano a temi nevralgici come Giustizia, Sicurezza e Covid-19, per poi presentare anche la lista dei 31 sottosegretari e 8 viceministri. Le prime decisioni del governo si avvalgono di un decreto legge per mantenere in piedi l’ergastolo ostativo considerato uno strumento ineliminabile fra quelli a disposizione per il contrasto alla criminalità organizzata.

Questa forma di pena detentiva tra le più dure, impedisce al detenuto di beneficiare di permessi o di aspirare all’inserimento nel regime di semilibertà a meno che non collabori con gli operatori di Giustizia. È quindi la forma di detenzione estrema – non a caso ricordata con la formula “fine pena mai” – che si applica nei confronti di chi si è macchiato di delitti di mafia o di terrorismo, oppure reati di pedopornografia o prostituzione minorile per finire con il reato di sequestro di persona a scopo di estorsione.
Va ricordato che un anno fa la Corte Costituzionale, recependo le indicazioni della Corte europea per i Diritti Umani, dichiarò l’ergastolo ostativo incompatibile con il nostro ordinamento perché, fondamentalmente, contrario al principio di uguaglianza e alla funzione rieducativa della pena, sanciti dagli articoli 3 (“Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge”)  e 27 (“Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”) della Costituzione.
I giudici della Corte hanno sollecitato il Parlamento – come detto prima, da un anno – ad una revisione della norma che dovrebbe essere attuata entro l’8 di novembre. I tempi sono strettissimi se non addirittura impraticabili e sinceramente non vedo come questo decreto possa essere rimodulato per armonizzarsi con le indicazioni della Consulta. Nel merito, il documento prevede ai fini della concessione dei benefici la verifica di determinati punti fermi che vanno dalla buona condotta carceraria al risarcimento dei danni provocati con l’azione delittuosa, alla cessazione di possibili contatti con la criminalità esterna.
Se sulla carta la verifica di tali presupposti può apparire logica vista la tipologia dei reati, forti dubbi sull’effettiva volontà di un adeguamento alle indicazioni della Corte, suscita la modalità per accedere all’istituto della “libertà condizionale” la cui domanda non potrà essere presentata se non dopo aver scontato 30 anni di detenzione. Anche senza consultare tabelle statistiche, teniamo presente che quelle tipologie di reato, proprio per la loro specificità, non possono che essere compiuti da soggetti molto prossimi alla mezza età e che pertanto il limite dei 30 anni per richiedere la “condizionale” potrebbe risultare un obiettivo irraggiungibile causa decesso naturale.
Insomma, salvare le apparenze con una riformulazione legislativa purché tutto rimanga come prima; chi è in carcere ci rimanga e silenzio.

In materia sanitaria e cioè Covid-19, l’impressione è che si sia rotto senza alcun indugio ogni diaframma che manteneva le distanze fra una attenta valutazione della situazione sanitaria e la voglia smaccata di premiare, per il loro quasi certo contributo elettorale, quei medici e quella frangia della popolazione “anti Covid”, “anti mascherine”, “anti tutto”, contrari ad ogni presunta forma di limitazione della libertà personale, che ora si vedono reintegrati con un colpo di bacchetta magica.
La precoce abrogazione delle sanzioni per l’inosservanza dell’obbligo vaccinale per i medici, prevista per il 31 dicembre prossimo, è difficile da giustificare anche con la carenza di personale medico, anche perché 4.000 sanitari rimessi al loro posto non risolvono il problema di una Sanità volutamente abbandonata al suo destino; progressivamente mutilata negli organici – al netto dei pensionamenti – e soffocata dall’immancabile burocrazia. Un accerchiamento studiato per sbilanciare il livello delle prestazioni della Sanità pubblica a favore di quella privata.
Quale rappresentante del governo parlerà ora con i malati in corsia che si vedranno al loro capezzale i medici “no vax” nuovamente attivi, spiegando le ragioni di questa scelta? E come l’argomenteranno, cosa che non accadrà mai, alle migliaia di medici che hanno lottato in silenzio per due anni, vaccinati e con le mascherine? Forse gli diranno di essere stati poco furbi, il che in un Paese come il nostro dove la scaltrezza fa curriculum, significa etichettarli come sciocchi. Ecco perché non è credibile la perentoria affermazione della Meloni quando dice:”… a ciò si aggiunge la carenza del personale medico: quindi aver rimesso a lavorare questi medici non vaccinati serve a contrastare la carenza e garantire il diritto alla salute” [2]. Il diritto alla salute, le andrebbe spiegato, si attua anche con il favorire la scienza e con questa decisione siamo in direzione opposta.

In tema di sicurezza poi, la compagine governativa mostra una muscolarità ipertrofica condita da furbizia post elettorale facendo diventare i “rave party” una pericolosa emergenza nazionale (Mattarella riterrà valido lo strumento della decretazione d’urgenza?). Ricordando che  il rave party tenutosi nelle vicinanze di Modena si è sciolto in maniera pacifica, si è addirittura introdotta una nuova tipologia di reato, quello cioè di “Invasione per raduni pericolosi”. Mai  venuto in mente un distinguo simile neanche a quel cervello sopraffino e giuridicamente preparato di Alfredo Rocco – la cui bozza di decreto  prevede la reclusione da 3 a 6 anni e multe da 1.000 a 10.000 euro. Tanta durezza per un semplice motivo: ”Lo Stato non può mostrarsi inerme di fronte all’illegalità” [3]. Principio sacrosanto; ora non rimane che aspettare la prossima occasione dove poter verificare la tanto decantata coerenza.
Intanto a proposito di leggi da rispettare dove erano prefetti e forze dell’ordine durante l’adunata fascista a Predappio? O durante lo sgombero forzato di semplici tifosi nella curva nord ad opera di ultrà durante la partita Inter-Sampdoria?

Sempre in tema di giustizia, il Consiglio dei Ministri ha dovuto rinviare l’entrata in vigore della già contestata riforma Cartabia, spostando il termine per il varo della legge al 31 dicembre per rimanere ancorati ai vincoli del PNRR. La richiesta di sospensione è arrivata da parte di tutte le Procure Generali che hanno evidenziato come le nuove norme relative al processo penale siano al momento inapplicabili così come richieste, tanto da dover temere una paralisi del sistema giudiziario.

Un consiglio dei ministri che le opposizioni stigmatizzano, a partire dal PD che parla di “un esordio che ha premiato i no vax” mentre Giuseppe Conte condanna la “tolleranza zero verso i rave e occhi chiusi sulle camicie nere a Predappio”.

Poi è stata la volta dell’elenco degli 8 vice ministri e dei 31 sottosegretari. La Meloni si è circondata delle persone a lei più fedeli, ponendo il suo alter ego Fazzolari (FdI) all’Attuazione del Programma e Bignami vice ministro alle Infrastrutture dove regna Salvini. Per il resto, personaggi che non avremmo voluto più vedere né sentire; si va da Stefania Rauti (FdI) a Durigon (Lega) per arrivare ad un resuscitato Sgarbi. Ma la destra è questa, il che non significa farci l’abitudine.

Un capitolo a parte riguarda i comportamenti di quello che potremmo definire una sorta di “governo ombra” della Meloni, il cui animatore è Matteo Salvini. Ministro delle Infrastrutture, i cui poteri gli appaiono esigui rispetto alle sue capacità, ha già organizzato di propria iniziativa un incontro per l’8 novembre al ministero di Porta Pia con i Presidenti di Sicilia e Calabria – rispettivamente Renato Schifani e Roberto Occhiuto – per mettere a punto l’operatività del progetto del Ponte sullo Stretto. Salvini si muove in perfetta autonomia o, se vogliamo, in parallelo alle priorità fissate dal Governo che comunque non comprendono per nulla, pur prevedendone una ipotesi di fattibilità, il tanto discusso e contestato Ponte. Ma Salvini ha fretta, ha bisogno di dimostrare all’ormai esangue suo elettorato che lui è uomo di parola e pertanto: ”Ho già fatto la prima riunione operativa con ingegneri ed esperti e c’è già un’ipotesi di costo e di tempistica… Per me sarà un impegno e un orgoglio arrivare finalmente alla definizione del progetto e all’avvio dei lavori di qualcosa che porterà il nome dell’ingegneria italiana in tutto il mondo” [4].

Staremo a vedere, ma temo che ci troveremo tra non molto allo scontro frontale fra i leader della coalizione che proprio tanto unita non appare essere.

Stefano Ferrarese

[1] Silvia Gasparetto, https://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2022/10/31/dal-cdm-ok-a-decreto-unico-su-covid-e-rave.-meloni-sul-covid-no-ad-un-approccio-ideologico_5e962845-b46a-4e9d-8be0-290a435610f2.html, 1 novembre 2022
[2] Nadia Palazzolo, https://www.today.it/politica/governo-meloni-consiglio-ministri-oggi-31-ottobre-2022.html, 31 ottobre 2022
[3] Andrea Colombo, https://ilmanifesto.it/meloni-completa-la-squadra-e-lancia-la-prima-crociata,    1 novembre 2022
[4] https://www.today.it/politica/salvini-ponte-stretto-messina.html, 1 novembre 2022

 

 

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