I derivati, il Tesoro e l’economia italiana

Economia finanza denaro
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Nel 2002 W. Buffett ammonì che avrebbe potuto verificarsi una guerra atomica finanziaria. I derivati da lui definiti “armi finanziarie di distruzione di massa”, sono di fatto una scommessa (segreta o poco trasparente) su un evento che accadrà in futuro e potrebbe comportare la stratificazione di interessi. L’ammonimento è stato ignorato. Dal 2002 al 2013, la stima (Forbes: Big Banks and Derivatives: Why Another Financial Crisis Is Inevitable. S. Denning 2013) della Banca dei Regolamenti Internazionali, è arrivata a $710.000 miliardi di derivati: più di dieci volte il valore di tutta l’economia mondiale. Dopo la vicenda Monti e Morgan Stanley con l’esborso in un’unica soluzione di €3,1 miliardi, il costo dei derivati del Tesoro ha raggiunto il record di €6,7 miliardi solo nel 2015, tra il 2011 e il 2015, le perdite ufficiali per lo Stato arrivano a €23,5 miliardi (L. Piana, “La voragine”, Mondadori 2017).  La guerra finanziaria distruggerà l’Italia?

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