I due Loro di Paolo Sorrentino

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C’è continuità tra le due parti del racconto cinematografico, sviluppato nei due film Loro 1 e Loro 2, ultima opera di Paolo Sorrentino (sua la regia; la sceneggiatura è scritta con U. Contarello, Aprile / Maggio 2018), improntato ad una cifra narrativa neorealistica ed onirico-surrealista allo stesso tempo. La solidità stilistica fa bella mostra di sé con il montaggio realizzato, con le inquadrature ed il supporto della fotografia che evocano il silenzio di un copione non necessario, le scenografie (S. Cella), i costumi, le musiche (L. Marchitelli) e, infine, nonostante la ridondanza dialogica, l’eccelsa recitazione (il vero valore aggiunto del film, grazie a Elena Sofia Ricci e Toni Servillo, su tutti), sono messi al servizio della chiarezza narrativa e della coerenza tra le parti.

Si allude all’impronta neorealistica perchè – come in altre prove letterarie e filmiche, ad esempio Gomorra (rif. a Gomorra. Viaggio nell’impero economico e nel sogno di dominio della camorra, R. Saviano, 2006; a Gomorra, film diretto da M. Garrone, 2008), Suburra (Suburra, G. De Cataldo e C. Bonini, 2013; Suburra, film diretto da S. Sollima, 2015), Razzabastarda (film diretto da A. Gassmann, 2013), Lo chiamavano Jeeg Robot (film diretto da G. Mainetti, 2016) e nelle stesse precedenti opere del regista napoletano, Il Divo (2008) e La grande bellezza (2013; sceneggiato con U. Contarello) – Paolo Sorrentino s’adagia su quanto è già stato innovato circa gli aspetti formali e strutturali del recente fare cinema, puntando alla sua permanente modernizzazione (una sorta di indefinibile rincorsa, come nel mondo delle applicazioni, alla “versione” più avanzata d’una funzionalità già in auge) riuscendo a sottrarlo ancora alle formule realizzative, ai modi di produzione, ai canoni spettacolari, alle consuetudini linguistiche tradizionali. Non siamo in presenza dell’espressione di un ‘nuovo rinnovamento’ pur restando – Loro 1 e Loro 2 – all’interno della tumultuosa onda del cinema postmoderno degli anni ’70 e ’80 del Novecento che subì, facendosene una ragione, la mutazione tecnico-mediologica e gli scambi intermediologici prodotti dalle nuove potenzialità tecniche del “digitale” e dai nuovi canali di diffusione degli strumenti audiovisivi con momenti di vera e propria esaltazione delle fasi di post-produzione del film.

Questo percorso creativo, pur fondandosi sul giusto presupposto che l”ansia di realtà‘ (ora per occultarla e negarla, ora per sussumerla e denunciarla fenomenologicamente) è presente e constatabile, soprattutto nelle inquadrature in primissimo piano dei volti “segnati”, sgradevolmente alterati dalla presenza di numerosi solchi, quasi caricaturali, dei protagonisti principali Silvio e Veronica, sembra assurgere a caratteristica costante dello storytelling sorrentiniano.

In secondo luogo, l’approccio onirico-surrealista della descrizione fatta da Sorrentino del venticinquennio berlusconiano, perchè il film di questo tratta, depurata la trama politica dalla vicenda privata che – inevitabilmente – interviene con maggior enfasi in Loro 2 con la scrittura dialogica nutrita di espliciti rimandi alla campagna / stampa di la Repubblica diretta a suo tempo da Ezio Mauro, rinvia ad un solco denso di ceneri dadaiste, simil surrealiste, futuriste (rif. a La cinematografia futurista 11 Settembre 1916, F.T. Martinetti, B. Corrà, E. Settimelli, A. Ginna, G. Balla, R. Chiti), con l’intenzione di rappresentare la “bruttaetica del Cavaliere pedagogicamente finalizzata ad “erigere” mentalità (la scena del dialogo con il nipote è esemplare), la depravazione dei poteri che si basa sulla “cultura della semplicità” – il dividendo – a fronte della “complessità sociale” – i valori antibiotici –, solo in parte innescando sensazioni forti, dure e talvolta violente.

Tuttavia, alcuni temi “sporchi” (i traffici illeciti e disonorevoli di “giovane carne umana”, di sostanze stupefacenti comprensive dei palinsesti delle emittenti televisive commerciali e di “consenso” politico-affaristico), da tempo non più proibiti, vengono portati alla luce in modo scenograficamente eccellente (il coatto buen retiro sardo è inquadrato con campi medio-lunghissimi che nulla hanno da invidiare alla pittura paesaggistica), ma troppo tardi rispetto all’andamento della venticinquennale storia politica e civile e affrontati ampiamente già ne Il caimano, il film di Nanni Moretti del 2006; inoltre, le pulsioni umane, la sessualità, la pazzia, l’inconscio, l’amore cosiddetto “folle”, la sofferenza anche fisica, non solo del “primo attore politico” il quale, in coincidenza con l’uscita nelle sale cinematografiche di Loro 2, dal Tribunale di sorveglianza di Milano ottiene la riabilitazione, decisione che cancella tutti gli effetti della condanna subita nel processo sui diritti Mediaset nel 2013, proiettano verso una positività da “vittima di se stesso” del milanese Berlusconi come se – futuristicamente – una “rombante automobile” fosse più bella della Nike di Samotracia, una delle icone più famose della bellezza in senso classico.

Il film di Sorrentino trova – sinceramente, non è però facile individuarne una autentica motivazione filosofica – un’efficace chiusura estetica: una sequenza di immagini che non vuole essere consustanziale alle scene precedenti cristallizzando l’assenza d’una antropologia alternativa. Il regista termina il suo racconto precipitando in un respiro corale, emotivamente vibrante quanto socialmente cupo, in un disincanto, nel reportage di figure umane in penombra, stanche, afflitte, timorose, una accanto all’altra nel solitario dolore, ancorate ad una tragedia, dall’incerto esito, ed alle macerie circostanti di un terremoto, quello che nel 2009 ha devastato L’Aquila.

Il seguito di scosse che ha abbattuto un’intera comunità, negli edifici e nelle relazioni tra le persone, si è originato da un punto più o meno profondo della crosta terrestre per effetto di fenomeni di natura tettonica; è metafora troppo facile per indicare un rischio – ancora attuale – di una disfatta etica e sociale – essendo il “potere” e la “politica” ancora più occulti della natura geologica del sisma – se non in grado, ciascuno e tutti, di imprimere un movimento a carattere sociale che permetta di fuoriuscire da un’epoca, più o meno estesa nel tempo e che la cronaca segnala come dilatabile ulteriormente, assolutamente nefasta per i cittadini e la “bellezza” da generare.

Mons. Nunzio Galantino, Segretario generale della Conferenza episcopale italiana, rispondendo ad una domanda di una giornalista sulla morte dell’esponente mafioso di Cosa Nostra, Totò Riina, ha affermato: “Le cose non cambieranno solo perché è morto Riina, ma cambieranno solo se ci assumeremo tutti le nostre responsabilità. E chi è chiamato ad amministrare lo faccia tenendo presente la legalità ed il rispetto e le istanze di tutti”.

Silvio e Veronica, che il Signore li abbia in gloria, non vanno compresi in modo pietistico, piuttosto sconfitti politicamente e culturalmente assumendosi, ciascuno e tutti, la responsabilità della diversità antropologica. Il mondo dell’antropologicamente diverso è tutto da investigare, da spiegare, da narrare. Anche cinematograficamente.
Giovanni Dursi

genere: biografico
regia: Paolo Sorrentino
soggetto: Paolo Sorrentino
sceneggiatura: Paolo Sorrentino, Umberto Contarello
fotografia: Luca Bigazzi
montaggio: Cristiano Travaglioli
effetti speciali: Simone Coco
musiche: Lele Marchitelli
scenografia: Stefania Cella
costumi: Carlo Poggioli
trucco: Maurizio Silvi, Aldo Signoretti

Loro 1
cast: Toni Servillo, Elena Sofia Ricci, Riccardo Scamarcio, Kasia Smutniak, Euridice Axen, Fabrizio Bentivoglio, Roberto De Francesco, Dario Cantarelli, Anna Bonaiuto, Giovanni Esposito, Ugo Pagliai, Ricky Memphis, Lorenzo Gioielli, Alice Pagani, Caroline Tillette, Elena Cotta, Iaia Forte, Duccio Camerini, Yann Gael, Mattia Sbragia, Max Tortora, Milvia Marigliano, con l’amichevole partecipazione di Michela Cescon e con Roberto Herlitzka.

Loro 2
cast
: Toni Servillo, Elena Sofia Ricci, Riccardo Scamarcio, Kasia Smutniak, Euridice Axen, Fabrizio Bentivoglio, Roberto De Francesco, Dario Cantarelli, Anna Bonaiuto, Giovanni Esposito, Ugo Pagliai, Ricky Memphis, Lorenzo Gioielli, Alice Pagani, Caroline Tillette, Mattia Sbragia, Max Tortora, Milvia Marigliano Con Roberto Herlitzka

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