I Fratelli Karamazov

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«… Ciascuno di noi è colpevole di tutto e per tutti sulla Terra, questo è indubbio, non solo a causa della colpa comune originaria, ma ciascuno individualmente per tutti gli uomini e per ogni uomo sulla Terra…” I fratelli Karamazov – pag. 230 traduzione italiana

Polonia, in una calda giornata estiva un gruppo di persone viaggia verso un’acciaieria abbandonata. Sono attori di un teatro di Praga, giunti per provare uno spettacolo che si terrà il giorno successivo. Alcuni operai sono ancora al lavoro, le uniche creature viventi rimaste. In un primo momento prestano poca attenzione agli attori, preoccupati per una tragedia accaduta il giorno prima: il figlio di un manovale è caduto da una passerella e si è
rotto la spina dorsale. Il loro interesse è tutto rivolto nel suo destino. Tra i resti di vecchi macchinari e vecchie cianfrusaglie, le prove hanno inizio: si tratta di un adattamento de I fratelli Karamazov di Fëdor Dostoevskij. Per tutto il tempo il mondo reale degli operai rimane ai margini della performance, finché gli echi della tragedia che stanno vivendo risuonano all’interno della rappresentazione…
Grazie al coraggioso lavoro di “Distribuzione Indipendente” giunge in Italia, con qualche anno di ritardo rispetto all’anno di produzione (2008), questo interessante film del drammaturgo ceco Petr Zelenka.

i fratelli karamazov petr zelenka

Anzitutto non si può non partire dal testo di riferimento, l’ultimo romanzo del grande Fedor M. Dostoevskij, pubblicato a puntate nel 1879 sul “Messaggero Russo”. Nelle intenzioni dell’autore, avrebbe dovuto far parte di un lavoro più vasto, ma nel 1880 lo scrittore morì. Come tutti i lavori di Dostoevskij, il libro è un opera complessa, incentrato su grandi questioni: la fede, la ragione, il libero arbitrio, ma sopratutto su cosa accade all’uomo quando allontana dal proprio orizzonte la presenza di Dio.
Gli attori che recitano il testo all’interno della fabbrica in via di chiusura, rappresentano molto bene i dilemmi morali posti dal testo, e con grande bravura portano avanti le prove del proprio spettacolo. Ma la struttura nella quale provano e dove dovranno recitare il proprio spettacolo non è una fabbrica qualsiasi. Siamo nella grande acciaieria di Nowa Huta, alla periferia della città polacca di Cracovia. Una struttura immensa, dove nel suo periodo di massima espansione lavoravano 40.000 operai. Già nel 1977 il regista polacco Andrzej Wajda raccontò la costruzione della fabbrica, nel suo film “L’uomo di Marmo”. Ma nella storia recente di questo paese Nowa Huta ha avuto  un ruolo importante. Da quella fabbrica nacque il movimento sindacale di Solidarnosc e lì si svolse uno dei primi comizi di Lech Walesa. In un punto del film questo viene fatto notare da uno degli operai.

i fratelli karamazov petr zelenka

Lo spettacolo rappresenta in modo frammentario ma efficace lo sviluppo della storia, e quanto più la recitazione degli attori sembra essere sublime, tanto più si notano le piccolezze e le meschinità degli uomini che li rappresentano. Gli attori sembrano applicare la lezione del teatro povero di Grotowski, dove lentamente la distinzione fra pubblico e artisti sembra affievolirsi. I pochi operai presenti, lentamente si appassionano alla storia e gli attori, sempre di più cercano di capire cosa pensi l’operaio che ha il figlio in pericolo di vita.

La macchina si muove fra resti di lavorazione, angoli sporchi, immense gru e sembra dispiacersi per la fine di quel mondo fatto di acciaio, sudore, rumorose macchine in ciclo continuo. Ma soprattutto sembra volere raccontare un vuoto: gli ingranaggi, per quanto arrugginiti, continuano a funzionare, le gru a muoversi, le catene a stridere, ma mancano gli operai.
E il regista si pone forse una domanda: ha senso il lavoro dell’attore in questa realtà?
Dalle prove manca una parte importante del libro di Dostoevskij, quella del Grande Inquisitore; colui che processa Gesù tornato sulla terra, cerca di farlo confessare, di farlo parlare, ma egli si rifiuta. Non esprime parola, lasciando così gli uomini di fronte alle proprie responsabilità, per rispettarne il diritto di scegliere fra il bene e il male.
Ma la parte del grande inquisitore spetta al pubblico che guarda. L’attore, nella parte finale del film recita: “Karamazov. È vero quello che l’ultimo giorno resusciteremo e ci rivedremo tutti?“. Ma a questa domanda non c’è risposta, il film finisce lasciando la responsabilità della risposta ad ognuno di noi, chiedendo di spiegare il senso del gesto finale dell’operaio.
Francesco Castracane

Scheda del film
Titolo originale: Karamazovi – Genere: drammatico – Origine/Anno: Repubblica Ceca/Polonia, 2008 – Durata: 100 minuti – Regia:  Petr Zelenka – Sceneggiatura: Petr Zelenka – Interpreti: Ivan Trojan, Igor Chmela, Martin Mysicka, David Novotny, Radek Holub, Lenka Krobotova – Montaggio: Vladimir Barak – Fotografia: Alexandr Surkala – Musiche: Jan A.P. Kaczmarek
Versione Originale sottotitolata in italiano

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