I Gladiatori, una mostra al MANN. Tra mito, fama e umanità

MANN I Gladiatori
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Chi erano i gladiatori e perché il cinema ha pescato a mani basse nelle loro storie? Perché queste figure di combattenti – e tutta la crudeltà della loro vita e della loro morte – hanno sempre affascinato gli spettatori? Solamente io ho guardato “Il Gladiatore” con le mani davanti agli occhi, in certe scene?

Forse tutto dipende da un’immagine sul sussidiario di terza elementare, il primo anno in cui si cominciava a studiare la storia, un gladiatore dall’espressione truce, e dal testo che lo presentava come un combattente obbligato a dare spettacolo a costo della vita. Erano schiavi o liberti, veniva precisato, che non avevano niente da perdere. Ma questo per una bambina di otto anni era troppo, così giravo veloce la pagina, cercando la rassicurante figura di Caio Giulio Cesare, che la storiografia presentava come un capo lungimirante e affidabile, e mi acquietavo.

Tutte queste emozioni sono tornate a galla quando ho saputo che il Museo Archeologico Nazionale di Napoli (MANN) ha preparato una mostra dedicata ai gladiatori e aspetta solo di poter riaprire per presentarla al pubblico. Intanto nel corso di una conferenza stampa digitale, la mostra è stata presentata alla stampa.

MANN I gladiatori salone della Meridiana
Un momento dell’allestimento della mostra I GLADIATORI presso il Museo Archeologico nazionale di Napoli.
ph. Mario Laporta/KONTROLAB

Cuore dell’allestimento saranno centosessanta reperti esposti nel Salone della Meridiana (uno straordinario spazio di 54 metri per 20 al primo piano del museo), che raccontano un viaggio di ricerca suddiviso in sei sezioni: 1) Dal funerale degli eroi al duello per i defunti; 2) Le armi dei Gladiatori; 3) Dalla caccia mitica alle venationes; 4) Vita da Gladiatori; 5) Gli Anfiteatri della Campania; 6) I Gladiatori “dappertutto”.

«Idoli delle folle, bramati dalle donne e protagonisti di storiche ribellioni, i gladiatori furono baciati da una fama che già alla loro epoca varcò i confini delle arene e che nel corso dei secoli si è ulteriormente ingigantita», ha affermato il direttore del MANN, Paolo Giulierini. «Basti pensare ai tanti film che ne hanno spettacolarizzato le vicende o al ruolo che il termine stesso ha assunto nel nostro vocabolario e nella quotidianità».

La mostra, nata dalla volontà di narrare la fortuna degli antichi spettacoli in tutte le aree dell’Impero Romano, inizia, nella prima sezione, con i riti funerari e i combattimenti in onore dei defunti, considerati gli antecedenti delle esibizioni dei Gladiatori. Nella seconda sezione dedicata alle armi (tra queste: elmi, scudi, schinieri, spallacci, cuspidi di lancia, pugnali, spade) si spiega come esse non erano semplici strumenti per lo scontro con gli avversari, ma simbolo della provenienza etnica e delle classi dei Gladiatori, e a volte quasi delle creazioni artistiche.
Le venationes, terza sezione della mostra, erano il preludio ai combattimenti, uno spettacolo prima dello spettacolo, con fondali e ambientazioni di matrice storica e mitologica e la presenza di animali feroci, con cui solitamente si cimentavano i cacciatori, come bufali, orsi, leoni ed elefanti.

elmi gladiatori
Un momento dell’allestimento della mostra I GLADIATORI presso il Museo Archeologico nazionale di Napoli.
ph. Mario Laporta/KONTROLAB

Nella quarta sezione, dedicata alla vita dei gladiatori, i reperti permettono di ricostruire le caratteristiche della persona sotto l’elmo, partendo da alcuni e specifici aspetti della dimensione più lontana dall’arena, come l’alimentazione e la salute, la medicina e la chirurgia, l’individuo e la morte.
La quinta sezione, gli Anfiteatri della Campania, ci mostrerà -tra reperti archeologici e ricostruzioni tecnologiche- i luoghi dove si svolgevano i combattimenti dei gladiatori, tra cui l’Anfiteatro di Santa Maria Capua Vetere, presentato grazie ad un plastico ricostruttivo, che è tra i più grandi al mondo insieme al Colosseo e all’anfiteatro di El Jem in Tunisia.
La sesta sezione – gladiatori dappertutto – dimostra come il mito dei gladiatori non è stato mai confinato al solo ambito delle arene perché già nell’antichità la fortuna di questi combattenti è stata trasposta nell’apparato decorativo, musivo e parietale, nonché nelle suppellettili presenti nelle case dei romani.

È parte integrante dell’itinerario anche la settima sezione, tecnologica, intitolata “Gladiatorimania” e concentrata nel Braccio Nuovo del Museo, al piano terra, che costituisce un vero e proprio strumento didattico e divulgativo per rendere accessibili a tutti, anche ai ragazzi, i diversi temi della mostra.

Gladiatorimania. Un momento dell’allestimento della mostra I GLADIATORI presso il Museo Archeologico nazionale di Napoli. ph. Mario Laporta/KONTROLAB

Inoltre, a partire dal grande atrio del museo che accoglierà i visitatori con un grande rilievo che rappresenta una scena di spettacolo con gladiatori, un allestimento diffuso personalizzerà durante la mostra tutti gli spazi del MANN.
“Gladiatori” è frutto di un’intensa rete scientifica inter-istituzionale: la prima tappa dell’allestimento è stata presentata al Museo di Antichità di Basilea e collezione Ludwig, mentre tra i partner vi sono il Parco Archeologico del Colosseo e il parco Archeologico di Pompei. La mostra è stata promossa con il sostegno della Regione Campania mentre altro partner dell’esposizione è Intesa Sanpaolo. Il progetto scientifico dell’allestimento è a cura di Valeria Sampaolo mentre il coordinamento è di Laura Forte. L’allestimento è accompagnato da un catalogo edito da Electa.

La mostra “Gladiatori” sarà anche accompagnata da alcune iniziative che nasceranno dalla rete con altre istituzioni culturali: previsti, infatti, percorsi di approfondimento realizzati in collaborazione con la Direzione Musei della Campania con un focus nel Museo del Gladiatore dell’Anfiteatro Campano di Santa Maria Capua Vetere; dall’antica Capua, infatti, ebbe inizio la rivolta di Spartaco, che guidò i lottatori tenuti in condizione di schiavitù.

«La mostra – ha concluso Giulierini – ha l’ambizione di raccontare non solo il mito, ma anche la dimensione umana del gladiatore: non ne nasconde gli elementi più duri, ma li inserisce in una cornice più ampia, rivelando gli uomini sotto gli elmi e il contesto storico in cui vivevano. Da un certo punto di vista, è l’esposizione più sofferta e simbolica che abbiamo realizzato al MANN: come gli antichi gladiatori, oggi ci sentiamo tutti un po’ feriti e sofferenti. Ma, prendendo spunto dal loro coraggio e dalla loro tenacia, siamo pronti a rialzarci».

Parole beneauguranti, dunque, per chi ha fame di cultura, e desiderio di trovarla non solo nei libri, nel cinema recuperato in tivù, nei media e in tutte le occasioni di approfondimento che la rete offre, ma anche in quei luoghi deputati che sono i musei. Cattedrali della conoscenza, dove ricominciare a entrare per lasciare il chiasso del mondo fuori e riprendere a fare viaggi bellissimi nella storia e dentro di noi.
E chissà se dopo “Gladiatori”, potrò rivedere il film senza provare tanta paura.
Tina Pane

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