I migranti Ue senza lavoro un vantaggio per Londra e la Gran Bretagna

Londra st paul's e london bridge
history 5 minuti di lettura

Gli immigrati sono una risorsa, da qualunque parte si voglia volgere lo sguardo. Anche se la tua visuale è quella di chi compila il conto profitti e perdite. E questo dopo un po’ di tempo l’ha capito anche la cancelliera Angela Merkel quando ha deciso di accettare profughi dalla Siria. È vero che è un invito con la discriminante profugo/migrante, ma meglio che niente.
Come ha spiegato, e non solo, il quotidiano francese La Tribune, oltre ad una grande opportunità politica dettata dal fatto che una buona parte della popolazione tedesca non è contraria ad aiutare i profughi e dettata dalla possibilità di riscattare l’immagine della Germania dopo la “carneficina” delle negoziazioni con la Grecia, le ragioni economiche hanno sicuramente avuto un ruolo importantissimo nella decisione perché «la situazione demografica tedesca è allarmante e il paese ha bisogno di persone. La Germania ha chiaramente bisogno di un apporto massiccio di popolazione giovane e disposta al consumo. Questi 800.000 migranti sono quindi una benedizione per l’economia tedesca. Al punto che il 46% dei datori di lavoro tedeschi hanno difficoltà nel trovare il personale da reclutare» [1].

Londra Buckingham Palace
Londra, Buckingham Palace. Foto Pasquale Espositosepara_didascalia.gif

Altrettante buoni ragioni ci sarebbero per la Gran Bretagna, e Londra in particolare, per non mettere in atto la minaccia della Ministra dell’Interno britannico Theresa May che ha lanciato l’dea/provocazione di un blocco ai migranti Ue senza lavoro, come «sveglia» al resto del Continente sull’emergenza immigrazione. In tutta Europa è una rincorsa continua alle posizioni della destra e anche di una parte dei moderati che soffiano sulle paure delle persone e, quindi, leggi come quelle che si stanno votando in Ungheria, muri e operazioni di polizia sono all’ordine del giorno.

Quando lo scorso novembre uno studio [2] pubblicato dall’Economic Journal dimostrava che, nei dieci anni trascorsi tra il 2001 e il 2011, i cittadini Ue migrati oltre Manica avevano versato nelle casse del Tesoro britannico molte più tasse di quanto avessero ricevuto in cambio tra sussidi e sostegni vari per una cifra netta di 20 miliardi di sterline l’intero establishment conservatore, Cameron in testa, si erano rivoltati contro la ricerca che evidentemente metteva a nudo le tante stupidaggini che si dicono in tema di immigrazione.
Theresa May vorrebbe mettere un blocco anche per tutti quei «continentali» che arrivano nel Regno Unito per utilizzare i meccanismi agevolativi (sanità gratuita, aiuti familiari, assegni di disoccupazione…) del sistema sociale britannico. Lei si è difesa anche sulle colonne dei media britannici che «non si tratta tuttavia di attentare a un diritto che a Bruxelles tutti (o quasi tutti) considerano ormai basilare. Semmai di tornare alle origini, prima di quegli accordi di Schengen che May indica come la causa scatenante della crisi odierna. Quando fu inizialmente sancita – sentenzia il ministro britannico dalle colonne del giornale – “libera circolazione significava libertà di spostarsi per lavorare, non libertà di attraversare le frontiere per cercare un lavoro o usufruire dei benefici”» [3]. La richiesta è chiara rivedere gli Accordi di Schengen.

Londra St Pancras TGV Eurostar
Londra, Stazione St. Pancras International. Eurostar. Foto Pasquale Esposito separa_didascalia.gif

Non che non sia un’emergenza quanto sta accadendo a Calais e nel resto d’Europa, ma più non si trovano soluzioni concrete e giuste più si alza il tiro per rincorrere l’elettorato da tempo impaurito e istigato dalle destre e dai giornali che, per tutta l’estate, hanno riempito «le pagine di articoli sui migranti e sui disagi creati a turisti, commercianti, autotrasportatori e all’area che circonda l’imbocco del canale della Manica, messa a dura prova dalle lunghe code di auto e dall’arrivo soprattutto di minorenni bisognosi di aiuti immediati» [4]. La May non contenta di quanto va affermando ha addirittura valutato l’idea dell’invio delle forze speciali per bloccare i migranti.

Se dovesse essere alzato quest’altro muro, sia pur di natura legislativa, gli effetti negativi, per Londra in particolare, andrebbero per non oltre quelli economici come ha brillantemente e sapientemente spiegato Giorgio Mascitelli su Alfabeta2 . Partendo dalla constatazione che Londra è la capitale dell’immigrazione per eccellenza in Europa, se non nel mondo, una simile legge comporterebbero infatti «danni simbolici e in definitiva ideologici». E così «
parlare di Londra nell’immaginario collettivo e segnatamente giovanile significa chiamare in causa il discorso mediatico che la celebra come capitale delle occasioni e misura del successo personale. Ovviamente questo discorso è efficace e persuasivo perché si fonda su dati oggettivi, l’effettivo primato economico e culturale della città, e su fattori grosso modo spontanei, per esempio l’ammirazione per il suo ruolo di capitale della musica rock e pop o, in molti paesi dell’Europa centrorientale, per il prestigio politico della Gran Bretagna. Il discorso mediatico ha però trasformato Londra nella vetrina europea di uno dei suoi principali messaggi ideologici, ossia dell’emigrazione come strada maestra per il successo personale, e soprattutto del suo fondamentale corollario, secondo il quale a livello individuale è sempre possibile evadere da condizioni sociali difficili o frustranti e pertanto non bisogna curarsi di nessuna dimensione collettiva nella soluzione dei propri problemi. E’ abbastanza evidente che, se il governo britannico realizzasse le misure annunciate, tale efficacissimo sistema simbolico subirebbe un colpo. A essere colpita, in questa equiparazione dei cittadini comunitari poveri agli extracomunitari, non sarebbe tanto l’idea della libertà di movimento, che ormai nella mentalità comune è connessa con la disponibilità economica, quanto il diritto alla felicità ossia all’aver successo e al diventare ricchi. Il che sarebbe una bella ironia per un governo conservatore inglese, la cui parte politica ha avuto un ruolo significativo negli scorsi decenni nella costruzione di questo sistema simbolico» [5].

Prima di chiudere vorrei brevemente ricordare che gli immigrati, in particolare quelli ritenuti irregolari, quasi sempre sottopagati precari e ricattati, sono funzionali a quello stesso sistema economico che è dietro tutte le élites  politiche che risolverebbero l’emergenza migranti con campi di accoglienza/detenzione, controlli e rimpatri.
Pasquale Esposito

[1] Le tesi del quotidiano sono riprese in “Le ragioni della generosità della Germania verso i rifugiati”, www.lantidiplomatico.it, 10 settembre 2015; la traduzione è su www.vocidallestero.it.
[2] La ricerca a cui si fa riferimento è quella di due economisti Christian Dustmann della University College London e Tommaso Frattini dell’Università degli Studi di Milano dal titolo “The Fiscal Impact of Immigration in the Uk”.
[3] “Londra dichiara guerra agli emigranti italiani «Entra soltanto chi ha un contratto di lavoro»”, www.lastampa.it, 30 agosto 2015
[4] Silvia Favasuli, “Chi è Theresa May, che non vuole gli immigrati disoccupati nel Regno Unito”, www.linkiesta.it, 1 settembre 2015
[5] Giorgio Mascitelli, “Il discorso su Londra”, www.alfabeta2.it, 15 settembre 2015

canale telegram Segui il canale TELEGRAM

-----------------------------

Newsletter Iscriviti alla newsletter

-----------------------------

Se sei giunto fin qui vuol dire che l'articolo potrebbe esserti piaciuto.
Usiamo i social in maniera costruttiva.
Condividi l'articolo.
Condividi la cultura.
Grazie

In this article