I militari del Myanmar accusati di genocidio contro i Rohingya

Myanmar Birmania bandiera
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Non più di qualche settimana fa era arrivata una pesante accusa. Un’accusa che ha un peso specifico notevole vista la scarsa attenzione dell’Amministrazione USA ad occuparsi di diritti umani e di sostegno ai più deboli. Nell’annuale rapporto “Trafficking in Persons Report” il Dipartimento di Stato americano, di fatto, ha accusato il governo del Myanmar di utilizzare bambini soldato e di violare i diritti umani dei musulmani Rohingya e non ultimo del coinvolgimento di funzionari nel traffico della prostituzione.

Stato Rakhine nel Myanmar

Del popolo di Rohingya ci siamo più volti occupati su questa rivista, visto la tragedia che è in corso e alla quale non sembra esserci fine. Ora secondo il Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite, con quello che è accaduto dal 2017, il capo dell’esercito del Myanmar e altri alti funzionari militari dovrebbero essere processati crimini di guerra, crimini contro l’umanità e per genocidio contro i Rohingya. Tra vari generali c’è anche il comandante in capo dell’esercito nazionale, Min Aung Hlaing.
Un clima di odio favorito e spinto su Facebook da agenti provocatori che hanno supportato le attività criminali spingendo all’odio e questo senza che il management del social avesse fato molto per evitarlo.
Nemmeno la signora Aung San Suu Kyi, Nobel per la pace, è completamente immune da colpe.
L’offensiva dell’esercito, attuata con ogni mezzo, ha costretto alla fuga almeno 700 mila Rohingya dalle poverissime zone occidentali del paese verso il Bangladesh. Ci sono prove di sterminio. L’esercito e altre strutture poliziesche e militari, con il pretesto della sicurezza, hanno commesso immani atrocità; il rapporto, tra le altre cose, recita: «la necessità militare non giustifica mai l’uccisione indiscriminata, lo stupro di gruppo, l’aggressione dei bambini e la distruzione di interi villaggi».
All’inizio di quest’anno, a nove mesi dall’inizio dei crimini, le donne rohingya hanno iniziato a partorire i bambini nati dagli stupri.

Non ne escono bene nemmeno le Nazioni Unite e la comunità internazionale che per troppi anni hanno affrontato il problema dei diritti umani con leggerezza per non dire quando si sono voltati dall’altra parte.

Pasquale Esposito

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