I monologhi della vagina, un atto d’accusa con l’arma dell’ironia

interpreti I monologhi della vagina
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L’ultima volta in cui si è fatto ricorso alla clitoridectomia per evitare la masturbazione femminile è stato nel 1948. Questa è una delle tante perle che emerge dalla pièce teatrale I monologhi della vagina a cui ho assistito in quel luogo pieno di magia che sono I bagni misteriosi.

Da questi monologhi apprendiamo che non molto tempo fa nel civile Occidente per evitare che i bambini… Ops! O meglio, per evitare che le bambine si masturbassero le si massacrava. Infatti nel 1948 a essere sottoposta a una clitoridectomia, a tale esempio di barbarie e di inciviltà fu una bambina di cinque anni. È come se si prendesse un maschietto della stessa età e per evitare che si masturbi gli si taglino testicoli, scroto, e buona parte del pene. In realtà nulla di così cruento viene escogitato nei confronti del maschile. Chissà perché una tale violenza si scarica sempre sulle donne, sul loro corpo.

Impressionanti i numeri delle donne stuprate negli Stati Uniti ogni anno. Terribile il numero delle donne soggette a clitoridectomia. Si parla di cento milioni, e di migliaia ogni anno, con tutto quello che consegue: morti premature, infezioni, problemi nella minzione, dolori nei rapporti sessuali, e potremmo continuare all’infinito. Cambiano le latitudini ma la capacità di schiavizzare le donne non conosce confini.

Lo spettacolo è tratto dal best seller di Eve Ensler che risale a poco più di un ventennio fa. Frutto di un accurato lavoro di ricerca che ha portato l’autrice a intervistare circa duecento donne di varia estrazione sociale, di varia provenienza geografica. La Ensler dà voce a donne nere, bianche caucasiche, asiatiche, acculturate, lesbiche, lavoratrici del sesso, e a tutte chiede della loro vagina.
Attraverso le parole della Ensler, o meglio attraverso le parole delle donne che si sono confidate alla Ensler, scopriamo l’anziana che solo a settant’anni vede per la prima volta la propria vagina, e riesce a prenderne confidenza. Ascoltiamo di un tribunale dell’inquisizione, che nel 1500 scopre con grande sorpresa che esiste qualcosa come la clitoride. Ma nell’immensa ignoranza del Cinquecento, lo estirpa credendolo il capezzolo del diavolo. Quindi manda a morte la strega. Attraverso questo pièce teatrale scopriamo che la clitoride ha infinitamente più innervazioni di quanto ne abbia il pene. Scopriamo anche che… Sono innumerevoli le scoperte che facciamo attraverso questo testo, magistralmente portato in scena dalle brave Roberta Lidia De Stefano, Alessandra Faiella, Silvia Giulia Mendola, Marina Rocco, Lucia Vasini.

L’affiatamento che regna sul palco tra queste splendide attrici è straordinario. Sembra che abbiano sempre recitato insieme. Si passano la battuta con consumata maestria. Cavalcando di volta in volta il tono evocativo, il registro sferzante della denuncia, la misura appassionata della scoperta, ma soprattutto riuscendo a coinvolgere pienamente il pubblico con un misto di sobrietà e grande ironia.

Testo provocatorio e di raffinata intelligenza quello restituito dalla rigorosa regia di Emanuela Giordano, che non forza mai la mano alle sue attrici, ma consente loro di giocare anche la carta musicale come quando viene intonata con splendida voce da soprano l’irridente canzone della fica. Cui purtroppo il pubblico non riesce ad andare dietro, colto com’è da una sorta di autocensura collettiva.
Brave le attrici a toccare molteplici registri recitativi, che vanno dall’innocente ingenuo, all’accorato, ai gorgheggi che imitano con rara padronanza dei mezzi espressivi i diversi suoni che può incarnare l’orgasmo femminile. Brava anche Andrée Ruth Shammah che, da perfetta padrona di casa, non si è sottratta al compito di salire sul palco per un cameo. Subito applaudita da un pubblico che la adora. E non potrebbe essere diversamente. Considerato il coraggio che la direttrice del Parenti ha sempre avuto nelle sue scelte artistiche, oggi come ieri, quando è stata la prima a portare a Milano i Monologhi della vagina.
Splendide le attrici che hanno conquistato un pubblico in cui la componente femminile era preponderante. Ci auguriamo che negli anni i maschietti possano diventare sempre più numerosi, e disposti ascoltare monologhi come questi, e le vagine delle loro mogli, compagne, amanti. Predisponendosi all’ascolto, essenziale per capire e capire con il sorriso sulle labbra.

È sicuramente del teatro, del grande teatro sferzare i costumi del tempo con l’arma dell’ironia, della comicità che sa fondere dramma e commedia, sberleffo e sguardo caustico rivolto ai tempi, accarezzando con tocco lieve e sferzando con impeto e con l’arma di una splendida interpretazione come quella che ieri sera ci hanno regalato le attrici in scena. Divertenti, accattivanti, mai fuori misura. Splendide nel ricordarci che di tante vagine si può parlare, raccontare, dire, ma che un fascino e una magia particolare sono legate alle vagine nel momento del parto.
Le attrici hanno conquistato il pubblico che sottolineava con risate e applausi i punti salienti, quasi fosse un ulteriore protagonista dello spettacolo, chiamato a svolgere la funzione del coro.
Alla domanda se lo spettacolo era piaciuto ecco che cosa ha risposto un gruppo di spettatrici.
Bellissimo, una vera fotografia dei tempi.
È vero, una fotografia, che ci fa scoprire per l’ennesima volta che cambiano i tempi ma l’animale uomo purtroppo è ancora troppo spesso fermo all’età della pietra con il suo sentire e con la sua intelligenza. Soprattutto se si parla di vagine.

Gianfranco Falcone

Bagni Misteriosi
15 Giugno 2021
I monologhi della vagina

di Eve Ensler
traduzione Monica Capuani
regia Emanuela Giordano
con Roberta Lidia De Stefano, Alessandra Faiella, Silvia Giulia Mendola, Marina Rocco, Lucia Vasini.
durata 1 ora

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