I Padroni della Festa di Rock In Roma

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Il 30 luglio si è conclusa come una splendida festa l’ultima tappa del tour che ha visto la collaborazione di tre artisti italiani, Niccolò Fabi, Daniele Silvestri, Max Gazzè. Hanno solcato il palco di Rock In Roma e hanno superato di gran lunga le aspettative; un concerto durato quasi tre ore, uno spettacolo circense, acrobazie vocali ed emotive. Gazzè  giullare di corte, Fabi il papà apprensivo e quasi bacchettone, Silvestri l’ammaliatore.

Il Padrone Della Festa nasce da un viaggio fatto in Sud Sudan con CUAMM, Medici con l’Africa. Questo vede la nascita del primo singolo scritto e suonato a sei mani, Life Is Sweet. È facile ritrovare il cammino di questo viaggio nell’album prodotto in studio attraverso tracce che raccontano il disagio di vite vissute al limite, identificabili in, ad esempio, Giovanni Sulla Terra e Canzone di Anna. Eppure nessun aspetto delle individuali personalità dei tre artisti viene a scomparire. C’è ancora il tocco dolce e malinconico di Fabi, il graffio pungente di Gazzè, il tono “sornione” di Silvestri, che insieme si amalgamano per creare qualcosa di nuovo nella musica italiana, un rock intensamente morbido.

Puntuali anche agli appuntamenti, nonostante fiumi di persone avevano invaso l’Ippodromo già dal primo pomeriggio. Salgono sul palco in perfetto orario, accolti da una folla di ventimila persone con le mani alzate. Non c’è scenografia, qualche luce per creare atmosfera (superflua, l’atmosfera l’avrebbero creata anche senza). Daniele Silvestri annuncia senza nessuna presunzione che non sarebbe stato un  concerto, ma una festa, e così è stato. Hanno messo in  scena le migliori tracce del loro album, insieme ai pezzi che hanno fatto la storia dei singoli tre. Fabi ripercorre gli esordi con Capelli, Gazzè fa ballare tutti con il suo ultimo successo, Sotto Casa, portato anche al festival di Sanremo, Silvestri manda in delirio il pubblico perlopiù romano con Testardo, aggiungendo “Questa non l’avrei potuta fare a Verona”, ricordando l’ultimo concerto e sottolineando la spiccata romanità del testo. L’apice della fantastica serata è stato raggiunto con L’Avversario; l’unico momento di vaghissima scenografia, potremmo dire. Come su un ring, Silvestri annunciatore del match tra Fabi e Gazzè che tirano ganci di parole.

A volte per trovare un po’ di lustro nel repertorio musicale italiano dobbiamo ritornare al passato, ricordando magari Gaber, o Dalla. Ecco, io il 30 Luglio 2015 ho capito che invece avrei dovuto guardare molto più vicino per essere fiera della nostra musica.
Fabi Silvestri Gazzè hanno retto il confronto con i grandi gruppi che hanno solcato prima di loro e che solcheranno il palco di Postepay Rock In Roma fino a Settembre. Senza la scenografia pomposa dei Muse, senza l’elettronica degli Alt-J, senza banjo (che sembra vada così di moda ultimamente, sebbene io ami i Mumford & Sons), senza il lustro (finto?) di J-AX e Fedez, loro hanno fatto centro con semplicità e armonia su un pubblico variegato che voleva vedere ed ascoltare solamente musica.

Si è chiuso il sipario sul Padrone della Festa con un misto di speranza e malinconia, sperando che le parole di Daniele Silvestri ad apertura di concerto, “Ogni addio in fondo è un arrivederci” siano poi reali.

Michela Bonamici

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