I profitti di Aramco e le tortillas messicane

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Mercoledì 11 maggio 2022 produttore petrolifero statale Saudi Aramco è diventata la società a maggiore capitalizzazione al mondo, quella con il più alto valore, superando la Apple per la prima volta dal 2020. Il valore di mercato registrato è stato di circa 2.430 miliardi dollari in concomitanza alla crescita del prezzo delle sue azioni e il contemporaneo calo di quella della multinazionale americana che si è fermata a 2.370 miliardi di dollari.

Gli analisti fanno risalire questo sorpasso evidentemente all’aumento dei prezzi del petrolio e a quello della produzione per la guerra in Ucraina da una parte e ad una domanda inferiore per l’inflazione in atto di titoli di aziende tecnologiche.
Se questo può essere un evento simbolico e forse momentaneo quelli che non sono momentanei né tantomeno simbolici sono i profitti che il 15 maggio sono stati dichiarati da Aramco che entrano a frotte nelle casse dell’Arabia Saudita e nella casa regnante 8il governo saudita possiede il 98% del capitale, il resto è quotato in borsa). Si tratta degli utili del primo trimestre del 2022 che “secondo una stima di 12 analisti fornita dalla società, il principale esportatore di petrolio del mondo avrebbe registrato un utile netto di $ 38,5 miliardi” [1], in crescita rispetto ai 21,7 miliardi di dollari del primo trimestre del 2020.

Anche altre multinazionali del petrolio e del gas come Exxon Mobil, Chevron, TotalEnergies British Petroleum (BP), nel primo trimestre del 2022, hanno registrato profitti record. In particolare BP non registrava dal 2008 una tale cifra che è servita anche a compensare le perdite subite dalla repentina uscita dai captali russi, “inclusa la sua partecipazione del 19,75% nel gigante petrolifero Rosneft” [2].

Come sempre accade le guerre portano enormi vantaggi a pochi, pensiamo anche al mercato delle armi in questo momento.
Oltre alla morte e alla distruzione della guerra c’è il rischio di una crisi alimentare su vasta scala causata dalle minori produzioni ed esportazioni dall’Ucraina invasa dalla Russia. L’ultimo aggiornamento dell’ Indice FAO (L’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura)dei prezzi alimentari ha raggiunto una media di 158,2 punti ad aprile e cioè quasi il 30% in più rispetto ad aprile 2021. L’indice misura le variazioni mensili dei prezzi internazionali di un paniere di materie prime alimentari.

In un reportage dal Messico Fabiola Sánchez, Mauricio Savarese e Daniel Politi ci ricordano di quanto sia essenziale la tortilla di mais per l’alimentazione della maggior parte dei messicani che sono costretti a diminuirne le quantità. Parlando ad esempio con la sessantasettenne Alicia García, donna delle pulizie in un ristorante a Città del Messico, si scopre che lei “avrebbe comprato una pila di tortillas del peso di diversi chilogrammi da portare a casa dalla sua famiglia ogni giorno. Ora, il suo stipendio non va così lontano e si sta limitando a un solo chilogrammo” [3].
Ma non sono solo i messicani a dover fare attenzione alla quantità di cibo che possono comprare perché, spiegano gli autori, “in Cile, l’inflazione annua è stata del 10,5% ad aprile, la prima volta in 28 anni l’indice ha raggiunto la doppia cifra. Il tasso della Colombia ha raggiunto il 9,2%, il livello più alto da oltre due decenni. In Argentina, i cui consumatori hanno dovuto far fronte da anni a un’inflazione a due cifre, gli aumenti dei prezzi raggiungono il 58%, il massimo in tre decenni” [4].
La situazione è anche peggiore per diversi paesi dell’Africa che già avevano iniziato a soffrire per gli aumenti dovuti alla crisi durante e post pandemia da Covid-19. Non solo ma in alcuni casi siamo sull’orlo di una catastrofe umanitaria perché alcuni paesi sono dipendenti per la quasi totalità dalle importazioni dalla Russia e dall’Ucraina: Madagascar per più del 70%, Repubblica Democratica del Congo per più dell’80% o Somalia dove si arriva al 90% secondo i dati del Programma alimentare mondiale.
Nel mondo sono decine di milioni le persone che nel giro di breve tempo possono trovarsi in una condizione di totale insicurezza alimentare.
Pasquale Esposito

[1] Hadeel Al Sayeghe Saeed Azhar, Saudi Aramco net profit soars 82% in Q1 on high oil prices, 15 maggio 2022.
[2] Ron Bousso e Shadia Nasralla, BP boosts buybacks on soaring energy prices after costly Russia exit, 3 maggio 2022
[3] Fabiola Sánchez, Mauricio Savarese e Daniel Politi, Pricey tortillas: LatAm’s poor struggle to afford staples, 13 maggio 2022
[4] Fabiola Sánchez, Mauricio Savarese e Daniel Politi, ibidem

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