I profitti extra dell’idroelettrico

diga idroelettrico
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Il caro bollette è da mesi fonte di discussione su tutti i media per gli enormi effetti sul bilancio della stragrande maggioranza delle famiglie e delle aziende italiane. Cosa sta accadendo alle nostre bollette della luce? Proviamo a fare il punto della situazione, focalizzandoci sull’universo energia idroelettrica, la maggiore delle fonti rinnovabili; utilizziamo per questo scopo dati disponibili da fonti ufficiali come Istat, Arera, facilmente reperibili in internet.

Il contesto
La produzione annua italiana di elettricità è di circa 280/300 TWh (terawattore), cioè miliardi di KWh, le unità di misura utilizzate dai nostri “contatori della luce”. Quelli che pagavamo in grossolana media 20 centesimi di euro fino a qualche mese fa.
La produzione di energia elettrica dall’acqua che scende giù dai monti conta per circa il 17 %, cioè 45-50 TWh: vicino ai 10 miliardi di euro all’anno di incassi, poco più di mezzo punto percentuale del nostro PIL nazionale, un 30% per esempio del fatturato di Pfizer che ammonta 81,3  miliardi di dollari di cui 37 miliardi per i soli vaccini nel 2021 [1].

La bolletta elettrica (basata sull’idroelettrico)
Proviamo a vedere come si compone questa bolletta e chi se ne avvantaggia, sia in un contesto “normale” che in quello “straordinario” come quello di questi mesi in cui si è verificato una repentina esplosione dei prezzi energetici.
Al Fisco vanno direttamente 2,6 centesimi, il 13 % di quei 20 centesimi di euro al KWh.

Esiste poi un costo di distribuzione dell’energia che viene portata nelle fabbriche, negli uffici e nelle case di tutti. Paghiamo questo costo a Terna che si prende il 17% per il trasporto e l’11 per gli oneri di sistema, cioè 5,6 centesimi di euro per ogni KWh consumato.

Il costo complessivo di tali oneri non dipende dal prezzo dell’energia, quindi non deve variare se questo cambia con le dinamiche di mercato: quindi nella situazione attuale non dovrebbe variare nelle bollette italiane. Per completezza di informazione, Terna è monopolista di trasporto e gestione della Rete ed è posseduta al 29,85% da CDP Reti SpA (gruppo Cassa Depositi e Prestiti S.p.A.) e per il 53,1% da Investitori istituzionali italiani ed esteri.

Veniamo al costo della produzione: utilizziamo un parametro di riferimento standard a livello globale, l’LCOE, ovvero il “costo equalizzato della produzione” di ogni tipo di energia, che tiene conto degli investimenti per l’installazione degli impianti e di tutti i costi industriali di funzionamento. Il dato rilevato porta a una media di circa 5 centesimi di €/KWh per la produzione [2].

Nella tabella che segue potete osservare la composizione dei costi con un prezzo a 20 centesimi a kWh e a 40 centesimi.

costi energia idroelettrica

Concentriamoci sulla colonna del prezzo a 20 centesimi, mediamente valido fino alla scorsa estate. Tra imposte e tasse sui profitti, il Fisco assorbe circa il 30 % del totale (2,6+3,4 cent€/KWh) e Terna un altro 28 % (5,6).

Ai Concessionari/produttori rimane un utile netto di tasse pari a 3,4 cent€/KWh: considerando il costo sostenuto si ottiene una remunerazione del 41 % [3,4/(5+3,4)]: un risultato davvero fantastico, per giunta con un rischio bassissimo, intrinseco nel business. Ecco perché ci sono appetiti privati davvero famelici da tutto il mondo per le infrastrutture idroelettriche italiane.

In realtà, associati almeno parzialmente ai costi di produzione dobbiamo aggiungere una piccola quota di compensazione che gli Operatori dovrebbero pagare per usufruire dell’acqua e delle strutture come dighe, centrali eccetera. La loro Associazione “Elettricità Futura” in un convegno ha recentemente dichiarato il valore complessivo di queste tariffe (“canoni ed extra canoni” vari) in circa 1 miliardo di euro annui, cioè 2 cent/KWh prodotto. Altre autorevoli ma forse meno aggiornate stime [3], dimezzano peraltro quel valore, da considerare comunque “cautelativo degli interessi imprenditoriali”.
Fatti i debiti calcoli, ipotizziamo allora che questa spesa riduca il “margine del produttore” di 1 cent/KWh, con la conseguente riduzione degli utili di mezzo cent/KWh. Il loro utile scenderebbe dal magnifico 41% al rovinoso 40%.

costi energia elettrica da fonti rinnovabili

Andiamo ora ad osservare la colonna dei costi unitari con il prezzo a 40 centesimi, un “modesto” quanto inappropriato raddoppio rispetto alla “normalità” appena esaminata: rileviamo alcune indubbie stranezze. La considerazione più importante da fare è che il raddoppio in atto del prezzo non si dovrebbe affatto applicare all’energia prodotta con fonti rinnovabili, cioè non solo all’idroelettrica, perché i loro costi di produzione e distribuzione sono immutati. Nel loro complesso, idroelettrico, eolico, fotovoltaico e altre, contano per almeno il 35 % della produzione di elettricità italiana. Quindi, tutti gli utenti nazionali che hanno scelto distributori con garanzia “esclusivamente green” dovrebbero continuare a pagare le tariffe precedenti.

In secondo luogo, notiamo che il business idroelettrico raddoppia di incanto: da 10 a 20 miliardi di euro/anno. Prevengo la possibile obiezione degli studiosi di economia: a fronte del raddoppio del prezzo si potrebbe verificare un calo della domanda di elettricità e quindi il valore complessivo del business sarebbe inferiore al doppio. Se questo calo si verificasse, esso non riguarderebbe la produzione da tutte le fonti rinnovabili, poiché i produttori ovviamente preferirebbero ridurre la produzione di ciò che costa di più, cioè le fonti fossili.
Gli economisti considerano una situazione di questo tipo un raro caso di “fallimento di mercato”: “lato domanda”, i consumatori sono obbligati a un consistente e indebito pagamento collettivo; l’offerta ottiene un guadagno totalmente immeritato, perché ottenuto senza cambiamento o distinzione della capacità competitiva.

In realtà, questa situazione si crea a causa dello scontato e prevedibile fallimento della teoria del liberismo, quando viene incautamente applicata la modalità “concorrenza” alle attività infrastrutturali, in cui l’aspetto economico è meno prioritario di quello “strategico” per la nazione intera. In altre e più nette parole, anche gli studiosi di economia e il legislatore dovrebbero ricordare che queste infrastrutture del territorio, sono cose che non si devono vendere o affittare, … “mentre per tutto il resto, ci sono le carte di credito”.

Tornando ai numeri concreti, con il raddoppio del prezzo, e considerando invariato il costo di Terna (assunzione credibile, sebbene “forte”), il Fisco quasi triplica l’incasso unitario come si osserva dalla tabella. In pratica, Terna a parte, il Fisco incassava dall’idroelettrico circa 3 miliardi di euro con il KWh a 20 centesimi; raddoppiando il prezzo per un anno, ne andrebbe ad incassare circa 8,6.

In questa situazione, di certo i produttori idroelettrici non avrebbero di che lamentarsi. Ne vorrebbero una al mese di crisi come questa! Il loro profitto netto complessivo balzerebbe in poco tempo di quasi 4 volte, fino a ben 6 miliardi. Quando gli operatori si stracciano le vesti perché il Fisco vuole trattenere gli extra profitti e si prende 3 miliardi, lascia che costoro raddoppino i profitti “normali” a spese delle imprese e delle famiglie italiane.

A tutti, però, il Fisco preleverebbe in totale 11,6 miliardi, 8,6 miliardi in più di prima. Quindi, nel momento in cui “per non fermare l’economia”, il “governo dei migliori” ristornasse 6 o 7 miliardi nella sua infinita saggezza, di fatto incasserebbe comunque oltre un miliardo in più rispetto alla situazione precedente. se i 40 centesimi si mantenessero per un anno.
Non dobbiamo insomma ringraziare nessuno per questi presunti sconti, ma ricordiamoci comunque che ridurre i nostri consumi superflui fa bene anche all’ambiente.

Ezio Roppolo
Coordinamento Nazionale dei Comitati montani per l’idroelettrico sostenibile e trasparente.

[1] Giuia Kollowe, Pfizer accused of pandemic profiteering as profits double, 8 febbraio 2022
[2] https://www.iea.org/reports/projected-costs-of-generating-electricity-2020.
[3] A.de Carli -UniBocconi – webinar nov2021 – “Impatti economici del sistema attuale dei canoni idroelettrici e possibili innovazioni in Italia”

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