I tempi della crisi e la democrazia parlamentare

Italia Roma Quirinale
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Alla fine delle consultazioni del Presidente della Repubblica si possono certificare, in breve, due risultati concreti. E considerate le caratteristiche di questa crisi di governo del tutto inaudita nella gestazione e nelle sue conclusioni, non è poco.

Il primo di questi è che a Sergio Mattarella, «è stato comunicato da parte di alcuni partiti politici che sono state avviate iniziative per un’intesa in parlamento per un nuovo governo», e cioè fondamentalmente Pd e M5S. L’altro risultato è che il Presidente ha chiarito che: “C’è stata una rottura polemica tra i due partiti che componevano la vecchia maggioranza. La crisi va risolta in tempi brevi“.

Su questo aspetto, con tutto il rispetto per il ruolo e la figura del Presidente, ci chiediamo perché mai non dovrebbe esser dato tutto il tempo necessario per una crisi profonda e prolungata di un governo che tra l’altro per la sua nascita ha avuto bisogno di più di due mesi di trattative? La democrazia parlamentare ha bisogno di confronto, discussioni alla luce del sole e nelle sedi istituzionali, per affrontare poi con serietà temi complessi che non sono solo o tanto quelli dell’IVA ma della giustizia sociale e dell’ambiente. Poi date le parti in causa occorrerebbe più tempo per decantare vischiosità, rigidità e scontri violenti tra i due partiti che vorrebbero formare il nuovo governo.

Non dimenticherei nemmeno che accade così in tutte le democrazie parlamentari. Senza tornare ai record della crisi in Belgio di qualche anno fa, pasti pensare alle recenti storie politico-istituzionali in Germania per la nascita dell’ultimo esecutivo Merkel e in Spagna dove forse per l’ennesima volta, in pochi anni, si tornerà a votare nuovamente per l’impossibilità di Sánchez di far nascere il nuovo governo.

Senza entrare nel merito delle varie proposte e condizioni che i vari Zingaretti e i Di Maio stanno portando sul tavolo del negoziato, sarebbe di una grande importanza tornare ad ancorare queste dinamiche al nostro sistema politico istituzionale basato su una democrazia parlamentare. Prima ancora di pensare a consolidare i convincimenti tra le parti per provare a voltare pagina dopo anni di squallore e derive fasciste.

Pasquale Esposito

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