Iaia Caputo, La versione di Eva

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La versione di Eva, ultimo romanzo della scrittrice, saggista e giornalista, Iaia Caputo, trae spunto dalla complessa biografia di Maria Eva Duarte de Peron – meglio nota come Evita – inserendosi nel solco delle innumerevoli narrazioni che hanno tramandato la straordinaria vicenda umana, storica e politica di questa protagonista del ‘900.

Il testo si mantiene a distanza dal realismo magico e dal misticismo di Tomàs Eloy Martinez, che con il suo capolavoro, Santa Evita, fece esclamare a Gabriel Garcia Marquez: «Ecco, finalmente, il libro che volevo leggere»; né vi appaiono gli echi hollywoodiani propri del Musical di Alan Parker, Evita (1996); come pure restano escluse le retoriche di propaganda o di opposizione che accompagnano solitamente le immancabili nuove biografie e nuovi testi ispirati alla sua vita, in uscita in Argentina, ogni anno da oltre 70 anni.

Contrariamente a quanto si potrebbe immaginare dal titolo, La versione di Eva non è né un romanzo in prima persona e neanche un romanzo che tenti la ricomposizione postuma delle tante anime che abitarono il corpo della Duarte; anzi fin dalle prime pagine si avverte la consapevole rinuncia a qualsiasi tentazione unificatrice. Evita viene, nella finzione romanzesca costruita su una accurata ricerca storiografica, raccontata da molteplici voci: quella del suo sarto, del suo parrucchiere, della sua amica dei periodi grami, del segretario personale del periodo di splendore, e da qualche altra; ma tutte queste voci si mantengono sullo sfondo, senza esprimere, neanche stilisticamente, una rimarchevole specificità.
L’architettura dell’opera forma, per così dire, una struttura a raggiera in cui i narratori sono pressoché equidistanti dal centro – Evita e questo centro permane in un’aurea di mistero insondabile.

Iaia Caputo la versione di EvaLa versione di Eva più che voler spiegare chi fosse veramente Evita vuole descrivere l’ossessione per questa donna che coinvolse e coinvolge l’intero Paese e che viene confessata dalla stessa autrice. La Caputo, infatti, racconta di essere stata attratta da un qualcosa di invincibile verso l’Argentina circa 30 anni fa e di avere compreso, una volta arrivata nel Paese, che quella cosa era Evita stessa. A decenni di distanza dalla morte, il richiamo carismatico che l’ex attrice esercitò in vita su una intera nazione e perfino oltreoceano si mantiene ancora straordinariamente attivo.

Leggendo alcune dichiarazione della Caputo sulla lunga gestazione del romanzo torna in mente l’identica lunga gestazione che precedette il film di Alan Parker Evita richiamato subito alla mente quando si parla di Argentina e della Peron a causa della arci nota canzone Don’t cry for me, Argentina.
Un’altra donna, forte, ambiziosa, volitiva, costruttrice di leggende su se stessa, amata e odiata ma mai indifferente alle masse, esattamente come la Duarte, ne fu protagonista. Madonna, quasi posseduta dal fantasma di Evita, artisticamente convincente in questa performance come non mai prima di allora, raccontò di aver impiegato lunghi anni per avere la parte e una volta ottenuta, di aver scritto di suo pugno una lunga lettera al presidente dell’Argentina affinché le consentisse di affacciarsi al balcone della Casa Rosada in una scena del musical fondamentale quasi quanto quella in cui si rappresentava il fatidico evento del 22 agosto 1951, passato alla storia argentina come il giorno del Renunciamiento de Evita.
Si tratta del giorno in cui Eva Peron rinunciò alla vice presidenza dell’Argentina in quanto non autorizzata dal marito che invece si stava ricandidando a presidente. Fu la svolta epocale della vita stessa della Duarte oltre a segnare la sua disfatta. Inevitabilmente l’evento si colloca al centro del romanzo e ne rappresenta il principale snodo.

La lettura de La versione di Eva apre e lascia aperti diversi interrogativi: perché ancora oggi non sono state sufficienti tutte le narrazioni costruite intorno a questa donna, tanto controversa e tanto contraddittoria, per scandagliare il suo mistero? Una donna proveniente dalla provincia più povera della Pampas, dallo stato sociale infimo di figlia bastarda nel primo Novecento in un paese retrogrado, come è riuscita a diventare regina e perfino capo spirituale della Nazione? Come ha potuto di strappare il voto per le donne o creare un partito femminile, parlando di se stessa come di una creatura forgiata dal proprio marito e a lui riconoscente per ogni cosa?
Queste domande non trovano ancora adesso una risposta univoca e probabilmente non potranno trovarla in seguito perché ogni esistenza eccezionale costituisce storia a sé, con regole speciali e irripetibili. Gli eccessi e le glorie, la polvere e la grandezza, la volgarità dei modi e la nobiltà dell’animo, l’alto e il basso, insomma, si susseguono vorticosamente in simili biografie di cui nessuno può consegnare la forma definitiva ai posteri, anzi nessuno deve osare farlo.

Il romanzo ha certamente il pregio di riproporre la personalità di Evita nella sua complessità irriducibile a qualsiasi entità unitaria. I colori vividi e violenti della sua essenza di eroina tragica sono perfettamente tramandati con una scrittura efficace e sofisticata che scorre convincente, impreziosita da riflessioni e similitudini di grande effetto.
Quello che segue è un breve passaggio che racchiude il senso ultimo conferito al romanzo dall’autrice: Allora non c’è verità. Semmai il tentativo fragile di rintracciare un senso, tra i tanti possibili. E naturalmente il senso che l’autrice rintraccia potrà differire da quello che intercetterà il lettore.
Stefania Squillante

Iaia Caputo
La versione di Eva
Mondadori Editore, 2022
pagine 240
€ 19,00

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