Igor De Marchi e la dialettica del ritratto

Igor De Marchi Il piacere di leggere -
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In un’epoca in cui nel mondo dell’arte predominano installazioni video, audio, performance, scultura, scegliere l’arte figurativa, la pittura, può suonare ancora anacronistico? Dipende. Innanzitutto dal compito che l’artista le attribuisce.
A dispetto di tutti i dibattiti in merito alla morte della pittura nell’arte contemporanea a al ruolo che occupa oggi nel mercato dell’arte, negli ultimi anni c’è stata una rinnovata celebrazione di questa pratica.

Questa mostra virtuale propone una selezione dei lavori di Igor De Marchi (milanese, classe 1971), nei quali la pittura, oltre ad essere viva, è strettamente connessa alla psicologia: egli la identifica come il mezzo espressivo più efficace ed immediato per indagare a fondo l’animo umano. La sua ricerca, non a caso, è imperniata sull’individuo, sul singolo uomo e sugli aspetti – tangibili e intangibili – della sua personalità.
Il primo incontro con l’arte coincide con un’attitudine per il disegno, il suo ambito maggiormente tecnico, che soltanto in seguito – complici le amicizie con altri artisti – diventa stimolo a dipingere. Della pittura rispetta a pieno le regole compositive.

Igor De Marchi
Il piacere di leggere – 2016
dimensioni 40×40

La scelta della pittura è strettamente connessa alla tematica dominante nel lavoro dell’artista, e cioè, la ritrattistica, la cui ispirazione – ça va sans dire – è di natura seicentesca, e porta la firma del più grande maestro dell’epoca, Rembrandt, con il suo uso sapiente del chiaroscuro, delle luci e delle ombre per dare risalto al viso e alle mani dei soggetti da lui scelti ed esaltarne la dinamicità.
Così, Igor De Marchi, sulla scia dei grandi artisti del passato, ne assimila la lezione e, dopo gli esordi, caratterizzati da un uso esclusivo del bianco e nero e da una stesura più materica del colore, si concentra nuovamente sull’aspetto chiaroscurale, al quale però aggiunge una gamma cromatica un po’ più vasta, utilizzando toni quasi sempre freddi. A dominare la tela, però, resta un’unica costante, il nero, inteso come profondità assoluta e quindi non misurabile, da cui emerge la luce dei soggetti.
Il valore del nero affonda le proprie radici anche in un’altra passione dell’artista, il teatro. Qui, nero è il telone che fa da sfondo ai monologhi degli attori, è costruzione scenica, spazio abitato che mette in risalto il soggetto e il suo io, il sé reale e quello che verrà costruito e manifestato nel corso della messa in scena. Il nero non è più mero ambiente; è legame psicologico con l’altro che io sono, con l’inconscio, con ciò che non conosco e che voglio portare – maieuticamente – alla luce.

Igor De Marchi
il tavolo degli artisti , 2018
dimensioni 110 x9 0

I lavori esposti di seguito possono essere divisi in due macrosezioni: i ritratti “familiari” e i ritratti “mitologici”. I primi raffigurano soprattutto amici artisti (scultori, pittori, attori) e persone che hanno rivestito un ruolo importante nella vita privata dell’artista. Il secondo gruppo, invece, prende ispirazione soprattutto dalla mitologia (Mercurio, Saturno, Venus et Vulcanus ), per poi intersecarsi con storie di leggende popolari (De occulta philosophia) e letterarie (Paolo e Francesca).

Igor De Marchi
Icaro (– (La caduta di Icaro) 2017 dimensioni 130×100

La mitologia e il suo rapporto dialettico con la realtà – umano/divino, bene/male – insegnano che la dualità può essere nascosta ma non negata. L’aspetto dialettico dell’essere umano è spesso ostacolato, falsato, poiché causa di turbamento. L’Uno dà sicurezza, il molteplice no. In queste opere, al contrario, il divino viene demitizzato per esaltarne l’aspetto umano, fragile, invisibile.
Dunque, lo sguardo vivo e profondo dei soggetti dell’artista scruta l’osservatore dalla tela; questi, che – a sua volta – è soggetto scrutante, una volta messo a nudo, non può far altro che svelare qualcosa di sé.

Angelica Falcone

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