Il 2024 si apre all’insegna delle crisi aziendali

stabilimento ex-Ilva a Taranto

Fiato sospeso in Italia a causa delle indagini condotte dalla Guardia di Finanza sui raggiri, probabili, dell'influencer Ferragni con aziende di vari settori merceologici. Eppure, sembra che nessuno si sia accorto come l'anno che si è chiuso abbia certificato l'incertezza sia per le già alquanto pallide prospettive economiche che per il .

È un dato consolidato che un lavoratore su tre – quindi circa il 34% della forza lavoro – non si senta sicuro del proprio posto perché teme che una nuova crisi economica, con il conseguente rallentamento dell'economia, possa costringere la sua azienda a ricorrere ai . Questa non è una paura immotivata, perché in realtà non c'è settore merceologico che si salvi, e a tutt'oggi sono almeno 60 le crisi aziendali, solo per ricomprendere quelle di maggior rilievo, che attendono risposte dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT). Dossier ai quali il governo deve delle risposte e delle soluzioni, senza nascondersi dietro il paravento della – presunta – cattiva gestione operata dai precedenti governi.

La realtà ci sbatte in faccia dati impietosi, con un PIL in frenata che alimenta i fallimenti aziendali, come si evince dal rapporto della Società d'informatica Centri Elettronici Reteconnessi Valutazione Elaborazione Dati (CERVED), secondo il quale «le liquidazioni volontarie hanno visto un'impennata del 26,1%, 10.446 contro 8.282, e sono fallite 2.070 imprese contro le 2.039 del 2022, più 1,5%. Tra fallimenti e liquidazioni volontarie nei primi sei mesi del 2023 in Italia sono andati persi 81.000 posti di lavoro e oltre 1 miliardo di euro di valore aggiunto»[1].

Come detto in precedenza, non esistono comparti commerciali che non siano esposti a trasformazioni o ridimensionamenti. Nel trasporto aereo, ad esempio, mentre Ita Airways e Lufthansa stanno chiudendo il loro accordo con l'acquisto da parte della Compagnia tedesca del 41% di Ita Airways, la vecchia compagnia di bandiera in amministrazione straordinaria licenzia 2.668 lavoratori in Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria (CIGS) a zero ore. Si legge nella lettera inviata al governo dai commissari liquidatori che «rimangono alle dipendenze dell'Amministrazione Straordinaria 2.840 lavoratori, 2.668 dei quali sospesi in CIGS a zero ore e 172 impiegati allo stato per le esigenze connesse al completamento del programma la cui data di ultimazione è fissata al 15 gennaio 2024» [2].

Quindi: forza lavoro, capitale umano (come è uso chiamarlo da qualche tempo) completamente liquidato, tranne quei 172 dipendenti; mentre per i restanti 2.668 il destino è già segnato, perché scatterà il licenziamento alla scadenza della CIGS, fissata al 31 ottobre 2024. Contro questa vera e propria macelleria sociale, il Segretario generale della UIL Trasporti Claudio Tarlazzi è intervenuto richiamando il governo sulla necessità della ricollocazione di quei lavoratori nelle aziende nate dallo spacchettamento di Alitalia (cioè Ita Airways, Swissport e Atitech) o in altre del settore oppure «venga allungato il periodo di cassa integrazione per tutto il 2025, come avevamo già richiesto».

Se il settore del trasporto aereo vive forse una delle sue stagioni più nere, quello del trasporto su rotaia si caratterizza invece per una dinamicità produttiva, aiutata dai finanziamenti del PNRR, dove le grandi aziende fanno da traino per le piccole. É il caso del Distretto per le Tecnologie Ferroviarie (DITECFER) con sede a Pistoia, che con l'adesione di 57 aziende, 30.000 dipendenti e un fatturato di 4 miliardi, si pone come il distretto leader del settore ferroviario in Italia e fra i 16 più importanti in Europa. Fiore all'occhiello del Distretto è il treno Frecciarossa 1000, progettato e realizzato tutto a Pistoia.

Ma Pistoia e il suo Distretto ferroviario sono solo un'oasi nel quadro delle crisi aziendali che si sono da tempo aperte o che si stanno aprendo in Toscana, tanto per rimanere in Regione. Sono poco meno di 5 mila i posti di lavoro a rischio con 21 vertenze ancora da risolvere. Si va da quelle più piccole per numero di addetti coinvolti – come ad esempio le 8 maestranze della ditta dolciaria Ghiott – alla crisi delle acciaierie Jsw, ex Lucchini, di Piombino, dove sembra non si vedano spiragli per una soluzione che deve indirizzarsi verso «scelte inedite. In un tempo come quello in cui viviamo i vecchi schemi non funzionano più, non vi possono essere rendite di posizione, ci vogliono scelte valorose. Possono convivere e coesistere più partner industriali, ma questo è possibile se viene rimesso al centro l'interesse collettivo e pubblico» ricorda il Segretario generale della FIOM Toscana Massimo Braccini [3].

Ma è tutta la Penisola ad essere interessata dal vento della crisi, che coinvolge non solo le maestranze impiegate nelle aziende ma ovviamente anche i territori dove queste hanno sede. Ad esempio, già nell'ottobre scorso, la Regione Campania ha indicato al Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT) «tre poli di crisi complessa, in cui si rilevano crisi di medie o grandi imprese con seri effetti sull'indotto o gravi crisi di uno specifico settore industriale con elevate ricadute in termini di livelli occupazionali […]. Nelle aree di crisi complessa ricadono 24 comuni, per una popolazione totale pari a circa 680.000 abitanti» [4]. Cifre che si commentano da sole, tanto più perché con la definizione di «area di crisi complessa» si fa riferimento a problematiche di rilevanza nazionale, non risolvibili solo con risorse e strumenti messi a disposizione della Regione.

Altro esempio di crisi profonda, dagli esiti ancora incerti, è quella che attanaglia la ditta International Trading & Service srl di Melfi in Basilicata. Azienda di riferimento nella logistica dell'automotive, sono a rischio ben 103 posti di lavoro. A denunciare un paradosso, forse tutto italiano, sono le segreterie regionali Uiltrasporti, Fast-Fismic, Filt-Cgil, che hanno ricordato in un incontro come «nonostante la volontà da parte aziendale di voler ancora investire sul nostro territorio, avendo anche partecipato a varie gare di appalto per l'acquisizione di nuove commesse, la ditta ha comunicato di aver utilizzato tutti gli ammortizzatori sociali disponibili nel quinquennio mobile. L'ultimo periodo avrà conclusione il 21 gennaio 2024 mettendo di fatto a rischio occupazionale circa 103 lavoratori» [5]. Ora l'azienda, per la sua sopravvivenza, si attende un massiccio intervento della regione Basilicata e al contempo l'apertura di un tavolo di trattativa al Ministero con l'Amministratore del Gruppo Stellantis e le parti sociali.

Bisogna ricordare che l'Italia è il Paese in maggior ritardo in Europa rispetto alla gestione della transizione green, di questo importante settore che attualmente impiega oltre a 256.000 lavoratori diretti; pertanto, questa generale situazione di incertezza e scarsa visione di politica industriale potrebbe diventare il pericoloso detonatore per una crisi ben più profonda e forse irrecuperabile.

Cambia il settore industriale ma le crisi aziendali attanagliano anche la Sardegna. C'è necessità di mettere in sicurezza i lavoratori impegnati nelle vertenze che riguardano il polo industriale della Portovesme srl, la centrale dell'Enel ed infine la Syder Alloys per la produzione di alluminio. La criticità della situazione è riassunta nelle parole di Roberto Forresu della Fiom-Cgil del Sulcis: «Si dice che le produzioni del Sulcis, che non sono in crisi, sono strategiche ma l'Italia, che non rinuncia a queste materie prime, rinuncia poi a produrle in casa. Sono scelte che hanno risvolti a lungo termine e hanno portato ad una crisi sociale ed economica del territorio, con oltre 1.000 lavoratori con ammortizzatori sociali» [6].

In questo contesto, la regione che più di ogni altra si sta connotando come la più critica per le innumerevoli crisi aziendali è la Puglia. Irrisolta la spinosa vertenza della Natuzzi Salotti, la quale ha annunciato 750 esuberi, che tenterà di contenere riportando in Regione alcune attività decentrate in Romania. Stesso discorso può essere fatto per la Bosch di Bari che addirittura rischia di sparire quando verrà definitivamente abbandonato il motore diesel nel 2035, come annunciato.

E poi c'è l'ex- di Taranto che si somma alle già 50 crisi aperte in Puglia nel corso del 2023 che hanno visto coinvolti tra i 5 mila e i 6 mila lavoratori, molti dei quali salvi temporaneamente solo grazie agli ammortizzatori sociali. Il più grande polo siderurgico italiano, l'Ilva di Taranto appunto, rappresenta una matassa davvero complessa da districare a causa la molteplicità dei problemi dai quali è afflitta. Necessità di liquidità, prospettiva di sviluppo aziendale e infine urge una soluzione alle emissioni di gas tossici. Nell'ultimo incontro fra Governo e Arcelor Mittal, un vero braccio di ferro con l'azienda franco-indiana, non si è giunti a nessuna soluzione, perché di fronte alla volontà manifesta del Governo, attraverso Invitalia (agenzia nazionale per lo sviluppo interamente partecipata dal ministero dell'Economia e delle Finanze), di aumento del capitale sociale con il versamento di 320 milioni di euro per garantire quel minimo di continuità produttiva, c'è stato un secco “no” da parte di Arcelor Mittal all'assunzione di nuovi impegni finanziari. Una situazione di stallo estremamente preoccupante perché costringe l'acciaieria a lavorare a ritmi ridotti, con conseguente criticità della tenuta occupazionale dei 10.500 dipendenti; senza contare poi la precaria situazione in cui versano le 50 aziende dell'indotto, incapaci di onorare i contratti di lavoro dei dipendenti a causa dei mancati pagamenti dell'acciaieria. A tutt'oggi, l'unico scenario possibile sembrerebbe quello di una ricomposizione negoziata della crisi per evitare che i creditori possano aggredire il capitale sociale, mentre il Governo è alla ricerca di un nuovo partner industriale che possa sostituire l'azienda franco-indiana. Ma c'è anche chi si batte da anni affinché l'acciaieria venga chiusa una volta per tutte. Lo fa sin dal 2005 Alessandro Marescotti, insegnante e attivista ambientale tarantino che denuncia: «L'Ilva non può essere salvata. Taranto è già in stato di desertificazione, senza alternativa. É brutto dire ve lo avevamo detto, ma è così. La salvezza in città ce l'hanno solo le famiglie con sufficiente reddito per mandare i figli fuori. Bisogna formare il capitale umano, per un futuro senza acciaieria» [7]. Fu il coraggio di questo insegnante nel 2005 a denunciare la presenza a Taranto dell'8,8% della diossina industriale europea.

É questo un anno che si apre all'insegna di tante, troppe, crisi aziendali: sono quasi tutte riconducibili all'assenza di una vera e propria politica industriale, la quale da sempre, è doveroso dire, è assente nelle agende dei vari governi, che a volte l'hanno mistificata attraverso generosi finanziamenti a pioggia di scarsa utilità. É vero che le risorse materiali e finanziarie non sono illimitate; proprio per questo, bisognerebbe avere capacità e coraggio di convogliarle e concentrarle dove esiste una maggiore possibilità di riuscita commerciale e dove esse possono concorrere a risolvere i problemi sociali. Forse questo potrebbe avvenire se il governo attuale e quelli che si succederanno riusciranno a facilitare gli investimenti nella digitalizzazione delle imprese e nella ricerca di nuove fonti di energia rinnovabile.

Stefano Ferrarese   

[1] https://research.cerved.com/analisi/fallimenti-in-aumento-nel-secondo-trimestre-2023/, settembre 2023.
[2] Alfonso Abagnale, https://www.ansa.it/sito/notizie/economia/2023/12/02/alitalia-comunica-lavvio-delle-procedure-di-licenziamento_f4e17d75-71a5-4753-9dcd-08fffe558642.html, 2 dicembre 2023.
[3] https://t24.ilsole24ore.com/art/piombino-metinvest-e-danieli-al-tavolo-del-mimit-con-jsw, novembre 2023.
[4] https://www.regione.campania.it/regione/it/tematiche/magazine-imprese/campania-definite-le-aree-di-crisi-industriale-complessa-lepore-grande-opportunita-per-la-ripresa-produttiva?page=1, 6 ottobre 2023.
[5] https://www.quotidianodelsud.it/basilicata/potenza/economia/occupazione/2023/12/01/melfi-crisi-dellinternational-trading-service-a-rischio-103-posti-di-lavoro, 1 dicembre 2023.
[6] https://www.reportsardegna24.it/sardegna/sulcis-in-mobilitazione-servono-nuove-strategie-per-il-futuro/, 31 ottobre 2023
[7] Silvia Renda, https://www.huffingtonpost.it/politica/2024/01/12/news/politica_ilva_marescotti-14798037/, 12 gennaio 2024.

 

canale telegram Segui il canale TELEGRAM

-----------------------------

Newsletter Iscriviti alla newsletter

-----------------------------

Se sei giunto fin qui vuol dire che l'articolo potrebbe esserti piaciuto.
Usiamo i social in maniera costruttiva.
Condividi l'articolo.
Condividi la cultura.
Grazie

In this article