Il bianco e in bianco, se la purezza diventa vuoto

bianco
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Mettendo nero su bianco, chiudiamo il cerchio, e arriviamo all’ultimo colore dell’arcobaleno, proseguendo il nostro viaggio su altri lidi. Anche se il bianco è in qualche modo il primo dei colori, è ritenuto il non colore, detto colore acromatico, pur essendo, in realtà la somma dei colori, sintesi additiva di tutto lo spettro visibile o somma di tre colori primari come rosso, verde e blu. Prima che Newton elaborasse la sua teoria, si riteneva che fosse il vero colore e gli altri si formassero con l’aggiunta di qualcosa mentre poi si dimostrò il contrario, che il bianco fosse la sintesi e passando la luce bianca attraverso un prisma si scomponesse nell’arcobaleno. Eppure questo colore è citato spesso come l’alternativa al colore e in effetti, in generale, è lo ‘spazio’ nel quale l’essere rischia il vuoto.

Se, ed erroneamente, è considerato un colore neutro – il vero neutro è il grigio, ancor più del beige – è spesso squillante e accecante. Così è la perfezione assoluta, il simbolo della luce – la luce bianca – e, ad un tempo, quasi nulla nel suo essere impalpabile. Il bianco, ancora, è purezza e vuoto, quindi è vita per eccellenza e morte come assenza, a volte anche nel senso di non emergenza come il ‘codice bianco’ del pronto soccorso. In Moby Dick di Herman Melville è simbolo di morte e paura, è la balena assassina. Anzi il capodoglio. Anche nella tradizione cinese e indiana è simbolo di morte, del lutto e dei fantasmi. In Trois couleurs, bleu, blanc e rouge, la trilogia del polacco Krzysztof Kieślowski, Film bianco, del 1994, è il secondo ed è dedicato all’uguaglianza, nell’ambito della simbologia francese con i tre colori della bandiera che indicano, rispettivamente libertà, eguaglianza appunto e fraternità; e l’accento è su quel vuoto di un matrimonio fallito del protagonista, un parrucchiere polacco sposato ad una donna francese, legato all’impotenza di lui, associato a paesaggi desolati dove il bianco domina incontrastato.

Il bianco è anche segno di codardia come bene esprime l’idea di alzare una penna bianca e nei combattimenti di galli quello che ha una penna bianca sulla coda è segno di un incrocio inferiore. Agli inizi della Prima Guerra Mondiale nel Regno Unito le donne venivano invitate a consegnare agli uomini che non si arruolavano una penna bianca.
In natura il bianco della neve fu molto apprezzato dai pittori Divisionisti, basti ricordare i quadri struggenti di Giovanni Segantini, perché la rifrazione della luce e il suo legame con esso fu studiato a lungo in quel periodo. E certamente questa tinta ricorda il candore, quello di Biancaneve, della pelle bianca, quale simbolo di innocenza e nobiltà; della pulizia che non a caso si lega alla biancheria, tradizionalmente bianca. Tra l’altro, come il nero, è insieme simbolo di calore perché di vita sebbene la luce bianca sia fredda e il bianco protegga dal calore solare, rifletta luce e caldo senza assorbirlo. D’altronde già Aristotele annoverava la neve tra quelle sostanze fredde ma generatrici di calore, proteggendo il terreno dal gelo invernale e scaldandolo, fertilizzandolo per prepararlo alla primavera. Se questa tinta è un auspicio, vero è che una ‘notte in bianco’, ‘andare in bianco’, ‘consegnare in bianco’, un ‘matrimonio bianco’, sono espressioni di resa, sconfitta, di vuoto, basti pensare all’espressione ‘alzare bandiera bianca’. È infatti il colore che annulla tutto per la protagonista del romanzo Le vite nascoste dei colori (edito da Einaudi) di Laura Imai Messina.

Tra l’altro si fa presto a dire bianco perché gli Inuit che vivono in un ambiente prevalente bianco, ne percepiscono sfumature funzionali e non solo estetiche che ad esempio rimandano allo spessore del ghiaccio e danno loro dei nomi. Curiosamente è il colore non colore di ciò che dà sapore: sale e zucchero ed è il colore del primo cibo di un essere umano, il latte. Tra l’altro questo è una della quattro sostanze sacre per il Talmud, insieme al vino, al miele e alla rosa. Riflettendo è anche simbolo di vita come bianco e il pane bianco è considerato un lusso anche se bianco propriamente non è. Non solo, è il colore che identifica il Mediterraneo che è blu solo per la riva nord, è la Grande Bleue per i Francesi, ad esempio ma per molti è bianco come per i Turchi e per gli Arabi che lo chiamano “il mare bianco di mezzo”, pensando alla spuma del frangersi delle sue onde e al sale.

In natura è associato oltre che alla neve come accennato e quindi agli alberi coperti di neve, ad alcune pareti rocciose, in particolare calcaree; alle nuvole; ai fiori (tipicamente gelsomino, calle, camelie e gardenie) o all’effetto mimesi con neve e ghiaccio negli animali come ad esempio l’orso polare oppure al fenomeno dell’albinismo, quindi ad un difetto che causa la mancanza del pigmento, pensiamo ai leoni albini o all’elefante bianco che in passato era considerato molto prezioso e offerto come regalo a re e principi.

Per quanto riguarda l’essere umano poi il bianco è una tipologia di razza e avere la pelle bianca per molto tempo nella civiltà europea è stato simbolo di purezza, di bellezza e di nobiltà perché solo chi viveva a contatto con la terra si scuriva. In generale in Europa il bianco va in realtà dal rosa al marrone chiaro e risponde al fenotipo che in America è chiamato caucasico. In generale il bianco costituisce qualcosa di eccezionale in positivo o anche in negativo perché in alcune popolazioni africane gli albini sono ritenuti maledetti e perseguitati.

Nell’arte è considerato legato all’istituzionalità, regalità e soprattutto sacralità; nell’arte africana ad esempio è considerato il simbolo della vita eterna. Il Cristo è identificato con l’Agnello bianco che per altro è il simbolo del superamento dei sacrifici umani nelle tre religioni del libro; è ancora il Cristo vincitore appare in una veste bianca luminosa. Così il marmo, segnatamente, il bianco statuario di Carrara è da sempre il marmo prezioso per le grandi opere scultoree e religiose e anche la moschea di Abu Dhabi è stata realizzata con esso. La maggior parte delle chiese neo classiche sono infatti bianche.

Per quanto riguarda la politica, è il colore della monarchia in Francia, mentre tra le due guerre mondiali, è considerato simbolo di conservatorismo in antitesi al rosso dei comunisti o anche della dottrina della Chiesa e non è un caso che la Democrazia Cristiana fosse chiamata la ‘balena bianca’. D’altronde i Bianchi e Neri, erano Guelfi e Ghibellini che parteggiavano rispettivamente per il Papa e l’Imperatore nella Firenze dell’epoca di Dante e l’associazione del bianco in politica ad una visione legata alla sfera religiosa si conserva nel tempo. Sicuramente è un colore spesso associato alla sacralità come nel caso dell’abito da sposa nei matrimoni occidentali attuali e in Giappone; nella liturgia cattolica, dove è simbolo gioioso e festivo per i paramenti liturgici nel tempo d i Natale, per la Pasqua, per la celebrazione dei santi non martiri, per celebrare battesimi e matrimoni.

Già nell’antico Egitto, dov’era associato al culto di Iside, e a Roma le sacerdotesse indossavano vesti bianche e le toghe dei Romani bianche esprimevano la cittadinanza. Le mummie erano fasciate di bianco. Zeus era legato al bianco perché nutrito dal latte della capra Amalthea. Nell’islam di bianco sono vestiti i pellegrini. Nell’Apocalisse di Giovanni, cap. 7, vv. 13-14 dove questo colore è il simbolo della purezza ottenuta con il sacrificio fino al martirio si legge “Poi uno degli anziani mi rivolse la parola, dicendomi: “Chi sono queste persone vestite di bianco e da dove sono venute?” Io gli risposi: “Signor mio, tu lo sai”. Ed egli mi disse: “Sono quelli che vengono dalla grande tribolazione. Essi hanno lavato le loro vesti, e le hanno imbiancate nel sangue dell’Agnello.” Anche nel Taoismo il bianco che rappresenta lo yang, l’energia maschile, riveste una grande importanza, formando, insieme con lo yin – energia femminile associata al colore nero – la coppia delle due nature complementari dell’universo. Se in cromoterapia è utilizzato per indurre calma e soprattutto libertà, allontanando il senso di solitudine, è vero che dev’essere dosato, perché un ambiente prevalentemente bianco può conferire sensazione di ariosità ma anche di claustrofobia ed è il motivo per cui nella sanità il colore è sempre più presente. Può esprimere una protesta pacifista come il ‘nastro bianco’, simbolo della lotta contro la violenza sulle donne.

Nel gioco è il colore dei ‘pezzi’ di uno dei due avversari in giochi di strategia come il ‘go’, gli scacchi o la dama. Infine il nome bianco, deriva dal germanico blank, essendo venuto meno il latino albus di cui restano numerose tracce nei nomi derivati o correlati come album, albume, albino, alba.

Ilaria Guidantoni

 

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