Il calcio ai tempi della Super Lega

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La prossima finale di Champions League, sabato 29 maggio, verrà giocata tra il Manchester City e il Chelsea. Tra l’altro, per uno scherzo del calendario, le due si sono trovate di fronte durante l’ultimo turno di campionato, ovvero solo dopo pochi giorni avevano saputo di doversi contendere il maggiore trofeo internazionale nella finale di Istanbul (per la cronaca ha vinto il Chelsea 2-1 fuori casa). Il fatto che vi siano arrivate due squadre inglesi non è per nulla casuale, soprattutto nell’anno della pandemia, le cui conseguenze economiche hanno toccato, eccome, anche il fantasmagorico mondo dorato del calcio superprofessionistico. Gli inglesi, più in generale i britannici, non a caso sono i primi ad uscire, seppur lentamente, dal lockdown sociale, libertà che via via si applicherà anche alle grandi manifestazioni in presenza, a cominciare dal ritorno dei tifosi sugli spalti degli stadi.

Tuttavia, il trionfo del calcio inglese per club, è frutto di diversi fattori, in un cammino di ripresa che, nelle ultime stagioni, lo ha sempre visto protagonista. Gli inglesi hanno di fatto sostituito l’egemonia spagnola: Real Madrid e Barcellona in Champions, ma anche il Siviglia in Europa League. Oggi le società di calcio, suddite della Regina, possono infatti contare su risorse economiche e finanziarie pressoché illimitate; il marchio della Premier League rappresenta, globalmente, un richiamo enorme per grandi investitori da tutto il Mondo. Al punto che anche l’aspetto della divisione dei diritti televisivi, sicuramente più equa che in altri paesi, diventa una variabile, un fattore del tutto marginale, se confrontato con gli sterminati investimenti stranieri.

Manchester City Premier LeagueProprio il Manchester City e il Chelsea sono, guarda caso, le due società che più hanno speso nelle ultime campagne trasferimenti dei calciatori. Per la squadra di Manchester, proprietà dello sceicco arabo Mansour, è un’abitudine “annuale” cercare di avere in rosa i migliori calciatori del globo, o almeno quelli che il proprio allenatore, negli ultimi anni Pep Guardiola, ritiene più funzionali e utili al suo gioco. A questi vengono offerti contratti sempre più “impossibili”, creando inoltre anche un effetto di “accumulo” di campioni, molti dei quali, un anno indispensabili si ritrovano, la stagione seguente, “panchinari” di lusso, come ad esempio Gabriel Jesus, acquistato nel 2017 per essere il centravanti titolare ma, negli ultimi tempi, utilizzato spesso come “subentrante”. Fatto sta che, dal 2008, anno di entrata di Mansour nel calcio inglese, le spese totali ammontano a quasi 2 miliardi di euro: una cifra assolutamente clamorosa e per quasi tutti irraggiungibile.

Chelsea Premier League calcioAnche il Chelsea, del magnate russo Roman Abramovich, non è da meno e, soprattutto nell’ultima sessione estiva di calciomercato, ha fatto una campagna acquisti faraonica.
Nelle ultime settimane, in cui tutti i settori economici, calcio compreso, cercano di pianificare la ripartenza post-Covid nel nome della “sostenibilità”, certamente la presenza di società che possono invece continuare a realizzare investimenti enormi e incontrollati, diventa un serio problema di equilibri. Di conseguenza per tutti gli altri campionati diventa pressoché impossibile anche solo pianificare una programmazione nel breve.
Non è dunque casuale che, qualche settimana fa, dodici squadre europee, tra cui Juventus, Milan e Inter, abbiano lanciato l’idea di coinvolgerne sei inglesi nella “Super Lega”. L’obbiettivo, tutto finanziario, era chiaro: creare un nuovo marchio “collettivo”, la “SuperLeague” appunto, in grado di attirare investimenti da tutto quel mondo economico interessato a sposare e sostenere il progetto.

Il confronto diretto, a cui queste squadre guardavano, è ovviamente l’altra grande competizione “privata”, ma allo stesso tempo popolare, del Mondo occidentale, ovvero l’NBA americana. E’ un dato di fatto che, soprattutto i campionati nazionali, stiano perdendo sempre più appeal, ad eccezione proprio delle Premier inglese. E per avere argomenti veramente validi da contrapporre ai club “ricchi” promotori della Super Lega, bisognerebbe ripensare seriamente e in chiave più moderna, innanzitutto proprio all’organizzazione dei tornei nazionali. Ad esempio, oggi la Serie A italiana soffre ancora di un becero campanilismo, alimentato troppo spesso da presidenti-padroni che, nelle loro tante attività, forse trascurano proprio il calcio.

È assolutamente necessario che questo sport resti popolare e comunque nei ranghi della competitività su una base meritocratica assoluta. Ma certamente questa giusta causa di sport non può continuare ad essere sbandierata ad orologeria proprio da coloro che, negli ultimi tempi, ne hanno sancito l’attuale situazione di oggettiva difficoltà. Innanzitutto le varie Federazioni che ad esempio hanno creato regolamenti che però, stranamente, hanno impiegato solo di rado, oppure hanno modificato e interpretato senza un criterio comune. Ne è un esempio il cosiddetto “fairplay” finanziario, oppure il “protocollo” Covid, di fatto mai seriamente applicato nel campionato italiano

Oggi probabilmente la Super Lega è destinata a scomparire prima ancora di essere presentata, anche per il pronto, minaccioso intervento della UEFA che ha annunciato pesanti conseguenze e provvedimenti per i promotori. Lo stesso organo del calcio europeo, tuttavia, continua a permettere appunto una diffusa inapplicabilità dei regolamenti da lui stesso promulgati. E non è da meno l’Italia, dove vengono prese nelle stesse ore decisioni per lo meno contraddittorie, se si pensa alla nuova formula della Coppa nazionale, dalla quale a partire dal prossimo anno sono state escluse tutte le squadre delle categorie inferiori alla Serie B.

Insomma, il mondo del calcio superprofessionistico continua nelle sue incertezze e nelle sue posizioni di comodo, in attesa che si riprenda una vita normale almeno per i tifosi. Loro si, sempre pronti a sopportare di tutto per una passione sportiva ma a volte anche culturale.

Cristiano Roccheggiani

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