Il cambiamento climatico è ora, non nel 2050

riscaldamento globale siccità
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Una rondine o due non fanno primavera. La notevole affermazione dei Verdi e della sua giovane leader Katharina Schulze nelle elezioni in Baviera o l’ennesimo giravolta di Trump che in un’intervista concessa ieri alla CBS, ha detto che il riscaldamento globale non è una bufala inventata dai cinesi, non dicono nulla sulla guerra ai cambiamenti climatici.

Le leadership economiche e politiche non hanno messo in piedi nessun programma definitivo per fare quei passi giusti e arrestare il riscaldamento del pianeta, anche perché lo si inquadra e lo si lascia vedere anche ai cittadini nel nostro futuro. No è un maledetto problema del presente.
Occorrono delle decisioni radicali, rivoluzionarie che mettano il rispetto dell’ambiente come parametro cardine per la valutazione e il via libera alle principali attività produttive. Un esempio: il profitto, la solidità patrimoniale e la solvibilità finanziaria, nelle analisi di un’azienda devono contare meno del 50% rispetto all’impatto ambientale e al rispetto della vita delle persone. E a questo proposito la risposta non è la foglia di fico della Corporate social responsability. Questa come impostazione di base.

Nel frattempo, per aggredire le cause del cambiamento climatico,  bisogna fare in modo che, in tempi brevissimi, tra il 70% e l’80% dell’energia prodotta venga da fonti rinnovabili, mentre bisogna tornare indietro al 2000 per le emissioni industriali; passare dall’attuale previsione al 2050 di un 5% di mobilità sostenibile ad una forchetta tra il 35% e un 65%; più che dimezzare il consumo energetico delle abitazioni entro il 2050.

Queste sono delle azioni previste per quest’urgenza drammatica che è stata ulteriormente spiegata dal rapporto speciale del Gruppo intergovernativo sui cambiamenti climatici (IPCC), commissionato nell’aprile del 2016 dalla Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici (Unfccc). Lo stesso rapporto spiega che 1,5° gradi di aumento medio della temperatura terrestre avverrà già nel 2030. Altra conclusione dello studio è che la temperatura media del decennio 2006-2015 è cresciuta di 0,87° rispetto al decennio pre-industriale (1850-1900).

Il riscaldamento colpirà più le aree dei poli e limitrofe dove, a fronte di 1,5° medio, la temperatura sta salendo verso i 3 gradi con la conseguenza di un imponente scioglimento dei ghiacciai e un corrispondente innalzamento del livello del mare (tra i 20 e i 77 cm entro il 2100); anche i danni alla biodiversità e alle popolazioni rivierasche, in particolare per gli abitanti delle isole più piccole sono altre conseguenze del cambiamento climatico. Si accentueranno gli eventi estremi, dalla siccità alle inondazioni.

A questa urgenza è collegata la questione delle migrazioni. Solo nel 2016, secondo l’Organizzazione Meteorologica Mondiale, «23 milioni e mezzo di persone si sono dovute spostare dal loro territorio a causa degli effetti del cambiamento climatico» e la Federazione internazionale delle Società della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa (FICR) ha verificato che «delle 110 emergenze sulle quali la intervenuta nel corso del 2017, almeno la metà sono collegate ai cambiamenti climatici» [1].

Per mettere in campo tutte le iniziative necessarie non occorrono nemmeno quantità esorbitanti: la stima è di un 2,5% del Pil mondiale di investimenti. Inoltre ci sarebbe una ricaduta notevolissima sulla crescita, anche dell’occupazione.
Pasquale Esposito

[1] Francesco Rocca, “Il cambiamento climatico è già qui. Adattiamoci”, https://www.huffingtonpost.it/francesco-rocca/il-cambiamento-climatico-e-gia-qui-adattiamoci_a_23558029/, 11 ottobre 2018

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