Il caos in Europa: due vertici contro

bambini rifugiati
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Matteo Salvini ha dichiarato: «Orbán [premier ungherese, ndr] ha ragione sulla protezione delle frontiere esterne, torto quando l’Italia viene lasciata sola». Questa frase potrebbe spiegare il senso della palude nella quale si è infilata l’Europa che da anni non da risposte strutturali ai flussi migratori. Salvini ha più volte dichiarato simpatia per le posizioni di muro contro muro sui migranti espressa dal governo ungherese e di tutto il gruppo Visegrad (Ungheria, Polonia, Slovacchia e Repubblica Ceca), ma poi questi stessi governi non ne vogliono sapere delle richieste italiane soprattutto sul tema della redistribuzione in tutta l’Unione dei rifugiati arrivati in Italia.

A meno di una settimana dal Consiglio europeo del 28-29 giugno, il Presidente della Commissione Jean-Claude Juncker ha convocato per domenica a Bruxelles una riunione di lavoro informale sui temi della migrazione e dell’asilo dove saranno presenti i maggiori paesi con Angela Merkel e Emmanuel Macron in testa alla ricerca di un compromesso. Ma la Cancelliera è sotto scacco del ministro dell’Interno, Horst Seehofer che vuole bloccare e rimandare indietro i migranti provenienti dai luoghi di primo arrivo. Di fatto si tratterebbe di impedire la libera circolazione (Shengen) delle persone e quindi scardinare uno dei principi europei. Se il ministro Seehofer non dovesse essere accontentato il rischio concreto è una crisi di governo in Germania.

La prima delle soluzioni che circolano è quella della chiusura dei confini esterni all’Europa il che significa una polizia di frontiera fatta di Guardia costiera Ue e 10.000 uomini. Altro passaggio è quello di apertura di campi ONU in Africa dove si raccoglierebbero i migranti e dove si deciderebbe chi ha lo status di rifugiato per entrare in Europa e chi verrà rispedito al mittente. Come ha fatto l’Ungheria il migrante economico è fuori da ogni possibilità?

Soluzioni molto costose, la seconda anche di difficilissima realizzazione e nella sostanza non risolverà il problema visto che nessuna delle cause viene rimossa. E comunque andrà rivisto il Trattato di Dublino per far si ché avvenga una redistribuzione obbligatoria verso tutti gli Stati.
Nel frattempo domani a Budapest si svolge una riunione dei leader del Gruppo Visegrad insieme il cancelliere austriaco Sebastian Kurz che avrà la presidenza europea dal primo luglio. Tutti come dicevamo sono per politiche di sbarramento e non vogliono sentir parlare di redistribuzione.

La verità è che tutti voglio una soluzione che tenga lontano chi è alla ricerca di una vita migliore. Se una soluzione verrà trovata sarà una simile a quella trovata da Minniti con la Libia. E sappiamo cosa accade.
Pasquale Esposito

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