Il “Capitale del XXI secolo”: lotta di classe con la patrimoniale?

il capitale nel XXI secolo thomas Piketty
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Un nuovo teorico marxista si affaccia all’orizzonte? Chi è il neocomunista francese che raccoglie l’eredità di Karl Marx? In realtà non si tratta di un comunista rivoluzionario. E neppure di un economista di scuola marxista,  si tratta  dell’economista neokeynesiano  (infatti propone riforme fiscali senza mettere minimamente in discussione l’economia di  mercato)  francese Thomas Piketty .

Il Capitale nel XXI  secolo” è il suo libro, edito  in America in Aprile e definito dal New Yorker un libro che non si  può ignorare se si vuole  uscire dalla crisi.
il successo del libro presso gli “opinion leader “ anglosassoni ( un anno fa in Francia era stato accolto più tiepidamente), non è da collegare a  simpatie cripto marxiste perché ci troviamo di fronte a un’analisi economica approfondita  che cerca di dimostrare che la crisi del capitalismo è grave e sembra irreversibile, con un’economia e un mercato del lavoro e una mancanza di mobilità sociale, molto vicine a quelle del  diciannovesimo secolo. Le possibilità, per chi non nasce ricco, di diventarlo, si  fanno sempre più esili per le scarse opportunità offerte dal sistema socio-economico.

Il libro di Piketty non è semplicemente una rivalutazione del marxismo ma il semplice riconoscimento che la dialettica tra liberalismo e marxismo ha permesso,  nel XX secolo, una significativa crescita economica ma  anche di moderare gli egoismi del sistema capitalista  sbilanciato sul perseguimento di obiettivi individuali sempre più  eccessivi e incontrollati. Così  almeno nelle economie occidentali è nato un sistema economico socialmente equilibrato.
Negli anni ’90 col crollo del comunismo e l’affermarsi di politiche economiche, riconoscibili direttamente o indirettamente come Reaganismo e Tatcherismo,  hanno prodotto politiche sociali sempre più squilibrate e l’affermarsi di un liberalismo selvaggio. Le politiche sono continuate fino ad oggi (anche nei brevi periodi dei governi di sinistra in Europa).
Questo  ha  favorito solo chi è al top della catena sociale, una nuova classe di “super ” imprenditori, artisti,  sportivi famosi , autori, manager e simili. Tutti questi hanno la possibilità di acquisire e trasmettere ricchezze e potere alle prossime generazione, questo inevitabilmente cristallizzerà  i ceti dominanti e bloccherà l’ascensore sociale (club dello sperma fortunato nella definizione di Warren Buffet). Si è così intensificata la tendenza a riprodurre sempre più la società aristocratica tipica del diciannovesimo secolo, dove la ricchezza e il potere venivano tramandati di padre in figlio per il semplice effetto dell’eredità, senza, o comunque con pochissima incidenza, del merito individuale.
Il premio Nobel Krugman dice che proprio questo è il punto che rende il libro di Piketty diverso dalle denunce sulla disuguaglianza fatte già da altri economisti, questa affermazione demolisce alcuni miti dei conservatori (americani e non solo) come quelle che la grande ricchezza che dovrebbe arridere a chi la sa guadagnare e meritare. Pikkerty , infatti, ribadisce con forza che quando il rendimento del capitale è stabilmente sopra il tasso di crescita, il patrimonio ereditato supera il patrimonio costruito in una vita di lavoro  come testimoniano le varie classifiche che mostrano molto spesso ai primi posti eredi di patrimonio immobiliare (come i Grosvenor in GB, proprietari  di Mayfair e Belgravia dal 1760).
Negli anni Cinquanta, in USA la media delle paghe dei dirigenti di primo livello era circa venti volte quello del lavoratore medio della loro azienda. In questi giorni, in aziende Fortune 500, il rapporto di retribuzione capo/operaio è più di duecento a uno, e molti ambiscono di  fare ancora meglio. Nel 2011, in Apple, Tim Cook ha ricevuto 378 milioni di dollari di stipendio, ed altri benefici, 6.258 volte il salario di un dipendente medio di Apple. Un lavoratore Walmart guadagna meno di venticinquemila dollari l’anno, mentre Michael Duke, ex amministratore delegato, è stato pagato più di 23 milioni di dollari nel 2012. In Italia con consumi e occupazioni in crisi lo stipendio medio della dirigenza delle Banche (che denunciano esuberi e chiudono sportelli) ha raggiunto le 61  volte quello dello stipendio dell’impiegato medio.   La tendenza è sempre più evidente. Secondo un recente rapporto di Oxfam, le  ottantacinque persone più ricche nel mondo (Bill Gates, Warren Buffett e Carlos Slim ecc.) detengono  più ricchezza rispetto ai circa 3,5 miliardi di persone che compongono la metà più povera della popolazione mondiale. Piketty prevede catastrofi se il problema delle diseguaglianze non verrà risolto, tensioni sociali manifestazioni e anche violenza politica nelle strade.
La proposta per superare questa terribile situazione è  tassare le grandi ricchezze a livello globale e planetario:  patrimonio e successioni con aliquote marginali fino all’80%,  mega tasse patrimoniali sulla parte “alta” della piramide della ricchezza. Dalla sperequazione dei redditi  alla concentrazione della ricchezza nelle mani dei pochi, l’analisi delle serie storiche presentate (Piketty parte addirittura dall’anno mille) conferma come soltanto un sistema di tassazione che colpisce soprattutto  ricchi e ricchissimi, sia in grado di riequilibrare il meccanismo economico. In pratica questa è un’impresa molto complessa  a causa dei  paradisi fiscali ma la legislazione deve e può bloccare o penalizzare i potenziali evasori.
Su questo punto iniziano a fioccare le polemiche. In America “panico” dei conservatori,Tea Party e dei democratici di destra e sgomento per le possibili posizioni riformiste radicali.  Mr. Pethokoukis, dell’American Enterprise Institute, sconsiglia alla lettura del libro, perché potrebbe incitare alla “lotta di classe” e “deviare il percorso nel quale le future politiche economiche devono essere condotte” . Altri additano linguaggio marxista.
Krugman  risponde in modo sarcastico  “Il Capitale di Piketty  può essere definito filo-marxista, ma solo se il semplice menzionare le disuguaglianze è sufficiente a definire qualcuno un marxista. Del resto, si sa che in America non esistono classi!“.
Il Wall Street Journal si spinge persino oltre, e parla di stalinismo. Qualcuno afferma che  tassare le ricchezze non sul piano reddituale ma su quello patrimoniale non è nemmeno marxismo ma è puro leninismo.

La proposta alternativa è la solita: abbassare le tasse (soprattutto ai ricchi)  e diminuire la spesa pubblica (gli sprechi!) e il debito pubblico. Concetti che ci hanno portato dove siamo adesso  in Europa, teorie che non fanno i conti  con l’incredibile mole di dati e fatti, che per  Piketty dovrebbero dimostrare la dannosità delle teorie economiche dei conservatori .
L’edizione americana insomma, non ha deluso le aspettative.
Per Paul Krugman: i dati di Piketty e Saez dimostrano  che i “ricchissimi” sono in ottima salute nonostante le difficoltà economiche che continuano ad assillare buona parte degli americani. Anzi, lo 0,01 per cento più ricco, nel 2012 ha guadagnato di più di quello che guadagnava nel momento di massima espansione della bolla speculativa. I nuovi dati offrono anche l’opportunità di mettere in evidenza un fatto fondamentale, troppo spesso trascurato nel dibattito sulla disuguaglianza. Ed è sempre Paul Krugman, in un articolo  di qualche giorno fa sul NYT, intitolato “The Piketty Panic”, che dopo aver affermato che la politica accorda molta più attenzione al capitale che al lavoro, in un momento in cui il reddito di capitale si concentra sempre più in poche mani che ci dice che “Il Capitale del XXI secolo” è un libro straordinario: fra i tanti suoi pregi c’è quello di essere riuscito a integrare in modo efficacissimo la crescita economica, la distribuzione del reddito tra i fattori (capitale e lavoro) e la distribuzione del reddito individuale in un unico impianto teorico. E ancora: il fenomeno a cui stiamo assistendo è che oggi metà dello spettro politico, per riflesso condizionato, accorda molta più attenzione al capitale che al lavoro, in un momento in cui il reddito di capitale si concentra sempre più in poche mani (e si avvia sicuramente a concentrarsi in gran parte nelle mani di persone che hanno ereditato la loro ricchezza).
Anche un intervento di Jonathan Moreno sull’Huffington Post si  evidenzia l’imbarazzo di politici ed economisti  della sinistra moderata che dovrebbe derivare dalle teorie  di Piketty, nel momento in cui vedono totalmente sconfessati gli argomenti decisivi dell’ideologia neo-liberista adottata con entusiasmo. E che non si sono accorti della “lotta di classe dall’alto” [1] in atto dagli anni ’90.
Un avviso anche per Renzi e tutti gli esponenti della Sinistra Italiana che sempre con maggiore decisione stanno ricalcando le orme di Tony Blair. E forse anche per Hollande che non sembra aver notato più di tanto il libro di Pikkerty che è stato anche ex consigliere economico di Ségolène Royal.
Francesco de Majo

[1] definizione di Luciano Gallino che anticipa in qualche modo le tesi di Pikkerty

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