Il capitale naturale del Parco Nazionale in primavera

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Siamo tornati nel PNALM a primavera appena iniziata, ma con negli occhi e tutt’intorno gli stessi panorami dell’inverno. Manto nevoso importante ma strade percorribili in tranquillità. Il Parco accoglierà i turisti delle feste pasquali nella sua classica veste invernale. Sarà cosa apprezzata anche perché consentirà al capitale naturale di riproporsi presto, nei prossimi ponti di Aprile e Maggio, negli abiti più rigogliosi che madre natura riesca a confezionare.

Camosciara nel Parco Nazionale di Abruzzo Molise e Lazio
Camosciara nel Parco Nazionale. Foto Emidio Maria Di Loreto

Le nascite dei puledri sono iniziate, malgrado la coltre nevosa e le basse temperature sfidino le nuove vite ad una sopravvivenza che comunque risulterà vincente nella maggior parte dei casi. I branchi di cervi, forse meno numerosi del passato, sfoggiano un mantello fitto di peli resi brillanti dalla neve che vi si adagia e che gli conferiscono un aspetto da brillante corazza grazie ai riflessi della luce che colpisce i loro peli bagnati. È l’abito degli ungulati che si adattano ad affrontare il grande freddo.

Una cavalla con il suo puledro nel parco nazionale
PNALM, le prime nascite. Un puledro che sta sfidando la neve. Foto Emidio Maria Di Loreto

In quota il manto nevoso è alto e per questo, l’enorme schiera di naturalisti, appassionati, e turisti in genere, non manca di frequentare le valli nel tentativo di avvistare un selvatico. Ne trovi numerosi, alcuni curati negli abbigliamenti mimetici, dotati di camere con ingrandimenti potentissimi pure questi in materiale mimetico, accessori di gomma, metallo o neoprene atti a celare finanche il binocolo e bastone da montagna sul quale poggiare, per renderle ferme il più possibile, le ottiche. Altre presenze tradiscono meno cura in un abbigliamento rinforzato, quello detto a cipolla, che impaccia ma aiuta a sfidare le inclementi temperature mattutine o serali. Questo popolo è non meno interessato degli altri all’eventuale vista del predatore principe, il lupo. Per gli orsi invece, il grande predatore peculiare di queste terre, vi è ancora da attendere la fine del loro periodo di …inattività, più appropriato chiamarlo così rispetto ad un vero e proprio letargo. Tra qualche giorno però, appena le radure inizieranno a liberarsi della coltre nevosa, i primi maschi di orso potrebbero iniziare le loro fameliche scorribande alla ricerca di cibo dopo le astinenze del lungo inverno. Per le femmine, però, non sarà la stessa cosa, avendo cuccioli, speriamo numerosi in questa stagione, il tempo dovrà essere più clemente per lasciare loro la possibilità di qualche veloce incursione per recuperare del cibo e contemporaneamente non lasciar trascorrere troppo tempo tra una poppata e l’altra. Soprattutto gli orsi, se dovessero incontrare una stagione ricca di faggiola ( o faggina), il frutto del faggio che germoglia in Aprile, non avranno difficoltà a portare a conclusione la crescita e svezzamento della prole che nel frattempo sarà arrivata.

una cerva imbiancata da fiocchi di neve nel parco
PNALM. Una cerva sotto la nevicata. Foto Patrice Raydelet Pole Grands Prédateurs

A guardare questo numeroso popolo interessato al wild trovi rappresentata tutta la società: coppie, giovani o più attempate, intere famigliole in vacanza oppure in escursione premio, zoologi e naturalisti per professione o passione, fotografi e guide anche straniere con il logo della loro attività bene in vista. Qualcuno di questi naturalisti, pur di poter dare concretezza alla sua passione, ha trasferito la sua residenza nel parco, dove opera, vive e spende il suo tempo in quello che gli piace fare.
Arrivano nelle strade del Parco a bordo di semplici auto, anche piccoli furgoni magari con targa estera, suv pluriaccessoriati oppure piccole vecchie utilitarie a quattro ruote motrici che si muovono con disinvoltura nelle stradine mostrando una naturalezza e conoscenza che va presa come riferimento. I meno esperti magari seguono gli altri con malcelata nonchalance nel tentativo di avere maggiore probabilità di un incontro faunistico fortunato.
A dir il vero tra i frequentatori vi è una sana rispettosa competizione, difficile che si eviti di dare indicazioni su una zona ad incontri probabili, almeno su quelle più note. Difficile che durante le attese nelle zone di avvistamento non si racconti cosa sia accaduto la volta precedente, oppure non si elargiscano consigli su come raggiungere in Settembre l’arena dei combattimenti dei cervi nei pressi del Lago Vivo e sull’ubicazione del sentiero più fruibile. Alla fine risulterà più abile colui che posterà sui social la foto più meritoria, il video più esclusivo, quello che guadagnerà click e mi piace che conferiranno maggior importanza alla testata che lo ha pubblicato. Il più delle volte senza alcuna remunerazione.

una volpe tra gli arbusti nel par
PNALM. Volpe Foto Patrice Raydelet Pole Grands Prédateurs

Uno degli aspetti più positivi in queste esperienze è però cogliere negli occhi di alcuni dei più giovani  la bramosia, la frenesia, l’ansia dell’incontro che hanno sognato da quando, nelle prime ore della notte, hanno affrontato centinaia di km per essere su quel luogo all’alba. Intuisci della loro soddisfazione quando gli riferisci che da alcune mattine non è difficile incontrare uno dei branchi di lupi più numerosi mai censiti. Sembrano non avere nessun fastidio dell’attesa infruttuosa in una mattina con temperature che hanno superato la decina di gradi sotto lo zero; se ne stanno pazienti in attesa e cercano di risollevarsi quando gli si confida che, a chi scrive, manca un incontro da oltre quarantanni. Da quando cioè, giovane studente sui monti della Majella, si studiavano gli ultimi esemplari di lupo appenninico minacciati di estinzione. Adesso invece che gli incontri sono alla portata di tutti, può anche accadere che, stando in zona adeguata da qualche ora, abbandoni la postazione per poco, e durante la tua assenza passano sette lupi. Un chiaro segno che ribadisce di quanto sia necessario rinnovare i tentativi per poter fruire a pieno dei benefici che il capitale naturale può erogare. Ce lo conferma anche l’esercente di prodotti tipici con sede sulla strada a Villetta Barrea nel mentre ci prepara un ritemprante panico caldo con una sapida scamorza. Con il tempo clemente arrivano frotte di turisti pronti ad ammirare i cervi dai palchi imponenti, in questo periodo non ancora ricresciuti, che al mattino presto dai ricoveri notturni in riva al lago, si recano nelle pinete alte lungo i sentieri da loro tracciati lungo il fiume Sangro. Percorso inverso alla sera ed appuntamento fisso anche per questo evento, generalmente con spettatori più numerosi grazie agli orari meno impegnativi.

Quello del successo turistico del capitale naturale è però un argomento troppo importante per lasciarlo in poche righe. Incombe su esso un pericolo indotto per la fauna diventata confidente da atteggiamenti umani troppo buonisti. Anche la vicinanza alle grandi vie di comunicazione, che dovrebbero essere dotate di connessioni tra i territori che consentano alla fauna un attraversamento incruento, ed agli automobilisti viaggi in sicurezza, è una minaccia sempre più insostenibile.

Oltre questo popolo interprete del naturalismo di base, ve ne è un altro, per lo più sconosciuto a molti, che nella vita delle professioni non ha scelto di dare sfogo esclusivo alla sua passione ma si ritrova a conciliare l’escursionismo più tecnico ed impegnativo ad una attività da farmacista, ad esempio, oppure a quello del ristoratore o albergatore. Si avranno a seconda dei casi diverse necessità: quella di ridurre al minimo le uscite nel wild, per impegni tra alambicchi vari, e l’altra che unisce l’utile al dilettevole cioè professione a passione. In questo ultimo caso capita di accompagnare i tuoi clienti nelle escursioni a catturare immagini ed esperienze uniche, quelle solo per pochi, quelle del camoscio più impegnativo, destinate a rimanere tra i propri ricordi migliori da raccontare un giorno a chi verrà dopo.

Anche in questa passeggiata abbiamo dedotto che vivere il wild è bello, anche solo frequentarlo occasionalmente può essere appagante. Abbiamo riflettuto sulle opportunità che i parchi permettono alla conservazione ambientale ma anche sui rischi a cui sottopongono il capitale naturale prezioso che vi si amministra. Abbiamo visto riproporsi il vecchio nostro dilemma se sia sostenibile, comunque, indurre confidenzialità nella selvaticità delle specie in cambio di una più facile fruizione della loro presenza anche in termini di valutazione turistica dei luoghi. Non abbiamo trovato risposte definitive, anche questa volta, neanche facendo uso di tutto il buon senso di cui siamo capaci e di quello che ci ha circondato; restano le leggi che il capitale naturale ha, sta sempre a noi interpretarle correttamente e farne il miglior uso sostenibile nel loro rispetto. Questo potrebbe anche voler dire di dover a volte prendere delle decisioni impopolari, difficili ma pertinenti, come quelle da non trascurare nella vicenda della lupa di Sulmona che starebbe per mettere alla luce ibridi di lupo. Oppure per il lupo confidente gran frequentatore e fruitore di beni alimentari nel centro di Fara San Martino. Decisioni che non fanno audience ma che anzi scatenano le reazioni di un mondo troppo spesso falsamente buonista, attento al politically correct e combattuto fra la decisione di prevedere interventi cruenti sulla fauna, oppure incentivare misure di prevenzione la cui efficacia però avrebbero riscontri in tempi più lunghi. Speriamo però non finisca tutto nel non fare.
Emidio Maria Di Loreto

La foto di copertina è di Patrice Raydelet Pole Grands Prédateurs

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