Il capitalismo delle piattaforme, i consumatori e i cittadini

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Il capitalismo delle piattaforme è sotto osservazione da parte delle autorità politiche e giurisdizionali da tempo. Vedi la web tax in Francia e le discussioni in Europa sul tema. Arrivate anche multe salate come quella comminata a Facebook per 5 miliardi di dollari per violazioni della privacy. Negli Stati Uniti, come scrive Valsania su Il Sole 24 ore, la procuratrice di New York, Letitia James «ha annunciato il lancio di un’ampia crociata bipartisan coordinata con altre influenti autorità statali, sulla minaccia monopolistica posta dal leader dei social network Facebook. Lunedì è invece previsto l’annuncio formale a Washington da parte d’una quarantina di stati, capitanati dal procuratore generale repubblicano del Texas Ken Paxson, di un’indagine sulle pratiche del re dei motori di ricerca Google controllato da Alphabet». Tutto bene. Ma non basta. Perché le battaglie ruotano quasi esclusivamente intorno al consumatore e non al cittadino e non alla comunità detentori naturali di diritti. I giganti del web possono decidere delle esistenze di intere comunità e dei sistemi politici di governo della cosa pubblica. E questo va impedito, non basta multarlo.

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