Il Comandante e la Cicogna: il trionfo della leggerezza e della poesia sulla pesantezza del reale

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Se le statue potessero parlare, cosa direbbero di questo nostro paese che sta andando in rovina, una rovina non solo materiale, ma proprio interiore, morale, come se un cancro ne stesse divorando le radici rendendolo sempre più marcescente?

Un pensiero, questo di far dialogare le statue dei tanti personaggi storici che hanno contribuito a “fare” l’Italia, nato ricordando l’inizio di un film di Alain TannerJonas che avrà vent’anni nel 2000, in cui la statua di Rousseau recita una parte de Il Contratto Sociale – dice Soldini – ma anche pensato per conferire un tocco di leggerezza favolistica ad una storia che, pur portando alla luce le brutture odierne, vuole restarne al di sopra, mantenendo uno sguardo ironico, lucido e consapevole, ma non ancora completamente domato. Ed è proprio nelle statue quindi, quelle di Garibaldi, Leopardi, Verdi – situate in una città che volutamente non vuole essere riconoscibile più di tanto proprio a mantenere lo status di emblema dell’Italia tutta – nei loro sguardi indagatori che scrutano ed osservano la realtà dalla posizione privilegiata del loro piedistallo, ma soprattutto in Agostina, una cicogna – simbolo di rinascita – e nel suo sguardo lieve dall’alto – lieve e un po’ stranito, incapace com’è, forse, di comprendere le magagne terrene – che dev’essere cercata la chiave di lettura del film, il suo benaugurante messaggio di riuscire a mantenersi al di sopra di tutto, non per moralismo o per non volervi partecipare, ma per far sì che con le ali dell’immaginazione, non sporcate dalla melma del presente, si possa ancora sperare di volare verso un futuro diverso. Non si pensi quindi a Il Comandante e la Cicogna come ad un’opera moralizzante o moralizzatrice, ma semmai ad “un’operetta morale” (come la statua del Leopardi forse vuol suggerire) tesa a recuperare il senso di un qualcosa che è andato perduto, facendo ben attenzione a restare sempre nel segno di una levità giocosa, ariosa, all’interno di una cornice favolistica dai toni vagamente surreali e fantastici.

L’elemento giocoso e surreale – cui contribuisce anche una fotografia che ricorda i colori favolistici di Pane e Tulipani –  è calibrato con grazia all’interno di uno sfondo comunque realistico ed emerge nei tratti dei vari personaggi senza che però mai essi risultino poco credibili o dai tratti favolistici troppo accentuati. C’è Leo (Valerio Mastandrea nel ruolo ormai già collaudato di padre di famiglia), un idraulico rimasto vedovo di Teresa (Claudia Gerini), la quale gli appare tutte le notti, puntuale come un orologio, in cucina, intenta ad annusare un barattolo di caffè, il cui odore è tra le cose che più rimpiange della sua esistenza terrena; Teresa è una specie di fatina dai capelli turchini, come qualcuno ha giustamente notato, ma divertente e giocosa anziché seria e moralizzatrice come l’originale della favola collodiana, un’apparizione che porta leggerezza e conforto e che aiuta Leo a sostenere il difficile compito di dover allevare i due figli adolescenti, Maddalena ed Elia; quest’ultimo, Elia, è un ragazzino solitario che si prende cura di Agostina, una cicogna, e che stringe amicizia con Amanzio (Giuseppe Battiston), a sua volta un personaggio bizzarro che va in giro a compiere opere “moralizzatrici”, padrone di casa di Diana (Alba Rohrwacher), un’artista sognatrice e squattrinata, la quale, per guadagnare qualche cosa, accetta di lavorare per l’Avv. Malaffano (Luca Zingaretti); Malaffano è forse l’unico personaggio in cui il grottesco finisce per prevalare sul fantastico, corrotto ed egocentrico com’è, vero emblema della volgarità dei giorni nostri: rappresentante perfetto dei tanti figuri che purtroppo – attraverso le varie vicende di cronaca e politica –  danno il metro del livello di squallore e volgarità raggiunti oggi dal nostro paese, uno squallore che tocca la vita pubblica così come quella privata del singolo. Ciò che è interessante è che il risultato grottesco ottenuto da Soldini, grazie anche alla bravura recitativa di Zingaretti, non risulta affatto essere uno strumento retorico per ottenere un determinato effetto, ossia una caricatura, un’esagerazione per meglio evidenziare tramite la deformazione della lente di ingrandimento alcune caratteristiche, bensì appare quasi come  semplica riproduzione del reale:  come a dire che in fondo è il reale ad essere grottesco, ad aver raggiunto livelli di così macroscopica volgarità da risultare parodia di se stesso. Il riso amaro che ne scaturisce dura un attimo, non si fa in tempo ad incupirsi che subito la grazia degli altri personaggi provvede ad alleggerire i toni e a stemperare la volgarità implicita con la poesia di alcune sequenze che ricordano vagamente il cinema di Michel Gondry e che sono state girate interamente ricorrendo ad effetti speciali.


Il Comandante e la Cicogna ha il sapore di una storia corale fatta di incontri vagamente surreali, arricchita da statue parlanti, fantasmi che appaiono e scompaiono, personaggi un tantino eccentrici, ma sempre dotati di una profonda umanità e per questo mai esageratamente sopra alle righe, ognuno di loro parlante un dialetto diverso proprio a voler rappresentare simbolicamente l’intero paese e portatore di una propria visione del mondo eppure tutti, in qualche modo, capaci di reggere e mantenere quella coesione stilistica necessaria ad ottenere la giusta compattezza formale; e poi c’è lei, la cicogna del titolo, colei che invita lo spettatore a volare in alto, ad ergersi al di sopra di tutto, donando il giusto tocco poetico e la speranza nella possibilità di un nuovo inizio.
Credo che non sia facile riuscire a parlare dell’Italia di oggi senza scadere nel retorico e nel pedante, eppure Soldini ci è riuscito; è riuscito a raccontare la volgarità dei nostri tempi facendo prevalere la leggerezza e la poesia sulla pesantezza e lo squallore.

Rita Ciatti

Scheda del film

Titolo:  Il Comandante e la Cicogna – Produzione:  Lionello Cerri –   Genere: commedia  – Durata: 108′ – Regia: Silvio Soldini – Soggetto e Sceneggiatura: Doriana Leondeff, Marco Pettenello, Silvio Soldini  – Attori Principali: Valerio Mastandrea, Alba Rohrwacher, Giuseppe Battiston, Claudia Gerini, Luca Zingaretti –  Fotografia: Ramiro Civita– Costumi: Silvia Nebiolo – Suono:  François Musy–  Montaggio: Carlotta Cristiani – Musiche: Banda Osiris – Distribuzione: Warner Bros. Pictures Italia.

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