Il consumo di suolo e la cultura dell’ambiente

Consumo di suolo
history 4 minuti di lettura

I dati sul consumo di suolo in Italia che emergono dal rapporto Ispra – «Consumo di suolo, dinamiche territoriali e servizi ecosistemici. Edizione 2022» – sono inquietanti.

Il rapporto, giunto al suo nono anno e presentato qualche settimana fa, fotografa una situazione allarmante con poche e rare eccezioni in alcune regioni o piccole aree comunali.

Le fotografie satellitari che corredano il dossier sono, in alcuni casi, di forte impatto perché capaci di rappresentare con immediatezza la brutale trasformazione di immense aree ancora libere. Nel corso di tre anni, le immagini – facciamo riferimento – come esempio – a quanto accaduto nella zona di Novara per la realizzazione di un polo logistico – ci mostrano la completa trasformazione di un’area di ben 23 ettari.

L’attenzione al territorio e all’ambiente, considerando anche i continui moniti sull’impatto antropico e le sue conseguenze sulla vita sul pianeta, non sembrano in grado di indurre un approccio diverso e davvero innovativo rispetto al consumo di suolo. Negli ultimi anni, seguendo i dati messi a disposizione nel Rapporto, con riferimento a quanto emerso nel 2021, il consumo di suolo nella nostra penisola, non solo non trova alcun freno con adeguati interventi legislativi, ma tende ad aumentare con una media di circa 19 ettari al giorno che costituisce il valore più alto negli ultimi dieci anni.

Se poi l’analisi si estende nel tempo, il nostro territorio ha subito modifiche devastanti con la perdita di circa 1153 kmq di suolo naturale o seminaturale. Negli ultimi dieci anni, ci ricorda il dossier, gli interventi si sono determinati a causa principalmente dell’espansione urbana e delle sue trasformazioni collaterali che, rendendo il suolo impermeabile, oltre all’aumento degli allagamenti e delle ondate di calore, provoca la perdita di aree verdi, di biodiversità e dei servizi ecosistemici, con un danno economico stimato in quasi 8 miliardi di euro l’anno.

Il rapporto parte, infatti, da un dato che non può essere sottovalutato e da una riflessione quasi amara: “Il consumo di suolo, con le conseguenze analizzate approfonditamente in questo rapporto, non solo non rallenta, ma nel 2021 riprende a correre con maggiore forza, superando la soglia dei 2 metri quadrati al secondo e sfiorando i 70 chilometri quadrati di nuove coperture artificiali in un anno, un ritmo non sostenibile che dipende anche dall’assenza di interventi normativi efficaci in buona parte del Paese o dell’attesa della loro attuazione e della definizione di un quadro di indirizzo omogeneo a livello nazionale“.

Un’osservazione, riportata nel dossier, appare quanto mai singolare e significativa: anche nelle aree in cui la densità abitativa tende a diminuire per un decremento della popolazione, il consumo di territorio e di suolo non conosce un decremento e, in maniera quasi paradossale, ad esclusione di piccole realtà, tende ad aumentare: “il suolo consumato pro capite aumenta in un anno di 3,46 m2, passando da 359 a 363 m2/ab. Questa tendenza ha fatto sì che la copertura artificiale di suolo sia giunta al 7,13% del territorio, rispetto ad una media europea pari al 4,2%.

I valori più alti di suolo consumato si hanno in regioni come la Lombardia, la Campania e il Veneto; per quanto riguarda le province ai primi posti di collocano Roma, Napoli e Brescia. Il rapporto si sofferma poi sulle singole realtà a livello regionale, provinciale e comunale mostrando un andamento che sembra riguardare l’intero panorama nazionale senza particolari distinzioni.

Le opere previste nel PNRR costituiscono un altro motivo di preoccupazione rispetto al consumo di suolo nel nostro paese. A quanto pare, a parte i facili interventi di facciata e alle promesse dell’immediato, sarà necessaria una svolta profonda nella nostra cultura dell’ambiente e della sua salvaguardia.

Antonio Fresa

Per saperne di più

https://www.isprambiente.gov.it/it/events/presentazione-del-rapporto-nazionale-201cconsumo-di-suolo-dinamiche-territoriali-e-servizi-ecosistemici-edizione-2022201d

 

 

 

 

newsletter mentinfugaIscriviti alla newsletter

-----------------------------

Se sei giunto fin qui vuol dire che l'articolo potrebbe esserti piaciuto.
Usiamo i social in maniera costruttiva.
Condividi l'articolo.
Condividi la cultura.
Grazie

In this article